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Cinegatto

PAGINA 69 #19

Buon pomeriggio readers,
come tutti i giovedì è arrivato il momento di presentarvi l'autore ospite della pagina 69. Eccomi qui con, "Sguardi" di Chiara Sada.

Pagina 69

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Autore Emergente se ti sei appena sintonizzato sul mio blog, il giovedì è dedicato a te quindi scegli come vuoi avere un po' di visibilità (segnalazione o pagina 69) e invia un email a gattolibraio@libero.it con il libro 

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- Libro da segnalare 
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Ricordo che la rubrica è stata ideata da Ornella di Peccati di Penna.

SGUARDI - CHIARA SADA

Genere: Paranormal Fantasy
Prezzo: Cartaceo € 9,98 (ebook € 2,99)
Editore: Youcanprint
Pagine: 261
Pubblicazione: 18 ottobre 2019

“Sguardi”, primo libro di una trilogia paranormal fantasy, vi farà volare tra le emozioni dei suoi protagonisti, alla scoperta di segreti celati nell’eternità.
Sofia incontra Jack da ragazzina, ma è solo all’ultimo anno di liceo che i due iniziano a conoscersi davvero, o almeno questo è ciò che crede. Lei è una secchiona gentile quanto maldestra ed insicura. Lui in apparenza la perfezione: bello, ammirato e dal cuore gentile. Tra i loro sguardi c’è una sorta di incomprensibile magia che li attira sempre più l’uno verso l’altra. Il loro avvicinamento è però messo spesso in discussione sia dalla prudenza di Sofia a fidarsi pochissimo dell’altro, sia dall’indecisione di Jack di ritrovare se stesso credendo in qualcosa a cui ha rinunciato già da tempo. A complicare la situazione arriva la competizione con Nathan, una vecchia e ingombrante conoscenza di Jack e strani sogni e immagini al limite del reale tutt’altro che rassicuranti. Un giorno però la vita di Sofia viene stravolta e davanti a lei si apre un mondo sconosciuto, o forse non le è proprio così ignoto. A chi consegnerà il suo cuore tra lo schietto e sicuro Nathan e il tenebroso complicato Jack? E quale sarà la sua missione una volta compresa l’essenza di chi le sta accanto?

ESTRATTO

14. UN ROVINOSO CAPODANNO


Sei un tipo a posto e dalla chiara gentilezza, sono contento che mia figlia ti conosca!»
«È stato un piacere conoscerla, signor Clarck!»
 E con una stretta di mano i due si erano congedati. Mio padre mi aveva raccontato di un Nathan a me sconosciuto, sottolineando, davanti alla mia incredulità, che avrei dovuto andare oltre alle apparenze per permettere alle persone di farsi conoscere davvero.
Tuttavia titubavo ancora su Nathan, indecisa se concedergli la mia fiducia. In quei mesi non mi ero sempre mostrata accogliente nei suoi confronti, e lui comunque non mollava la presa su di me per qualche inspiegabile motivo. Lo avevo rifiutato più volte, mi stizziva coi suoi nomignoli e le sue insistenze e non sempre mi metteva a mio agio. Insomma, non mi ero comportata un granché bene con lui e seppur non avesse fatto nulla per guadagnarsi la mia gentilezza, mio padre mi aveva dimostrato che c’era un motivo per dargli una possibilità.
Fu questa lezione che mi vietò di girare i tacchi e di restare indifferente di fronte all’immagine di lui chinato sotto la pioggia battente. Pioveva a dirotto e i suoi vestiti erano inzuppati di pioggia fino a esserne consumati. Si sarebbe preso una bella influenza come minimo, così, seppur controvoglia, virai verso di lui.
«Hanno inventato gli ombrelli per giornate come queste, sai?» dissi ironicamente per attirare la sua attenzione.
Sollevò lo sguardo, lo stesso che da sempre mi era parso magnetico e malizioso ma non stavolta. Stavolta era perso in una nebbia di preoccupazione e tristezza.
«Va tutto bene, Nathan?»
«Perché sei qui?» mi chiese in tutta risposta, come se volesse allontanarmi. Non ci avrei perso neppure un minuto di più con quell’arroganza con cui mi parlò, ma il suo sguardo era troppo diverso dal solito per andarmene. E diluviava.
«Hai bisogno di me» affermai e, prima che dicesse qualcosa di sbagliato nei miei confronti, mi sporsi verso di lui e lo misi al riparo sotto il mio ombrello.
«Non dovresti perdere tempo con me.»
«E tu non dovresti perdere tempo a fare o dire stupidaggini.»
Nathan mi osservò e non fui per nulla intimorita di sostenere i suoi occhi verdi speranza, la stessa speranza che sembrava ricercasse in qualcuno. Che fossi proprio io? Quel che contava era che Nathan mi appariva indifeso e arrendevole ed ero l’unica che poteva ripararlo dalla pioggia.
Sorpreso dalla mia sicurezza, finalmente sorrise e il suo volto si illuminò. «Vieni con me, ti do un passaggio.»
«Che ci facevi qui, sotto la pioggia? Vuoi prenderti qualche malanno e dare buca alle tue conquiste proprio il giorno di capodanno?»
«È solo una notte come le altre, cambia una cifra ma per il resto è uguale» commentò disilluso.
«Quanti anni hai, nonnino?»
Rise della mia battuta, riconoscendone la verità.
Cambiò umore. «E tu che farai a capodanno?»
«I miei hanno invitato tutti i parenti: cenone, film e tombola!»
«Stai scherzando, baby? A diciotto anni sarebbe questo il tuo programma? Chi è la vecchietta, ora? Se vuoi ti porto il plaid e la tisana bollente!»
Ora fui io a dovergli riconoscere un’ironica verità.
«Ma dai, smettila, non è così male e poi con Fede lontana non ho molte alternative!»
«Vieni con me. Lavinia ha organizzato una festa col botto. Si aspetta molto dal nuovo anno!»
Storsi il naso commentando demotivata: «Lavinia…»
«Ha invitato mezzo mondo: non si curerà di te.»
L’idea mi sembrò invitante, così inviai un messaggio ai miei per vedere se la cosa non dispiaceva. Entrai in macchina e nell’attesa ritentai di capire cosa mai avesse ridotto Nathan in quelle condizioni, mi si stringeva il cuore al solo ripensarci.
«Riflettevo» rispose. «Sai, a volte anche i peggiori lo fanno!»
«I peggiori in che senso?»
«Il migliore tra i peggiori, oserei sottolineare!»
Niente da fare: glissava.
Il trillo del telefono interruppe la mia insistenza. Era mia madre, mi aveva scritto che, se avevo un vestito e un passaggio, sarei potuta andare alla festa.
«Passo a prenderti alle nove» disse quindi Nathan, parcheggiando accanto a casa mia.
Non potei aggiungere nient’altro, così scesi dall’auto e mi arresi.
Almeno per il momento.

CHIARA SADA

Sono nata il 4 febbraio 1984 in una cittadina alle porte di Milano e cresciuta in una frazione poco distante. La mia famiglia è da sempre uno dei miei punti di riferimento, ad essa devo gran parte di ciò che sono oggi e soprattutto un grande ringraziamento per non avermi mai fatto mancare nulla in amore, cura ed educazione. Mi ha sempre sostenuta in ogni passione ponendosi come guida amorevole e custode silenziosa del mio cammino. Ho avuto in dono delle amicizie davvero uniche nel loro genere, persone con cui condivido sin dalla prima infanzia e con costanza tutte le mie sfaccettate vicissitudini, nonchè pensieri, sogni e l’affetto più autentico.

Se oggi sono la persona che sono è anche grazie a loro. All’età di ventitré anni mi sono laureata presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Scienze della Formazione Primaria, titolo che mi ha consentito di realizzare uno dei miei sogni professionali: oggi sono un’insegnante di scuola primaria. Avere un lavoro è una fortuna, ma poter esprimere una parte di ciò che si è nella propria occupazione, come nel mio caso, è un lusso. Amo essere maestra perché avere il privilegio di stare con quelli che saranno gli adulti del domani dona la speranza di poter toccare con mano il sogno di creare, un giorno, un mondo migliore. Gran parte di ciò che faccio è permeato dal cuore, non riesco a farne a meno e adoro essere così sensibile perché è un dono riuscire a cogliere il buono che c’è in tutto e tutti. Mi sono sposata nel 2010 con Dario, dopo un fidanzamento lungo sette anni, lui mi ha sempre valorizzato e insieme siamo cresciuti e maturati. Oggi le nostre due bimbe, Sofia di sei anni e Ginevra di sette mesi, sono il nostro splendore, la nostra felicità, il nostro concreto e indissolubile per sempre. E’ a loro e ai loro occhietti blu meravigliosi che dedico il mio primo manoscritto “Sguardi”.

Sono un’esordiente, ma più che una scrittrice mi definirei una persona che ama emozionarsi ed è per questo che adoro scrivere, da sempre. Sin da quando ero bambina scrivo per diletto, o meglio è la scrittura che mi chiama al suo servizio, ma l’ho fatto sempre e solo per me stessa. Poi è successo che la vita con i suoi impegni e doveri, con la sua frenesia, mi ha allontanato da questa mia passione, mettendola di fatto in pausa per alcuni anni. Ad un certo punto ero arrivata al limite: stavo per perdere quella parte magica di me, quell’introspezione che mi metteva le ali e così mi sono rimessa a scrivere, senza più smettere. Cosa sono i sogni se non emozioni che attendono solo di essere vissute e, magari condivise? E così è nata la mia trilogia, attualmente in elaborazione ma, vi prometto, presto nel vostro sguardo... Spero che riesca ad emozionarvi e farvi sognare!
Allora che cosa ve ne sembra? Vi ho incuriosito?


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