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RECENSIONE: CENERENTOLA ERA MIA NONNA DI FEDERICA BERNARDO

Cenerentola era mia nonna è un libro che prende le fiabe che conosciamo da sempre… e le smonta con intelligenza, ironia e una buona dose di sano spirito critico.
Non per distruggerle, ma per interrogarle.
E soprattutto per chiederci che cosa ci abbiano insegnato – spesso senza che ce ne rendessimo conto – sul ruolo delle donne, sull’amore e sulla felicità.

 

Cenerentola era mia Nonna
di Federica Bernardo

                                              

Genere:
 Narrita x ragazzi
Editore: Chiaredizioni
Prezzo: € 14,90 
Pagine: 112
Uscita:  14 novembre 2025
 

Se finora le fiabe hanno avuto una chiave di lettura univoca in cui la principessa di turno viene salvata dal principe, il lettore dovrà dimenticarla. "Cenerentola era mia nonna" è il rovesciamento ironico e dissacrante delle fiabe più note, poste sotto la lente d'ingrandimento dell'autrice, che mescola uno spaccato della propria vita alle vicende dei loro personaggi. È così che le protagoniste delle fiabe diventano emblema di una società anacronistica, in cui il destino di una donna è nelle mani di un uomo. Una donna è capace, invece, di provvedere a se stessa, senza un principe che la sottragga ai rivolgimenti della sorte: è questo il messaggio dell'autrice. L'unica fiaba che viene salvata è infatti "La bella e la bestia", perché diversa da tutte le altre. In questo caso, è la protagonista femminile, Belle, che spezza l'incantesimo che aveva condannato un principe a rimanere bestia per sempre. Con la sua capacità di vedere al di là dell'aspetto mostruoso della bestia, riesce a far riemergere la sua bellezza. In questo viaggio nella fantasia, alla fine l'autrice trova posto per un decalogo di sopravvivenza per giovani donne, in cui dispensa alle ragazze consigli su come trovare la felicità nella propria indipendenza.

RECENSIONE


Federica Bernardo costruisce un testo simpatico e sorprendente, che mescola il racconto personale con la riscrittura dissacrante delle fiabe più celebri, mettendo sotto la lente d’ingrandimento un immaginario che, per generazioni, ha raccontato sempre la stessa storia: una donna in difficoltà e un uomo destinato a salvarla.

Il cuore del libro è proprio questo ribaltamento.
Il lettore è invitato a dimenticare la versione rassicurante delle fiabe tradizionali, quella in cui tutto si risolve grazie all’arrivo del principe.

Qui le principesse non sono più figure da proteggere o da salvare.
Diventano invece simboli di una società fuori tempo, in cui il destino femminile è spesso legato alle decisioni e al potere maschile.

L’autrice osserva Cenerentola, Biancaneve, la Bella Addormentata e molte altre protagoniste con uno sguardo ironico ma lucidissimo, smascherando i meccanismi narrativi che trasformano la dipendenza affettiva in romanticismo e la passività in virtù.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è la capacità di Federica Bernardo di intrecciare la propria esperienza personale con le storie delle fiabe.
Il racconto non resta confinato nel mondo fantastico, ma si apre continuamente alla vita reale, alle dinamiche sociali, alle aspettative che ancora oggi gravano sulle donne.

Il risultato è una riflessione leggera nei toni, ma profonda nei contenuti: le fiabe diventano uno specchio attraverso cui osservare la cultura in cui siamo cresciute.
E soprattutto, diventano uno strumento per fare domande.

In questo viaggio di decostruzione narrativa, una fiaba viene “salvata”: La bella e la bestia.
Non perché sia perfetta, ma perché rovescia – almeno in parte – lo schema dominante.
È infatti Belle a spezzare l’incantesimo.
È il suo sguardo capace di andare oltre l’apparenza a riportare alla luce l’umanità e la bellezza della Bestia.

Federica Bernardo propone un vero e proprio decalogo di sopravvivenza per giovani donne, in cui offre consigli, spunti e riflessioni su come costruire la propria felicità senza delegarla a una relazione o a una figura salvifica.
Non si tratta di slogan, ma di inviti concreti all’indipendenza emotiva, alla consapevolezza, alla libertà di scelta.
È un passaggio che trasforma definitivamente il libro da semplice riscrittura ironica a manifesto gentile di autonomia.

Le illustrazioni di Mariano Riva accompagnano il testo con un tratto fortemente espressivo, capace di sostenere il tono ironico e insieme riflessivo del racconto.
Le immagini dialogano con le parole senza mai sovrastarle, sottolineando i momenti chiave e contribuendo a creare un immaginario visivo coerente con l’idea di ribaltamento delle fiabe tradizionali.

La scrittura di Federica Bernardo è diretta, brillante, ricca di osservazioni fulminanti.
Il linguaggio è semplice, immediato, adatto anche a un pubblico giovane, ma non rinuncia alla complessità dei temi.
Ed è proprio questa combinazione – chiarezza e profondità – a rendere il libro così efficace anche in contesti educativi, scolastici e di confronto.

Cenerentola era mia nonna è un libro intelligente, ironico e profondamente attuale.
Una lettura che invita a rivedere l’immaginario con cui siamo cresciute e cresciuti e a chiederci che tipo di storie vogliamo raccontare oggi alle nuove generazioni.

È un testo che parla di fiabe, sì.
Ma soprattutto parla di libertà, di indipendenza e della possibilità – reale e concreta – per ogni donna di essere protagonista della propria storia.

Perché il vero lieto fine, qui, non è trovare il principe.
È trovare sé stesse.


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