Buongiorno Gattolettori,
pronti ad immergervi tra le pagine di un bellissimo thriller?
Con Il volto della Medusa Fabrizio Carcano costruisce un noir teso,
stratificato e profondamente umano, che non si limita a raccontare una
serie di delitti, ma scava nel rapporto – spesso doloroso – tra cronaca,
memoria collettiva e ferite personali.
Genere: Thriller
Editore: Mursia
Prezzo: € 17,00 (ebook € 9,99)
Pagine: 200
Uscita: 19 gennaio 2026
Il protagonista, Federico Malerba, è un cronista di nera che porta addosso il peso di ciò che racconta. Non è un semplice osservatore: è un uomo che somatizza il male, che assorbe il dolore delle vittime e lo lascia sedimentare dentro di sé. Ed è proprio questo sguardo empatico e stanco a rendere la storia immediatamente più intensa di un classico thriller investigativo.
Tutto inizia a Rapallo, nell’estate del 2023, con la morte di un noto medico milanese precipitato con la propria auto da una scogliera. Un caso che, in apparenza, potrebbe sembrare chiuso in fretta.
Ma Malerba, inviato sul posto, intuisce subito che dietro quella caduta c’è molto di più.
Il ritrovamento dell’auto, immersa nelle acque liguri, diventa l’innesco per una discesa nel passato: una scia di violenza che sembra risalire a trent’anni prima, a una stagione oscura della storia italiana e a una Milano segnata da un trauma collettivo che ancora non smette di fare rumore.
Il romanzo lavora proprio su questo doppio binario temporale: il presente dell’indagine e un passato che riaffiora lentamente, come un corpo rimasto troppo a lungo sotto la superficie.
Uno degli elementi più riusciti del libro quindi, è la scelta di far coincidere il percorso investigativo con un percorso interiore.
Malerba non indaga soltanto sui fatti: indaga su ciò che la memoria ha cercato di rimuovere. Vecchi album di fotografie, ricordi privati, frammenti di vite che sembrano scollegati tra loro diventano tasselli di un mosaico inquietante.
L'autore costruisce così un intreccio in cui la linea tra scoop giornalistico e verità personale si fa sempre più sottile. E il lettore avverte chiaramente che, dietro la notizia da prima pagina, c’è qualcosa di più fragile e pericoloso: il bisogno di capire, di dare un senso a ciò che è rimasto irrisolto.
Il titolo è una chiave di lettura potentissima.
La Medusa non è soltanto un riferimento simbolico: è l’immagine di un male che paralizza, che costringe a guardare ciò che si vorrebbe evitare, che continua a esistere anche quando sembra scomparso.
Nel romanzo, il passato non è mai davvero passato.
Sotto un nuovo mantello, dopo trent’anni, si muove ancora una presenza oscura, figlia delle stesse ombre. E la sensazione costante è che la violenza non si sia esaurita, ma abbia semplicemente cambiato pelle.
La scrittura di Fabrizio Carcano è diretta, ma capace di grande intensità emotiva. Le descrizioni non cercano mai l’effetto spettacolare: sono funzionali alla costruzione di un clima cupo, sospeso, a tratti quasi soffocante.
Il ritmo è ben calibrato: l’indagine procede per accumulo, per piccoli scarti, per rivelazioni parziali che tengono costantemente alta la tensione.
Il volto della Medusa non è solo una storia di omicidi.
È una storia su ciò che resta, su chi paga il prezzo del silenzio, su chi prova – ancora – a dare un nome alle ferite.
Un romanzo che dimostra come i cold case non siano soltanto indagini irrisolte, ma luoghi della coscienza collettiva in cui il passato continua a chiedere ascolto.
Perché alcune verità, anche dopo trent’anni, non smettono di tornare a galla. E guardarle in faccia, come la Medusa insegna, è sempre un rischio necessario.








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