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CINEGATTO: WONDER WOMAN 1984

L’eroina dei fumetti DC torna con il sequel di Wonder Woman, nel nono film del DC Extended Universe ancora una volta diretto da Patty Jenkins e interpretato da Gal Gadot. Tora anche Chris Pine.


Scheda Film


Diana Prince, alias Wonder Woman, vive tra noi ancora negli anni 80, salva persone in pericolo e sventa crimini cercando di restare il più possibile in incognito. Lavora nel campo dell'archeologia, dove si ritrova a collaborare con Barbara Minerva. Un antico cristallo entra in contatto con loro e successivamente con l'imprenditore e truffatore Max Lord, prossimo a cadere in disgrazia. In seguito all'interazione con la pietra, a tutti loro accadono eventi inspiegabili: Barbara trova sicurezza di sé e sviluppa una forza sovrumana; Max Lord sembra capace di avverare i desideri degli altri; Diana infine ritrova l'amato Steve Trevor, morto molti anni prima e in possesso del corpo di un altro uomo. Ma bisogna stare attenti a quel che si desidera, soprattutto quando potrebbe avverarsi...
 
WONDER WOMAN 1984

Mi diverte molto immaginare i vertici della DC Entertainment che, dopo il successo del primo Wonder Woman di Jenkins del 2017, si riuniscono euforici nella loro sala riunione esultando per gli incassi vertiginosi, brindando e fantasticando su un sequel. Gli autori vedono il grande successo dell’eroina interpretata dalla Gadot, percepiscono il gradimento del pubblico, i tweet, i re-post, i likes. È un successo, e come tale necessita di un sequel. Solo che poi c’è il nulla, come già accaduto per altri sequel della stessa casa di produzione. Cosa succede dopo l’euforia? Davvero non c’è mai un’idea all’altezza del primo film? Wonder Woman 1984 ne ha già passate tante ancor prima del suo debutto in home video: rimandata costantemente la sua uscita nelle sale cinematografiche italiane, il film arriva nei cinema americani e nella piattaforma HBO Max il 25 dicembre 2020, mentre da noi WW 1984 non ha mai visto la sala. Disponibile in esclusiva digitale dal 12 febbraio, il film è ora anche in versione home video dal 12 marzo. 


Senza troppi giri di parole, Wonder Woman 1984 è candidato come Peggior Remake, Rip-of o Sequel ai Razzie Awards 2021. Come tutti i film, anche questo divide pubblico e critica, nel senso che ad alcuni non dispiace e ad altri dispiace parecchio. La mia personalissima opinione è orientata sulla seconda categoria, e vi spiego perché. In primis, Wonder Woman del 2017 era un bel film. Girato bene, narrativamente avvincente, commovente, recitato da una Gadot che è stata una rivelazione. Così come Pine, già ampiamente conosciuto dal pubblico, ma la sua interpretazione del pilota Steve Trevor è stata eccellente. C’era anche tanta moralità, in quel film. Un mix riuscitissimo che lo pone ancora come miglior film del pianeta DC. Il sequel perde tutte queste caratteristiche, risultando banale, con escamotage abbastanza ridicoli per cercare di far funzionare la trama. Le scene d’azione non sono esaltanti, gli anni ’80 ci sono e non ci sono, i personaggi hanno una sola caratteristica che viene enfatizzata all’estremo, come la Barbara Ann Minerva di Kristen Wiig e il Maxwell Lord di Pedro Pascal. E poi tutti questi uomini bramosi di potere, di successo, di sopraffare gli altri, di essere i migliori. Quei desideri in stile genio della lampada che solo Lord può esaudire e che, come il caro vecchio Jafar, si fa prendere dal delirio di onnipotenza a tal punto da chiedere di essere egli stesso l’oggetto di realizzazione dei desideri… (?). Jafar voleva diventare un Genio, Maxwell anche. L’oggetto era la lampada, in Wonder Womand 1984 era una Pietra dei sogni. Comunque. Analogie a parte, fin dall’inizio veniamo catapultati in una storia che prende piede circa quarant’anni dopo le vicende del primo film; troviamo una Diana Prince ancora malinconica, solitaria, con la testa e il cuore esclusivamente rivolti a Trevor. Molto bello, ma le premesse non sono così delle migliori. Poi ci imbattiamo in questa Barbara, ricercatrice plurilaureata volutissima dal Museo Smithsonian Institution di Washington DC che come prima cosa sbaglia: valuta la Pietra dei desideri come un fake. Okay. Arrivati a questo punto – ed è solo l’inizio – si capisce che si è giunti a un punto di non ritorno quando facciamo la conoscenza dell’uomo d’affari fallitissimo Maxwell Lorenzano (il Lord di cui sopra) che è a conoscenza di questa pietra, che sa esattamente dove si trova e come utilizzarla (?). Una volta nelle sue mani, inizia il plagio di Jafar, e poi un viaggio nei più bui desideri dell’essere umano, con una carrellata di questioni socio-politiche-economiche in cui figurano proprio tutti, dall’Emiro al Presidente degli Stati Uniti. Il tutto per sottolineare quanto noi esseri umani siamo poco apprezzabili, materialisti e fondamentalmente egoisti, egocentrici, cattivi; ma anche quanto ognuno di noi, se riesce a modificarsi totalmente, può salvare il mondo. È difficile scrivere la trama senza farla sembrare ridicola, e adesso capisco perché non è riportata la sinossi nel dvd/bluray. Ora, però, se non avete visto questo capolavoro fermatevi qui, non voglio di certo rovinarvi la sorpresa! Io continuo con un po’ di SPOILER. 

 


SPOILER!

Non saprei cosa salvare di questo film, considerando anche come i personaggi di Lord e Cheetah siano stati distrutti nella trasposizione cinematografica: il Lord del fumetto era un potente uomo d’affari con un peso nell’assemblaggio della Justice League - con la quale ha una storia molto turbolenta -, descritto come malvagio e brutale, successivamente dotato del potere di controllo mentale sugli altri; Cheetah è uno dei nemici per eccellenza di Wonder Woman, ampiamente ripreso nei fumetti in varie versioni, qui abbastanza devastato. Per non parlare del povero Pine, così acclamato nel primo film e così inutile nel secondo. Riportato in vita dal desiderio di Diana, l’impavido, coraggioso, affascinante pilota Steve Trevor è per tutto il film un pesce fuor d’acqua che non si capacita delle fantasticherie del futuro (il futon? Davvero?). Vaga per la città seguendo la potente e indipendente donna come un cagnolino smarrito, guardandosi intorno con i suoi occhioni blu. Praticamente abbandonato – per non dire altro – sul finale, quando eroicamente Wonder Woman sceglie di mettere il bene del mondo davanti al proprio, il che ci può stare, ma… non poteva prendersi un momento per salutare il suo grande amore come si deve? No, se ne va durante il bacio, lasciandolo dietro a urlare un “ti amo” di cui non ha avuto nemmeno l’onore di sentirsi rispondere “anche io”, dato la lontananza e le basse frequenze con cui è stato detto dall’eroina. Mai una gioia. Povero Steve, mi dispiace tanto. Dunque una serie di personaggi distrutti per una trama inefficace, in cui il mondo si salva non per la bontà di ognuno di noi, ma per la paura delle conseguenze dei nostri desideri! “Meglio lasciar perdere”, sembra dire la faccia di ogni umano sullo schermo. Del resto sì, meglio lasciar perdere se i desideri sono così banali (come la scena del malore della donna in seguito al desiderio di un cliente). E quindi mi chiedo: davvero nessuno, sulla faccia della Terra, ha desiderato la pace? Chiedo.



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