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RECENSIONE: STORIE DI FANTASMI DAL GIAPPONE DI LAFCADIO HEARN E BENJAMIN LACOMBE

Buongiorno Gattolettori,
l’eleganza contraddistingue sempre i libri dell’Ippocampo, e Fantasmi dal Giappone non fa eccezione. Il libro di Lafcadio Hearn, meravigliosamente illustrato da Benjamin Lacombe, porta il lettore alla scoperta di una parte importante del folklore giapponese: i fantasmi.




Storie di Fantasmi
di Lafcadio Hearn e Benjamin Lacombe
                                                     
 
Genere:
 Narrativa
Editore: L'Ippocampo
Prezzo: € 25,00
Pagine: 208
Uscita: 9 aprile 2021


Illustrando il celebre compendio del folklore giapponese, Benjamin Lacombe offre un tributo al lavoro di Lafcadio Hearn. All’inizio del Novecento, lo scrittore irlandese fu uno dei primi occidentali a ottenere la cittadinanza giapponese: l’amore per la cultura della sua nuova patria lo portò a percorrere le varie province del Paese, al fine di trascrivere le storie di fantasmi e le leggende tramandate di generazione in generazione. In "Storie di fantasmi del Giappone" Benjamin Lacombe sceglie lo stile adatto a ogni racconto, reinterpretando l’ampia gamma del bestiario tradizionale con la sua inimitabile arte. In appendice al volume, alcuni giochi ispirati a quelli tradizionali permettono d’inventare la propria leggenda di yokai. La presente edizione, a cura di Ottavio Fatica, riprende parte dei testi da lui tradotti per Adelphi nella raccolta Ombre giapponesi, completandola con altri, qui proposti per la prima volta al pubblico italiano.

RECENSIONE

 

Hearn (1850 – 1904) raccolse circa cinquanta storie tratte dal folklore orale e da vecchi libri che sono adesso presentate in Storie di Fantasmi. Oltre alle storie, alla fine del libro, si trovano i Giochi di Yōkai: giochi di parole, rebus e qualcosa di più semplice adatto ai bambini, direttamente dal periodo Edo. I personaggi rappresentati, infatti, erano popolarissimi in Giappone, e ancor di più dopo questi giochi.


“Fantasma. Segno esteriore e visibile di un’intima paura” è la frase di Ambrose Bierce con cui si apre il libro. Volume che è pieno di storie che restano in noi, a cui inevitabilmente si torna per capire un po’ di più, trattenerle. Chi si approccia per la prima volta alla cultura giapponese non può far a meno di notare la visione totalmente distante riguardo la morte e gli spiriti rispetto alla nostra. In Oriente, il cambiamento e la morte stessa non è colma di tristezza e di dolore come in Occidente. Il confine tra la vita e la morte è molto sottile, la delicatezza con cui viene trattata ogni cosa dimostra l’importanza di ogni essere vivente e non. 

 


Il fantastico è quotidianità nella vita dei giapponesi, che conoscono bene fantasmi e spiriti, i loro scherzetti e dispetti, ma non solo. C’è rispetto per la vita dopo la morte, per i riti, per le creature – di solito animali e, specificatamente, insetti – in cui può nascondersi la persona cara che non c’è più e che torna a farci visita, a volte per chiederci di fare qualcosa di fondamentale per lei. A tal proposito, una delle storie raccontate (e quella che mi ha colpito ancor di più) è “Storia di una mosca”, una delle più rappresentative per capire il concetto. In questo libro vengono raccontate delle storie affascinanti, che spingono il lettore a voler conoscere sempre di più i pensieri e il folklore giapponese. 

 

 

Perché c’è qualcosa di unico in questo paese, nella sua delicatezza, nel suo rispetto per ogni cosa. Si tocca con mano una tranquillità dovuta anche alla consapevolezza che non tutto deve far paura, ma che necessita di essere rispettato.


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