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IL TRONO DI PELLICOLE: DAHMER RACCONTATO SU NETFLIX

 Se ne parla tanto in bene e in male. Perchè?



DAHMER RACCONTATO SU NETFLIX

Fin dalla sua uscita il 21 settembre, la miniserie composta da 10 puntate Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer ha fatto parlare tanto. Sia da parte del pubblico che dei parenti delle vittime, l'attenzione sulla serie è stata tanta. Perché?



Se non avete visto tutti gli episodi, fermatevi qui con la lettura. 

SPOILER!!!

La miniserie ha un gradimento del quasi 100% su Netflix, in contrasto con l'indignazione dei parenti delle vittime e alcune critiche su giornali e media soprattutto americani. Il tutto ruota attorno a una eccessiva spettacolarizzazione del dolore, al presentare un Dahmer troppo "umanizzato" con cui quasi ci si schiera, al non coinvolgimento dei parenti delle vittime che avrebbero dovuto dire la loro ai produttori Netflix, all'inopportunità di continuare a tirare in ballo il nome di un serial killer, al non essere riusciti a spiegare il perché delle sue azioni, e infine ad alcuni fatti non proprio reali e costruiti ad hoc per lo show. Ovviamente dobbiamo distinguere tra realtà e finzione: nella realtà, Jeff Dahmer va condannato sotto ogni punto di vista per le sue azioni. Che siano conseguenze della sua infanzia, del contesto sociale, o di una predisposizione, non va giustificato; nella finzione, siamo davanti a una miniserie che ha due attori magistrali, Peter Evans e Niecy Nash. La loro interpretazione ha reso la serie memorabile, il merito va a loro più di ogni altra cosa. Da parte degli autori e del regista, sicuramente c'è un evidente sguardo anche ai crimini della società, che sono poi sempre gli stessi: razzismo, indifferenza, violenza. Una delle polemiche riguarda proprio l'aver enfatizzato il comportamento della polizia, menefreghista davanti a potenziali vittime solo perché afroamericane o gay o altro. Davvero? Possibile che la storia sia stata ingigantita, ma davvero vogliamo far finta che negli anni '70, ancora più di oggi, non ci siano state delle situazioni ingiustissime su base discriminatoria? Vogliamo fare finta che la società non etichetti e non faccia qualcosa solo e quando un fatto li riguarda da vicino? Non siamo a conoscenza di quanta violenza circola, quante vittime potevano essere evitate con un intervento preventivo della polizia? Questa polemica è inutile. Netflix ha fatto bene a porre sul piatto questi temi, anche ingigantendoli, come è proprio di uno show televisivo. 

Seconda polemica, i parenti delle vittime dovevano essere ascoltati. E qui sono d'accordissimo. Non importa quanto siano bravi gli autori e quanto simili siano le reazioni dei parenti delle vittime - come mostrato da un video che circola su Twitter, in cui viene paragonata l'ultima testimonianza della sorella di una delle vittime nello show e nella realtà, risultando quasi identica -, andavano ascoltati e informati. 

Ma il nome di Jeff Dahmer, che secondo alcuni va gettato nel dimenticatoio perché causa di ingiustificato fomento da parte delle persone attratte dalla sua storia, - tanto da rendere possibile un'asta con gli oggetti appartenuti al serial killer - va in contrasto con l'idea che gli orrori della storia vanno ricordati, raccontati, affrontati. Ci sono giornate della memoria che ricordano eventi terrificanti, ed è giusto che nessuno dimentichi. Non per diventare fan di chissà quale pazzia ma, al contrario, per capire, per non ricadere negli errori. Quanto al fatto che il risultato non sia quello sperato, poi, è un altro paio di maniche. 

I fatti non sono perfettamente veritieri, è stato detto. Eppure leggendo quali sono queste discordanze (la vicina non era Glenda ma un'altra persona, le chiamate non erano per la puzza di carne marcia ma di urina - che poi si è scoperto essere l'odore della sostanza acida in cui Dahmer scioglieva parti delle sue vittime - ecc ecc.), non sembrano poi tanto importanti al punto da alzare un polverone su questa serie. Forse potevano evitare di far ricadere sul padre una colpa così grande quale quella di insegnare al figlioletto a dissezionare i cadaveri degli animali, cosa che a quanto pare non è vera. 

Sulla spettacolarizzazione del dolore e sul simpatizzare per il serial killer nella serie tv, non è così. Non viene ammirato ciò che fa Dahmer, ma la performance di Peters: il suo comportamento freddo, razionale,  il faccino pulito sono ciò che rimane impresso della sua recitazione. La curiosità per il macabro, che da sempre contraddistingue l'essere umano, è un altro discorso. Esiste, è riprovevole, ma è così. Vogliamo guardare cosa succede, spaventarci di ciò che Dahmer fa e che ci attira solo perché è finto. Non è stato finto per altre persone, questo va tenuto bene in mente. Non credo che qualcuno - salvo forse rari casi - possa simpatizzare sul serio per una persona che fa a pezzi altre persone e che a volte se li mangia. Posso piuttosto pensare che qualcuno capisca la solitudine (o qualunque altra cosa sia) di cui era impregnato Jeff Dahmer. Se mettiamo da parte per un istante il fulcro dell'orrore, si tratta di un ragazzo di più o meno diciassette anni che scopre di essere gay e che ha forti disagi con la società (tanto da non mettere gli occhiali al processo per non vedere limpidamente i volti di chi gli sta davanti, almeno nella realtà dei fatti). Rimettendo nella storia gli ingredienti brutali, abbiamo un ragazzo che appaga i suoi impulsi sessuali solo con corpi senza vita, che vuole avere il controllo totale sulla situazione, che fa a pezzi le persone e a volte se le mangia. Si può mai simpatizzare per questo?

Dunque che giudizio finale potrei dare a questa serie? Io l'ho guardata consapevole dell'orrore vissuto dalle vittime e dai loro familiari, non c'è bisogno che qualcuno me lo ricordi. Ma l'ho guardata anche come una serie tv, riconoscendo che le dinamiche e la costruzione del racconto sono puramente tecniche, che la sua sceneggiatura mira a raccontare una storia - che deve spaventare, emozionare, far riflettere - ma molto di più a puntare il dito contro una serie di malfunzionamenti della società. Lo scopo era probabilmente proprio quello di catturare l'attenzione - e niente è in grado di incollarci alla sedia quanto una storia horror tratta dalla realtà -, di farci disgustare, riflettere, interrogare su quanto Dahmer sia un prodotto della società che non lo ha mai ascoltato o quanto sia un fattore su cui non si poteva intervenire. Non è necessario dare risposte, sapere se Jeff Dahmer è nato "così", se gli eventi nella sua vita lo hanno portato a questo, se c'è una diagnosi medica possibile per il suo comportamento, se si tratta di pura malvagità, di paura, di inadeguatezza, di senso di abbandono. Non possiamo capire e nessuno probabilmente ci riuscirà mai. Inevitabilmente, uno show televisivo ha un impatto sulla società. Ma non siamo un pubblico ignaro, siamo stati mangiati da infiniti telefilm negli ultimi anni che sappiamo prendere per ciò che sono. Lo stesso vale per Dahmer. Ciò che possiamo e dobbiamo fare è goderci lo show per quello che è, ricordandoci di tutto il contesto in cui esso è collocato.



                                    


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