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INTERVISTANDO... IRENE RENEI

 Buongiorno readers,
oggi vi propongo una chiaccherata avvenuta con una grandissima donna, autrice del libro "Dieci tazze a colazione", Irene Renei



1. Ciao Irene prima di tutto benvenuta nel mio piccolo spazio virtuale e partiamo subito con la domanda di rito: chi è Irene Renei e cosa fa nella vita oltre a scrivere.
Irene è, come tutte noi, un insieme di mille donne diverse, il risultato di esperienze vissute come figlia, madre, come donna lavoratrice e che contemporaneamente deve mandare avanti le faccende di casa, una parte adolescente che fa capolino quando alla radio passa la canzone che ascoltava al liceo.
Siamo mille sentimenti mescolati noi donne, tutte.

2. Come è nata l'idea del libro: "Dieci tazze a colazione"? 
È stata un esigenza più che il lampo di un'idea. Avevo bisogno di mettere nero su bianco una serie di emozioni che ha travolto la mia vita e il desiderio di condividere, di portare per mano altre persone sul mio cammino.

3. Perchè proprio le tazze?
La tazza è accoglienza, contiene.
La tazza è confidenza, ci appoggi le labbra, lo fai nell'intimità del risveglio. È qualcuno che si prende cura di te e ti dà il benvenuto al giorno.
Le tazze a casa mia sono tante, per i tanti ragazzi che hanno deciso di passare la notte da noi.
Alcuni cresciuti con noi negli anni, altri di passaggio. Ognuno ci porta la sua storia, appoggia lì il suo cuore. Scambiamo un po di latte e cioccolata con la ricchezza immensa della loro fiducia.

4. Quale messaggio hai voluto inviare al lettore con il tuo romanzo?
Io non so che messaggio possa portare, a dirti il vero.
Credo che dipenda dalle mani che lo accoglieranno, da ciò che vorrà leggerci.
Nella prefazione scrivo "Vi appoggio queste storie su un piatto d'argento: finché avete fame mangiate."
Questo è.  Dipende dalla fame che ognuno ha di accogliere storie che ci passano accanto e che spesso ci sfiorano nella nostra totale indifferenza.
Io ci sono sbattuta contro e la mia vita è cambiata.
Non vorrei tornare ad essere quella di prima

5. Quanto è stato difficile mettere su carta la verità?
È stato difficile parlare del percorso che mi ha portato ad entrare nella comunità d'accoglienza mamma bambino, in cui ho deciso di fare volontariato, perché era la strada delle mie debolezze, delle mie incapacità genitoriali, dei miei infiniti limiti. Scrivevo e piangevo.
Forse per strada mi sono anche perdonata. Sono quella che sono.
Parlare delle storie di donne che ho incontrato lì dentro non è stato doloroso e difficile come conoscerle dalle loro labbra e dalle loro parole.
Quello è stato difficile: guardarle negli occhi e nel loro dolore quando si raccontavano.

6. Cosa significa per te questo libro?

Una svolta nella mia vita.
La decisione di regalare agli altri una parte di me e la decisione di fidarmi della mia penna nel comunicarle.
La consapevolezza che scrivere è quello che ho sempre sentito di voler fare.Una delle tante donne che ho dentro voleva da sempre essere una scrittrice.

7. Un piccolo giochino: 3 buoni motivi per cui i lettori dovrebbero leggere il tuo libro.
Domanda difficile.
Per conoscere un mondo che probabilmente ignora, per avere in mano un nuovo metro di giudizio della propria vita, per provare a pensare che siamo parte integrante di una società che possiamo cambiare solo agendo in prima persona. Oggi do io agli altri, domani gli altri danno a me.
La speranza di lasciare ai nostri figli in mano un esempio che sia fatto di azioni e non di parole.
Ecco, ne ho dette troppe.
Ho tante speranze dentro a queste pagine!

8. Parlando di libri in generale invece, qual è il libro che ti ha lasciato un segno e perché?
Sono tanti i libri che uno porta nel cuore. Sono legati al periodo della vita in cui li leggi, a quello che il tuo stato d'animo del momento riesce a leggerci.
Potrei citarti Tiziano Terzani, " La fine è il mio inizio", la maggior parte degli scritti di Erri de Luca,
" Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini.
C'è una lettura che però mi porto dietro dal liceo e che non passa mai, ciclicamente la riprendo in mano trovando lo stesso smarrimento umano di fronte ai perché della vita.
È un canto di Giacomo Leopardi: "Canto notturno di un pastore errante nell'Asia". Lo leggo e inesorabilmente piango.

9. Siamo arrivati al momento dei saluti, ma prima di lasciarci una piccola curiosità:  stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
Si, piccoli embrioni di un nuovo progetto, ma diamo tempo a Dieci tazze a colazione di nascere tra le mani delle persone.
Glielo devo e lo devo a me stessa.
Questa vita ci costringere spesso a correre e ci fa dimenticare di gustare il panorama.
Io voglio andare piano ora e assaporare la nascita del mio libro.
…del doman non v'è certezza…diceva un poeta che davvero sapeva scrivere…


IRENE RENEI


Classe ’72, nata e cresciuta in Liguria, è scrittrice e autrice del blog “Donne che pensano” con ampio seguito sui social. Agente finanziario, ha sempre amato più le parole dei numeri, fino a decidere di lasciare quell’ambiente altamente performante per cercare una nuova dimensione nella scrittura.

Sposata, con due figli e tre fratelli in affido diurno, è da sempre vicina alle problematiche sociali legate al ruolo della donna nella nostra società e alle molteplici dinamiche che legano genitori e figli. Nei suoi scritti tratta con particolare attenzione temi che spaziano dal mondo complesso degli adolescenti di oggi ai molteplici ostacoli delle donne vittime di un sistema che spesso le mette all’angolo, nel tentativo di sensibilizzare il pubblico a realtà che spesso ci scorrono accanto in un silenzio assordante.

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