Buongiorno Gattolettori,
oggi la nostra amica Giò ci parlerà di un libro di Gianrico
Carofiglio.
Elogio dell'ignoranza e dell'errore
di Gianrico Carofiglio
Genere: Narrativa
Editore: Einaudi
Prezzo: € 12,50
Pagine: 96
Biasimare gli errori e stigmatizzare l’ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio così. Prendendo spunto da aneddoti, dalla scienza, dallo sport, da pensatori come Machiavelli, Montaigne e Sandel, ma anche da Mike Tyson, Bruce Lee e Roger Federer, Gianrico Carofiglio ci racconta la gioia dell’ignoranza consapevole e le fenomenali opportunità che nascono dal riconoscere i nostri errori. Imparando, quando è possibile, a trarne profitto. Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama. Un’allegra celebrazione della nostra umanità. Fin da bambini ci raccontano che se sbagli prendi un brutto voto; se sbagli non vieni promosso e non fai carriera, in certi casi addirittura perdi il lavoro; se sbagli perdi la stima degli altri e anche la tua. Sbagliare è violare le regole, sbagliare è “fallire”. Per l’ignoranza, se possibile, i contorni sono ancora più netti: l’ignoranza relega alla marginalità. E quando si passa dalla definizione della condizione (ignoranza) all’espressione che indica il soggetto in quella condizione (ignorante), il lessico acquista il connotato dell’offesa. In realtà, l’errore è una parte inevitabile dei processi di apprendimento e di crescita, e ammetterlo è un passaggio fondamentale per lo sviluppo di menti aperte e personalità equilibrate. Così come osservare con simpatia la nostra sconfinata, enciclopedica ignoranza è spesso la premessa per non smettere di stupirsi e di gioire per le meraviglie della scienza, dell’arte, della natura.
RECENSIONE
Gianrico
Carofiglio con questo libro ci immerge in una prospettiva nuova, una
prospettiva verso cui non sempre sappiamo guardare, o siamo in grado di
farlo, mettendoci davanti ad una verità “scomoda” alla quale nessuno ci
ha mai abituati: sbagliare non è sintomo di fallimento.
La maggior parte delle persone non credo sia solita a questo concetto. Data la sua accezione da sempre negativa, siamo molto più portati a concepire l’errore, lo sbaglio come qualcosa di tremendamente avverso, nocivo o improduttivo, eliminando per questo la sua parte migliore, la sua estensione di significato più bella: quella di processo.
Quando si parla di errore dovremmo cercare di spostare la nostra prospettiva dall’idea di prodotto a quella di processo, solo in questo modo lo si potrà accogliere positivamente.
Siamo terrorizzati dalle nostre inesattezze e imprecisioni, dal fatto che gli altri possano accorgersene e giudicarci per questo negativamente; siamo terrorizzati e\o troppo insicuri per ammettere di aver sbagliato; ma soprattutto terrorizzati dall’averne consapevolezza.
Carofiglio integra alla sua trattazione esempi di coloro, sportivi, uomini di scienza, filosofi e studiosi (mio malgrado solo uomini), che partendo da uno sbaglio, continuando a sbagliare, o circondanti da biasimo, sono diventati i più grandi esempi di sport o hanno elaborato le più importanti teorie e scoperte del mondo filosofico e scientifico
Il libro riporta una citazione di uno scrittore a dir poco geniale, Goethe: “gli errori rendono l’uomo amabile”. Carofiglio ne dà le sue interpretazioni e deduzioni, ma io vorrei che chiunque leggerà mai questo testo dia la sua.
L’elogio dell’ignoranza e dell’errore mi è stato regalato con il fine di capire qualcosa in più delle persone che ho vicino, più precisamente di una, e invece ho capito qualcosa in più di me stessa!
Consiglio questo libro a chi non riesce a vedere i due più grandi pilastri dello svilimento e dell’autodistruzione per quello che realmente sono, e a chi, invece, pur avendolo colto ogni tanto ritorna sui suoi vecchi passi.









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