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IL TRONO DI PELLICOLE... INCONTRO CON EDWARD NORTON

Alla quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, il Direttore Artistico Antonio Monda ha moderato l’incontro con uno degli attori e registi più apprezzati di Hollywood, Edward Norton, presente nella selezione ufficiale con il film Motherless Brookly.

INCONTRO CON EDWARD NORTON



Durante l’incontro sono state proiettate delle clip tratte dai successi cinematografici dell’attore, iniziando da Primal Fear (Schegge di paura), che segna l’esordio nel 1994 di un giovane Norton, già intento a misurarsi con personalità dal calibro di Richard Gere. Everyone Says I Love You (Tutti dicono I Love You) di Woody Allen non è certo da meno: “Nessuno mi aveva detto che si trattava di un musical”, racconta l’attore scatenando la risata del pubblico in sala, “Ero felicissimo di aver ottenuto la parte; corsi a un telefono pubblico di New York, questo dice tutto su quanti anni siano passati, e chiamai mia madre. Entrambi siamo sempre stati fan di Woody Allen, conoscevamo benissimo i suoi film. Pochi mesi dopo aver avuto la parte, qualcuno mi disse che avrei dovuto prendere delle lezioni di canto e ballare. Ho scoperto così che si trattava di un musical”.

Si passa poi a parlare di due attori che hanno positivamente impressionato Norton durante la collaborazione in The Score: “Nessuno come Marlon Brando, credo, ha mai avuto tanto impatto sulle persone e sugli attori. La recitazione con lui ha avuto una svolta, ha ispirato figure come De Niro, Hoffman, Streep. Proprio di De Niro, poi, ho sempre apprezzato l’intensità del suo lavoro molto approfondito e la sua concentrazione. Ha la capacità di catturare ed esprimere una condizione interiore non verbale, uno sconvolgimento interno che viene fuori senza usare le parole. Ricordo che cercavo di carpire qualcosa del suo modo di recitare: difficilissimo”. 

Altro momento da ricordare della chiacchierata con Norton viene servito da Monda, il quale chiede al suo ospite se si trova d’accordo con il detto che recita: il teatro è il video essenziale per gli attori, il cinema per i registi e la televisione per i produttori. La risposta di Norton si presenta con una nuova domanda: “Non ho mai sentito una cosa del genere. C’è qualcosa di vero, però. Hai mai sentito quel modo di dire secondo il quale se scalfisci la superfice di un attore, sotto ci trovi un’attrice?” 

La notizia della dichiarazione di Martin Scorsese secondo cui i film con protagonisti supereroi sarebbero paragonabili ai parchi divertimento, è stata discussa sui social e giornali di tutto il mondo. Norton non è tra quelli che si sono lasciati andare a facili commenti, esprimendo durante l’intervista la sua posizione più che condivisibile: “Martin Scorsese si è da sempre completamente immerso nel cinema, è totalmente preso dall’arte cinematografica e penso si sia guadagnato il diritto di dire qualsiasi cosa. Però queste parole non devono andare fuori dal contesto in cui sono state pronunciate. Lui faceva riferimento a un concetto più complesso, parlava di ciò che per lui è emozione, cosa in lui crea emozione. Tutti noi abbiamo un nostro modo di rapportarci alle storie, alcuni vedono certe cose che altri non vedono, e viceversa; non può esserci una formula per questa magia”. 


La chiacchierata con Norton è stata molto lunga e interessante, ha fatto sì che venissero ripercorsi alcuni dei momenti cinematografici più significativi nella carriera dell’artista. Non sembra bastare mai lo spazio per conoscere un personaggio così talentuoso, che da sempre stupisce con la scelta di film ad alto impatto che è in grado di interpretare magistralmente. 
E tra una clip di American History X e una di Fight Club, come non concludere con questa grande verità di Norton: “David Fincher (regista di Fight Club) ha dato prova di mostruosità tecnica. È esempio unico di come film e regista siano un’unica cosa. Io e tutte le persone che vi hanno lavorato ci siamo sentiti molti vicini a questi temi: era qualcosa che provavamo e l’abbiamo fatto per noi stessi, per i nostri amici e per il pubblico. Si è trattato di lavorare con la massima sincerità. Mi ricordo che a Venezia eravamo in una saletta, insieme a Brad, e dicemmo che sarebbe andata male. In sala ci furono fischi, e successivamente non è andata molto meglio. Poi però qualcosa è cambiato, si è creato un legame con il pubblico, proprio con coloro per i quali avevamo fatto il film, che è diventato esattamente ciò che volevano diventasse. Il rapporto che si può creare con la gente conta più di facili consensi, applausi in sala e successo commerciale”.


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