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CINEGATTO: TENET

Ho sempre ammirato Christopher Nolan, la sua “ossessione” per il tempo, la sua maestria nell’uso della tecnologia IMAX, la sua bravura nel costruire e raccontare storie strutturalmente sempre più complesse e capaci di inchiodare lo spettatore alla poltrona. Questa volta però, sin dai primi minuti del film, mi è stata subito chiara una cosa: dopo Tenet, qualunque film d’azione mi sembrerà un po’ più noioso.

Scheda Film

Un'azione epica che ruota intorno allo spionaggio internazionale, ai viaggi nel tempo e all'evoluzione, mentre un agente segreto deve cercare in tutti i modi di prevenire la Terza Guerra Mondiale.
tenet

 È adrenalinico, intricato, affascinante e spettacolare il nuovo film di Nolan, che riporta al cinema pubblico e critica nel migliore dei modi. Non poteva essere che Tenet il titolo pronto ad accoglierci in sala dopo tanto tempo, col suo nome palindromico che ci permette un assaggio di ciò che stiamo per vedere.  Girato in IMAX, il regista britannico si conferma maestro indiscusso di questa tecnologia, che con i suoi 70mm di pellicola proiettata orizzontalmente su uno schermo di dimensioni ancor più grandi, permette all’occhio di spaziare in un campo più esteso e definito rispetto alla pellicola 35mm. Anche il cast è importante: John David Washington, Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, Dimple Kapadia, Michael Caine e Kenneth Branagh. In Tenet troviamo tutti gli elementi più nolaniani possibili, dal montaggio rapido e serrato alle spettacolari sequenze d’azione, condite dalla sceneggiatura intrecciata e incentrata sul tempo, ma ne parleremo meglio più avanti. Restando su un piano puramente tecnico, una delle cose che ho sempre apprezzato di Nolan è l’utilizzo senza eccessi del CGI: tutto appare molto realistico, lontano dalle costruzioni del computer, sia nel girato che nella fotografia.


Ed effettivamente lo è. Un esempio? Godetevi lo schianto del 747 contro l’hangar, perché è reale: un aereo vero schiantato su un edificio vero. Nolan non è di certo nuovo a queste idee, ricorderete lo schianto delle moto ne Il Cavaliere Oscuro o l’esplosione dell’ospedale per mano di Joker. Oggetti ed esplosivi studiati, realizzati e seguiti da esperti in ogni sequenza di cui sono protagonisti, per un risultato spettacolare in sala e sicuro sul set. Si dice che non sia mai stato utilizzato il green screen, e non mi stupirei. Risulta facile con queste premesse capire quanto Tenet sia strabiliante per gli occhi, ma è anche la colonna sonora ad accompagnare ogni sequenza in modo unico e prepotente. La trama è fantascientifica, sorretta da teorie esistenti. Christopher Nolan ha da sempre dalla sua parte la consulenza di scienziati mondiali – per citarne uno, il premio nobel Kip Thorne, studioso anche di viaggi nel tempo – che di certo rendono i suoi film anche plausibili. Come suggerisce il trailer, però, il punto centrale del film non risiede nei viaggi del tempo, bensì in un’inversione che prende le basi nelle teorie di cui parlerò più avanti (e con una bella scritta SPOILER prima, per non rovinare la sorpresa).


Protagonisti un agente della CIA (Washington) e Neil (Pattinson), intenti a evitare lo scoppio della terza guerra mondiale per mano del russo Sator. E questo è tutto ciò che posso dirvi per evitare spoiler! Il percorso nolaniano sembra nel corso degli anni aver aggiunto sempre qualcosa in più film dopo film, ampliando e rafforzando le trame che oggi risultano schematicamente difficili da seguire se non si conoscono i suoi precedenti lavori. Mattoncino dopo mattoncino, lo spettatore sembra vedere più chiaramente in Tenet la visione totale del regista, che ci ha portato per mano fin qui. Siamo stati introdotti al montaggio inverso in Memento, consapevoli che si può partire dalla fine per risalire all’origine; abbiamo visitato i livelli più profondi dell’inconscio in Inception, stratificando e complicando la trama con un assaggio del potere della mente; ci ha illusi in The Prestige; guidati nel paradosso temporale in Interstellar. Ora, Tenet sembra prendere tutto questo, mostrandolo in modo ordinato – sì, so che per molti sarà un groviglio di cose, ma fidatevi: se siete abituati ai film di Nolan, non sarà così complicato sbrogliarlo – per raggiungere un traguardo. E ora giungiamo alla scritta che stavate aspettando: SPOILER! Quindi, se non avete visto il film, fermatevi qui.


Il titolo del film è anche una parola molto usata dai personaggi, ma il suo significato non è storicamente del tutto chiaro: il quadrato del Sator è un’iscrizione latina composta da cinque parole palindromiche (Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas) che possono essere lette da sinistra a destra, da destra a sinistra, dall’alto al basso e dal basso verso l’alto rimanendo identiche. Tenet probabilmente significa “tenere”, e nello specifico del film la sua importanza sembra più legata al punto di aggancio tra le varie sfaccettature della realtà che al Sator (forse “creatore”) che dovrebbe identificarsi col personaggio di Branagh. È in mezzo, incontra tutto e tutti, ne tiene le fondamenta, ed è più identificabile con le azioni di tutti che con un personaggio specifico.  Che si spostino in avanti o in dietro, la loro direzione è sempre lineare e destinata a scontrarsi in questo punto centrale creato detto Tenet. Si parla di entropia, ovvero quel processo secondo cui l’energia termica passa da un corpo più caldo a uno meno caldo e mai in direzione contraria, creando un equilibrio.

In Tenet si parla di inversione entropica, scoperta tra l’altro recentissima della scienza: si immagina di poter invertire l’entropia di un oggetto, congelando il corpo dopo un’esplosione di fuoco, ad esempio. Allargando il concetto al tempo, ecco che siamo davanti alla sceneggiatura del film. Nolan cerca di portare concetti dal mondo quantico al nostro, e non è escluso che abbia ragione nel volerci provare. Come dice il Protagonista: “l’ignoranza è la mia arma”. Non è l’universo a essere complicato, siamo noi a essere limitati, ad avere una visione parziale delle cose e a non poter decifrare o accettare – al momento, si spera – la sua interezza. Nel film vengono citate le tecnologie esistenti che funzionano tramite internet (wifi? Gps?), e proprio queste sfruttano la sovrapposizione quantistica, fenomeno secondo cui una particella può trovarsi contemporaneamente in due stati contrapposti (ricordate il gatto di Schrodinger? Il gatto è vivo e morto allo stesso tempo, finché non vi si posa il nostro sguardo, interferendo). Dunque, avvicinandoci in modo approssimativo a leggi scientifiche esistenti, perché ci è così difficile accettare che il tempo scorra in tal modo solo perché siamo noi a percepirlo così? Guardando il film ho immaginato un’asse su cui si muovono i personaggi, avanti o indietro è relativo, per loro sarà sempre e comunque il futuro, e le loro azioni bilanciate in un caos in equilibrio. Anche immergendosi nel passato, corrono in avanti, in eventi successi solo grazie alle azioni di invertiti e non. Il caos non è poi così casuale. E giungiamo in questo modo alla teoria della causalità inversa di Feynman (colui che, tra le altre cose, partecipò al Progetto Manhattan, citato anche nel film) secondo la quale i positroni non sono altro che elettroni che viaggiano indietro nel tempo.


Questo non vuole dire che viaggiano indietro nel tempo in senso letterale, ma piuttosto che un positrone in un tempo lineare – secondo i nostri sistemi di riferimento – è equivalente a un elettrone che va indietro nel tempo (se considerando energie negative cambio anche il segno del tempo, nulla cambia). Se non avete ancora mollato la lettura, aggiungo che per Wheeler se un elettrone è capace di viaggiare nel tempo è possibile che lo faccia infinite volte, e che dunque siamo di fronte a un unico e solo elettrone. Ultimo sforzo: per Putnam entrando all’interno di una capsula (impossibile da realizzare, ma fondamentale per spiegare la teoria) e invertendo la causalità, è possibile “viaggiare nel tempo”, nel senso che se la direzione del tempo è data dalla direzione della causalità, la capsula in grado di invertirla crea una porzione di spazio-tempo in cui il tempo scorre a ritroso. Per semplificare il tutto, sostituiamo l’elettrone con il Protagonista: il suo percorso lo porta fino alla capsula che, una volta attraversata, gli permette di avanzare nel suo futuro in eventi del passato. Si trova di fronte al sé stesso passato, poiché ignaro di combattere con un sé stesso futuro, ma che sta andando avanti nella sua storia. Dunque abbiamo due versioni del Protagonista, non sovrapposte, ma con un percorso per loro lineare. Se fossero la stessa persona si sovrapporrebbero in una fusione, invece le loro azioni sono fondamentali alla storia. Per comprenderlo bisogna lasciare andare il concetto per noi razionale di tempo, ed è per questo che Nolan ci suggerisce di sentire e non di capire. Perché forse è qualcosa che dentro di noi è chiara e innata, è istinto, frenato nella costruzione del mondo in cui viviamo.

Che altro dire, Buona visione!


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