Disponibile su Netflix.
Scheda Film
Per proteggere la Terra dall'attacco delle forze del male guidate dal Re Demone Gwi-Ma, ogni generazione ha le sue Cacciatrici. Grazie al loro canto, le tre ragazze creano l'Honmoon, uno scudo alimentato dalle anime delle persone che le ascoltano, che impedisce ai demoni di danneggiare gli esseri umani. Ai giorni nostri le Cacciatrici sono Rumi, Mira e Zoey: una girl band che canta canzoni K-pop, le Huntr/x. Il loro successo è così grande da averle portate a un passo dal creare l'Honmoon Dorato, scudo in grado di separare per sempre il nostro mondo da quello maligno. Per impedirlo, Gwi-Ma manda sulla Terra i Saja Boys, demoni che si fingono una boy band. L'affetto dei fan sarà determinante per decidere il destino dell'umanità.
KPOP DEMON HUNTERS LUCCICA SU NETFLIX A SUON DI MUSICA
Sembrerebbe un film d'animazione coreano, e invece è prodotto dalla Sony Pictures Animation per Netflix. Sembrerebbe una grande novità nel panorama dello streaming, e invece è un mix di Sailor Moon e altre serie tv degli anni '90. Ma il focus sul KPop è tutto nuovo, ed è questo a fare la differenza.
In un mondo dove sembrano scarseggiare le idee nuove, dove tutto sembra un remake o un "già visto", KPop Demon Hunters riesce a puntare su pochi ma ottimi ingredienti: le protagoniste caccia demoni e star musicali, la grafica, le canzoni. Proprio "Gold", cantata da Ejae, Audrey Nuna e Rei Ami, ha già portato a casa il suo Golden Globe come Miglior Canzone e si appresta a ritirare anche la statuetta degli Oscar nella stessa categoria. Sembrerebbe banale, ma in realtà la musica è fondamentale nelle nostre vite e per questo merita un posto così importante nel film: l'onda dorata che si espande quando i cuori dei fan battono all'unisono con quelli delle Huntrix sulle note della loro canzone è ciò che tiene insieme il mondo e non lo consegna negli artigli dei demoni.
Il concetto di unanimità è qui legato a quella sensazione che si prova quando si è a un concerto, quando si condivide una stessa passione, quando si è felici. Ciò che unisce è spesso la musica in quanto linguaggio universale, capace di viaggiare sulle stesse frequenze dell'amore, di guarire, di vincere. Soprattutto se usata nel modo di Rumi, Mira e Zoey, ovvero per sanare qualcosa e renderlo più forte, più bello, più sicuro. Sarebbe un mondo migliore se tutti ci lasciassimo trasportare da quei momenti di pura gioia - che sono sempre troppo pochi - che fanno bene allo spirito, che rendono le differenze una forza e non una debolezza.
Anche Rumi combatte con una parte di sé che nasconde al mondo da tempo, condizionata da una scelta che non è sua fin da bambina, ma anche dalla paura di essere fraintesa. L'amicizia, come spessissimo accade negli anime e non solo, è un fattore chiave di KPop Demon Hunters. L'amore passa in secondo piano, almeno nel suo senso più romantico: la band dei Saja Boys strappano qualche risata allo spettatore, ma sono anche il motore scatenante dell'ostacolo narrativo. Si puntano i riflettori sulla relativamente nuova moda dei gruppi musicali coreani e sull'infinità di fan presenti in tutto il mondo. In un modo forse buffo, siamo tutti uguali quando vestiamo i panni di un fan, con lacrime facili ed eccessiva gioia che restano, però, una parte preziosa e vitale di noi.
Un film adatto a tutti per la bellezza dei suoi colori, per il ritmo della sua musica e per i messaggi di accettazione e unione che non invecchiano mai.











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