CINEGATTO: MULAN

Live action attesissimo disponibile su Disney +: Mulan, la storia dell’eroina cinese portata sul grande schermo nel 1998 dalla Disney torna in una nuova versione.


Scheda Film



Mulan, film diretto da Niki Caro, porta sul grande schermo in live-action l'omonimo classico della Disney. È la storia di una giovane donna di nome Hua Mulan (Liu Yifei), figlia maggiore di un rispettato guerriero della Cina durante gli anni della dinastia Sui. La ragazza è sveglia, piena di energie, aggraziata, ma anche molto agile e determinata. Ormai giunta in età adulta, a Mulan viene imposto di sposare un uomo, scelto dalla famiglia e dalla mezzana per lei e, nonostante la giovane non si senta pronta per il matrimonio, accetta la decisione senza opporsi.
Quando il Paese subisce un attacco dal nord da parte degli Unni, l'imperatore ordina che ogni famiglia contribuisca al bene della nazione mandando un uomo in guerra. Per evitare al padre, ormai anziano e malato, di arruolarsi nell'Armata Imperiale come unico maschio dei Hua, Mulan si traveste da uomo, combattendo con il nome di Hua Jun. La ragazza dimostra di essere una valida guerriera, ma il suo travestimento funzionerà davvero?


MULAN

Qualche polemica, qualche commento entusiasta: Mulan, film diretto da Niki Caro e interpretato da Liu Yifei, ha diviso fin dalle prime indiscrezioni con l’annuncio che no, non ci sarebbero state né canzoni né Mushu nel live action. Abbiamo storto il naso tutti, mentre in Cina il dissenso è nato in seguito ad alcune dichiarazioni della protagonista schieratasi con la polizia di Hong Kong che hanno portato ad azioni di boicottaggio con tanto di hashtag “BoycottMyulan”. Non la migliore delle partenze, purtroppo. Ma scrollandoci di dosso tutto il contorno, possiamo e dobbiamo guardare al film per ciò che è, un live action ben fatto con alcune pecche. Dopo la visione, posso dire che la scelta di non includere le canzoni è decisamente un bene. Per l’impronta seriosa del film, un intermezzo da musical sarebbe stato ridicolo. Molto apprezzata la scelta di lasciare un sottofondo musicale fedele alle canzoni originali. 



Per quanto riguarda la trama, il film riprende – proprio come nel cartone animato – la leggenda cinese di Hua Mulan, raccontata nel poema La ballata di Mulan. La sua autenticità è da sempre un mistero, non sappiamo se l’eroina cinese, arruolatasi in un esercito di soli uomini per combattere al posto del padre malato, sia vera o no. La base storica del racconto è quasi senza ombra di dubbio la campagna militare condotta dalla dinastia Wei del nord contro le tribù nomadi Rouran, conclusasi con l’unificazione della Cina del nord nel 439. Fu Hao, la donna-guerriero che visse nel 1250 a.c. sotto la dinastia Shang, è invece realtà. Dunque la storia disneyiana non è del tutto inventata, anzi. La forza della protagonista è sempre stata ben vista dal pubblico, che l’ha sempre ammirata per il suo coraggio, la sua caparbietà e il suo amore per la famiglia. Valori ripresi anche nel live action e che fondano le proprie radici su una figura della mitologia cinese che è anche molto presente nel film, la fenice: il Fenghuang è un uccello simile alla fenice greca ed egizia, tuttavia molto diversa; Feng (maschio) e Huang (femmina) sono uniti in un’unica identità ermafrodita, spesso in lotta con un serpente. Il corpo della fenice cinese è rappresentato da diversi animali (gallo, gallina, rondine, serpente, oca, tartaruga, cervo e pavone) e, secondo una versione del mito, simboleggia il Cielo, la Luna, il Sole, il Vento, la Terra e i Pianeti. I suoi colori sgargianti ne contengono i fondamentali, il suo spirito rappresenta la metafora dei complementari yin e yang e la sua presenza è simbolo di buon auspicio. Intorno alla figura apparentemente di secondo piano nella storia di Mulan, in realtà viene racchiusa l’essenza del film stesso: il Fenghuang viene descritto nel primo libro dello Shang jing con segni di virtù, giustizia, ritualità, umanità e sincerità, gli stessi citati nel film e associati alla guerriera nel momento in cui raggiunge la massima consapevolezza ed espressione del suo qi, ovvero l’energia interna, in una simbiosi mente-corpo-universo. Anche in questo caso siamo nel pieno della tradizione cinese, fatta di miti, forza interiore e capacità che trovano piena espressione solo in seguito al giusto allineamento mentale e fisico tra l’interiorità e l’esterno. 



Nonostante i simbolismi aggiunti, la trama del live action non si discosta molto dal cartone originale: il nemico da sconfiggere è Bori Khan (Jason Scott Lee), comandante delle truppe rouran, e la strega mutaforma Xian Lang (Gong Li) – in questo caso personaggio aggiunto. La vita dell’Imperatore (Jet Li) è così minacciata dall’arrivo di Khan e necessita della difesa di ogni capofamiglia chiamato a unirsi all’esercito cinese. Il personaggio della strega che si trasforma in falco è una modificazione dell’originale falco che accompagnava il nemico Shan Yu nel cartone del 1998. Probabilmente, la scelta di introdurre simbolismi e dunque cambiamenti all’interno del film è dovuta a un tentativo di interiorizzare maggiormente la cultura cinese e i suoi miti e credenze, anche se il pubblico cinese non ha pienamente apprezzato, accusando a volte il live action di distorsione della propria cultura. Forse la Disney non è ancora pronta per raccontare una cultura differente senza preoccuparsi di realizzare un prodotto che sia leggibile da tutti e universale. La multiculturalità all’interno della sua casa di produzione è un dato di fatto, impossibile pensare a una pecca di ignoranza; si tratta piuttosto della scelta di adattare il film a un pubblico e a un mercato internazionale. Da spettatrice italiana posso solo dire che ho apprezzato la forza trasmessa dai concetti della tradizione cinese e che sono pienamente consapevole che essi siano ancora più potenti e meravigliosi nella realtà della tradizione. Per me Mulan è un film ben riuscito, che non demolisce una cultura, anzi ne alimenta la curiosità da parte di un pubblico straniero.  È un live action ben interpretato e costruito, che non fa rimpiangere eccessivamente il cartone animato se non nella sua epica scena finale che viene qui ridimensionata. 




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