Il quinto capitolo di Toy Story è in arrivo il 18 giugno solo al cinema!
Scheda Film
I giocattoli sono tornati nel nuovo film Disney e Pixar Toy Story 5 e questa volta incontrano la tecnologia. Woody (voce italiana di Angelo Maggi), Buzz Lightyear (voce italiana di Massimo Dapporto), Jessie (voce italiana di Ilaria Stagni) e il resto della banda devono affrontare una nuova sfida quando si trovano faccia a faccia con Lilypad (voce italiana di Katia Follesa), un nuovissimo tablet che arriva con le sue idee rivoluzionarie su ciò che è meglio per la loro bambina, Bonnie. Il momento del gioco sarà mai più lo stesso? Toy Story 5 è diretto dal vincitore dell’Academy Award Andrew Stanton, co-diretto da Kenna Harris, prodotto da Lindsey Collins, p.g.a., e scritto da Stanton e Harris a partire da un soggetto di Stanton. Il film include il brano originale “I Knew It, I Knew You”– eseguito da Taylor Swift e scritto e prodotto da Swift e Jack Antonoff – insieme a una colonna sonora originale del vincitore dell’Academy Award Randy Newman, che torna a comporre per il suo quinto film della serie Toy Story. L’avventura animata arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 18 giugno 2026.
TOY STORY 5 CI INVITA A RICORDARE COSA SIA LA SEMPLICITÀ
Eravamo bambini quando nel 1995 uscì il primo Toy Story, in cui veniva raccontata la storia dal punto di vista dei giocattoli, attenti osservatori della quotidianità, amici fedeli dei bambini, spunto di infinite storie di fantasia. I giocattoli, così come li vivevamo noi degli anni '90, hanno da sempre un ruolo particolare per la nostra generazione che li vede come qualcosa di animato, di vivo. E forse è proprio grazie alla Disney che - in gran segreto - crediamo che davvero i peluche, le bambole, le figure si animino quando non li vediamo, che abbiano dei sentimenti, che siano vivi. Del resto la Disney e la Pixar hanno da sempre portato in vita gli oggetti, rendendoli protagonisti quanto gli esseri umani e gli animali. Siamo fortunati ad essere cresciuti in un mondo così, fatto di gioco, di immaginazione, di abbondanza di personaggi e di storie. Ed è per questo che guardando qualunque capitolo della saga abbiamo la sensazione nitida di ricordare cosa volesse dire toccare con mano il cowboy Woody, o il dinosauro Rex, o lo space ranger Buzz Lightyear. Ricordiamo i loro materiali, il loro peso, il loro calore. E sicuramente molti di noi hanno ancora quei giocattoli in qualche scatolone, che sia uno dei personaggi di Toy Story o semplicemente il nostro giocattolo preferito dell'infanzia. Li abbiamo conservati perché ci riconnettono a quella parte spensierata della nostra vita, a quel preciso istante in cui ci chiudevamo in cameretta a giocare con loro, da soli o con gli altri bambini, a volte con mamma e papà. Quella cameretta che nei nostri ricordi è luminosissima, fresca, piena di divertimento somiglia tanto alla cameretta di Bonnie, la bambina protagonista del nuovo film di Toy Story che ha come giocattoli del cuore Jessie e Bullseye.
L'espediente narrativo per dare il via all'intera trama è la difficoltà da parte di Bonnie di avere degli amici. Seppur ancora piccola, sembrerebbe l'unica della sua età a voler ancora giocare con i giocattoli, a divertirsi davvero immaginando un matrimonio tra Buzz e Jessie, con tanto di Rex versione damigella d'onore. Le altre bambine hanno un Lilypad, ovvero un tablet che permette di connettere le persone tramite chat e giochi online, oltre che di scattare foto e tanto altro. Un simil smartphone, insomma, ma per bambini. Quando i genitori di Bonnie decidono di provare a regalargliene uno, la bambina viene catturata da quello schermo esattamente come il resto dei suoi coetanei. Ma qui lo spunto interessante: Bonnie non è solo assente, è triste. La bambina che si divertiva a giocare con Jessie mette da parte il sorriso a favore di continui malumori e lacrime. Questa parte di storia mostrata dalla Pixar non è scontata perché - seppur si noti molto di più il tema principale dell'abuso della tecnologia che porta via una serie di "privilegi umani" quali la socializzazione, le emozioni condivise, lo stare insieme nel reale - si tende a notare l'incredibile possibilità che la tecnologia offre e l'innegabile utilità che essa ha in ogni campo, ma si nota meno l'effetto immediato sulle emozioni del bambino (non sul comportamento, attenzione, ma sulle emozioni). Pensiamo che i nostri figli diventino scontrosi, arrabbiati, ma prima di tutto questo diventano tristi, solo che la tristezza è più difficile da notare perché più facile da nascondere. Una chat in cui il viso è filtrato dalla tastiera, in cui non appare la persona ma solo il suo pensiero senza filtri può ferire e trasformare l'umore di chiunque nell'immediato. Se a questo aggiungiamo il bisogno di socializzare, di essere accettati ed apprezzati che può avere un bambino, arriviamo al cuore di questo film. Bonnie ha bisogno di un'amica vera, con cui giocare con Jessie e gli altri della crew, con cui ridere insieme. Tutti noi abbiamo bisogno di questo contatto umano, ma la comodità di uno smartphone ce lo ha fatto dimenticare.
In Toy Story 5 i giocattoli e gli animali sono sullo stesso piano: la nuova amica di Bonnie, Blaze, vive in un ranch ed è appassionata di cavalli. Espone fieramente la sua collezione di peluche/figure di cavalli e ha due amici animali in carne ed ossa: il cavallo Daffodil e il maialino Jimmy Dean, che coinvolge nelle sue storie di immaginazione. Non si vergogna di voler continuare a giocare, ha nove anni e conosce la tecnologia, ma non per questo deve rinunciare a una delle due cose. Rappresenta la giusta via di mezzo da cui attingerà anche lo sviluppo della trama per giungere al suo epilogo. Blaze vive nella casa in cui Jessie è cresciuta insieme alla sua prima bambina ed è proprio lì che la cowgirl deve tornare per capire l'importanza che hanno i giocattoli sul presente e sul futuro di un proprietario. Passano i decenni e le generazioni, ci sono giocattoli vintage, altri obsoleti, altri simil tecnologici e altri modernissimi. Non passa però la voglia di ridere, di volare con la fantasia, di estraniarci dalla realtà ma non attraverso una finta realtà di internet, bensì nell'infinita potenzialità della nostra mente di creare, inventare, giocare.
Già nel 1995 la vita dei giocattoli di Toy Story era stata stravolta dall'arrivo di un nuovo e apparentemente tecnologico nuovo giocattolo. Era Buzz Lightyear, che oggi ci sembra un vecchietto - esattamente come Woody con la pelata e la panzetta. Le differenze, però, si vedono già dall'incipit: la casa di Andy era piena di bambini accorsi per festeggiate il suo compleanno; la casa di Bonnie è vuota, ci sono solo lei, i suoi genitori e i giocattoli. Negli anni '90 si stava insieme, nel bene e nel male, c'erano problemi di socializzazione come in ogni generazione, ma eravamo presenti, senza alternative, senza possibilità di estraniarci. Alle nuove generazioni, già da parecchi anni, è stata data questa via di fuga, e i bambini presenti nel film rappresentano proprio questo cambiamento. In un mondo che va avanti veloce è bello ritrovare i vecchi protagonisti di Toy Story, con l'aggiunta di nuovi simpaticissimi personaggi quali Snappy, Atlas e Smarty Pants. Abbiamo anche vari Buzz in una versione più moderna, che creano dei momenti molto divertenti. Tuttavia, Toy Story 5 ricorda un po' Inside Out, un po' Ron - Un amico fuori programma (film geniale della Disney ingiustamente accantonato e con poca visibilità fin dalla sua uscita), ed è incentrato totalmente su Jessie, con Woody e Buzz solo di contorno. Penso che la tematica trattata sia importantissima, ma non sono altrettanto convinta sulla necessità di avere ben 5 Toy Story. L'essenza dell'originale rimane, ovvero il punto di vista dei giocattoli e il loro senso del dovere e scopo di vita legato ai bambini con cui giocano. Così come gli ingredienti principali sono ancora lì. Però c'è "quel qualcosa" che mi fa dire: non era necessario. Il film rimane godibile, ben ideato e sviluppato, come solo la Disney/Pixar sa fare. Però c'è quel però...
In sostanza, ciò che mi piace di Toy Story 5 è l'idea che ognuno debba essere sé stesso senza aver paura di risultare strano agli occhi degli altri. Sia grandi che piccoli devono divertirsi, assecondare quella vocina che ti spinge a ridere, a giocare, a stare a contatto con gli altri. C'è molta più assurdità nello stare attaccati a uno schermo che nel voler creare un legame attraverso un gioco, ed è decisamente arrivato il momento di smettere di seguire la massa e tornare indietro, verso la natura, verso la realtà, verso la vita.


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