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IL TRONO DI PELLICOLE: JAMES VAN DER BEEK IL NOSTRO DAWSON SOGNATORE PER SEMPRE

 Grazie James.



JAMES VAN DER BEEK IL NOSTRO DAWSON SOGNATORE PER SEMPRE

Ci lascia a 48 anni James Van Der Beek, il volto noto di Dawson's Creek. Una bellissima moglie, sei figli, un tumore. Ma James a detta di tutti i suoi amici e familiari ha sempre preferito combattere, sorridere, non sprecare i pochi anni rimasti. E anche sui social il suo pubblico ha sempre visto un volto angelico, magro ma con gli stessi occhi del nostro Dawson Leery, intento a lasciare perle di saggezza e parole d'amore in ogni suoi video. 
Per ricordarti, caro James, raccontiamo questa storia dal punto di vista di una millennial come tanti.



C'era una volta l'estate, quella vera, in cui le vacanze duravano tre mesi e il distacco dal quotidiano si faceva sentire realmente. Erano gli anni '90, quelli in cui non c'erano gli schermi dei telefoni ma solo i volti degli amici, le risate per qualche battuta stupida e la noia che portava a inventiva. C'erano i gelati buoni, quelli che sapevano di cioccolato, di amarena, di caramello. C'erano le bibite che ti dissetavano e le hit musicali che accompagnavano la tua estate. C'era la tv, che invece di andare in pausa si riempiva di repliche ma anche di tante novità che ti tenevano compagnia. Tra queste c'era una serie creata da Kevin Williamson con protagonisti dei giovani sconosciuti di nome James Van Der Beek, Katie Holmes, Joshua Jackson, Michelle Williams. La serie era Dawson's Creek

Il 1° settembre del 1998 Dawson's Creek andò il onda per la prima volta su Tele+ Bianco e, successivamente, passò ad Italia 1 il 13 gennaio del 2000. Ciò che ricordiamo sicuramente tutti, al di là di quando è stato visto il primo episodio, è la replica che Italia 1 ci proponeva ogni estate. Era un appuntamento fisso, come lo erano Dragon Ball e i Simpsons a ora di pranzo. Estate era sinonimo di Dawson's Creek, anche perché quei quattro ragazzi di Capeside vivevano in un contesto che sembrava molto vacanziero - anche se non quanto i quattro ragazzi di The O.C. Il molo, il tramonto, la canoa con cui Joey raggiungeva l'altro lato del fiume per arrampicarsi a casa di Dawson tramite la famosa scala di legno, le passeggiate sul porticciolo, il negozio di videonoleggio, le sfrecciate in bici di Pacey, la telecamera vintage di Dawson e i poster di tutti i film di Steven Spielberg. Tutti questi dettagli li hanno fatti diventare subito nostri amici, adolescenti come noi in cui ritrovarsi, con problemi e dubbi grandi esattamente quanto i nostri. I dialoghi lenti, profondi di quegli anni non esistono più, né in tv né tra di noi. Sono stati rimpiazzati da correttori automatici o, peggio, risposte generate da un computer. Il ritrovarsi per caso in un posto non c'è più, così come la possibilità di andare a trovare un amico senza nemmeno avvertire. In parole povere, la spontaneità non c'è più. Oggi è tutto così schematico, costruito, ripetitivo che la morte di un attore ci ha fatto crollare. 

James Van Der Beek rappresentava la nostra parte più infantile, quella di un sognatore che ce la può fare. Il suo Dawson era cocciuto, testardo, ma anche molto talentuoso. Sapeva cadere - con non poche polemiche -, ma sapeva soprattutto rialzarsi. Brontolava come non mai e si disperava quando qualcosa non andava secondo i suoi piani. Era orgoglioso e geloso, fiero e non accettava un tradimento di un amico. Descritto così sembra il peggiore degli uomini, e invece, se ci riflettete bene, è esattamente noi. Abbiamo mai accettato un no con un sorriso sincero? O anche a distanza di anni ci torna in mente un'ingiustizia che non ci è andata giù? Un no detto da qualcuno meno bravo di noi? Siamo convinti di essere meglio di altri nelle nostre passioni, e probabilmente è vero, ma il problema è trovare chi quel modo di fare, quella genialità, la capisce e se ne prende cura. Dawson ce l'ha fatta perché ha preservato il suo lato più romantico e distaccato dalla realtà quel tanto quanto basta per mescolarlo all'arroganza, prepotenza, ingiustizia delle lezioni della vita. Ha subìto e non poco, ma alla fine il nome sulle locandine era il suo. Per questo la notizia della morte di James ci ha distrutti. In primis perché no, per lui non c'è stato il lieto fine. Ma la sua battaglia non prevedeva l'emergere su altre migliaia di persone talentuose (quella l'aveva già vinta), piuttosto sconfiggere un nemico interno e devastante che ha quasi sempre la meglio. In quest'ottica non si può parlare di sconfitta, perché lui ce l'ha messa tutta. E nel percorso tra la notizia della malattia e il suo ultimo giorno ci ha messo dentro un sacco di cose belle: i suoi sorrisi per la vita, per i suoi figli, per sua moglie, perfino per i suoi fans. Ha messo la faccia stanca e scarna a disposizione di tutti, e i suoi pensieri a volte tristi ma sempre profondi come eredità. "Sono degno di amore semplicemente perché esisto" è, personalmente, ciò che mi resterà più impresso tra i suoi insegnamenti. Il suo continuare a vivere nonostante la stanchezza e la consapevolezza che probabilmente non ci sarebbe stato un lieto fine. Il suo dedicarsi alla natura, agli animali, alle persone. Il suo viaggio fino in Italia per incontrare i fans solo un anno fa. Il suo dispiacere per non essere riuscito a partecipare alla riunione di Dawson's Creek. Così umano e così straordinario al tempo stesso. 



Dawson Leery sarà sempre il ragazzone alto, con le spalle larghe e la faccia squadrata che ha conquistato i nostri cuori come fidanzato o amico perfetto. Sarà sempre lì a ricordarci di credere e di andare avanti, di non lasciar perdere ai primi ostacoli, e neanche dopo mille. Di non sprecare una vera amicizia per un risentimnto passeggero. E Dawson Leery avrà per sempre il volto di James, che ci ha insegnato a non sprecare la vita nemmeno quando sai che sta per finire.




                                          


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