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CINEGATTO: TOLO TOLO

Campione d’incassi dello scorso anno, arriva su Sky Tolo Tolo, diretto e interpretato da Luca Medici, ovvero Checco Zalone.

 

Scheda Film



Trama
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Dopo che il suo ristorante di sushi è fallito miseramente, Checco deve scappare dai suoi creditori e decide di rifugiarsi in Africa, dove si improvvisa cameriere in una struttura alberghiera.

TOLO TOLO

Trasferitosi in Africa dopo il fallimento del suo sushi restaurant a Spinazzola, Checco fugge dai debiti, dalle ex-mogli e dalla famiglia poco affezionata alla sua persona, ma molto ai suoi soldi (che non ha). Si rifugia da cameriere in un resort africano, conosce nuovi amici come Oumar (Souleymane Sylla), IdjabaLa (Manda Touré) e Doudou (Nassor Said Birya) con i quali, successivamente, intraprenderanno un viaggio della speranza per lasciare un paese in guerra. Tema attualissimo con degli spunti che richiamano Quo vado?: un’Africa appena accennata nel film precedente che però mostra la voglia da parte del regista e attore di approfondire. La fila fuori dal cinema per i nuovi film di Zalone la conosciamo bene, così come le polemiche sulla quantità spropositata di sale a disposizione di Medici contro i pochi spazi per il resto della programmazione. Dagli esordi trionfali di Cado dalle nubi e Che bella giornata sono passati parecchi anni, e qualcosa è cambiato. 
 

La domanda è: in meglio o in peggio? Tolo Tolo è forse un film di delicata transizione, del passaggio tra la predominante comicità dei titoli precedenti verso un’analisi del mondo e di ciò che non funziona, o meglio che noi esseri umani non facciamo funzionare. Nulla da dire su questo, non penso che chi nasce comico deve morire comico, soprattutto nel caso di Zalone che fin dagli esordi ha dimostrato una sensibilità verso temi di esclusione e malfunzionamento del sistema. La comicità con moralità non è un fattore nuovo in Tolo Tolo, e di certo è uno di quei punti a suo favore da sempre apprezzati. 
 

È giusto sperimentare, espandersi, ma solo se si ha la piena coscienza di ciò che si sta facendo e dicendo. Non concordo con le polemiche di razzismo rivolte a Zalone, anzi: Tolo Tolo prende in giro tutte le persone – indistintamente da sesso, colore della pelle, nazionalità – che vedono differenze tra gli uomini, e questo non può che essere un merito per il regista. La mia perplessità, dunque, si muove più sulla scelta di come rappresentare alcune parti della storia: Zalone ha passato quasi due anni in Kenya, tra scritture e riprese, vivendo quel luogo e la sua gente; ma il film è ambientato nel villaggio di Saint-Jacques, immaginato vicino al Senegal. 
 

A detta dello stesso regista, Zalone ha sperimentato un’altra Africa, quella in cui la gente ride ed è felice. Dunque come si può parlare dell’Africa presente nei telegiornali, con quelle immagini strazianti di persone – perché sono questo, prima di essere migranti – che muoiono in mare con la stessa leggerezza di un’Africa diversa? L’intento di Zalone è chiaro e nobilissimo, ma durante la visione del film non ho fatto altro che pensare: “questa non è la storia dei migranti, nemmeno ironicamente si avvicina ad essa”. Le storie tragiche possono essere trattate con ironia, La vita è bella di Benigni ne è l’esempio più grande; ma devono lasciare un contatto con la realtà di ciò che si sta raccontando, altrimenti è un’altra storia.
 
Che altro dire, Buona visione!


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