RECENSIONE: ICO. IL CASTELLO DELLE NEBBIE DI MIYUKI MIYABE

Buongiorno readers,
piccoli nerd ne abbiamo? Allora non potete assolutamente perdervi Ico diventato famoso grazie al gioco della Play Station uscito nel 2001

ICO
Il castello delle nebbie
di Miyuki Miyabe
 
                                                      
Genere:
Narrativa
Prezzo: € 19,00  
Editore: Kappalab
Uscita: 1 ottobre 2020

Ico è diverso dai comuni bambini: sul suo capo sporgono infatti un paio di corna. Nel villaggio di Tokusa questo è considerato da sempre un simbolo di sventura, perciò il destino del giovane è segnato: un'antica tradizione prevede che sia abbandonato all'interno del Castello delle Nebbie, un'immensa e labirintica costruzione, antico teatro di misteriosi eventi, nel quale nessuno ha mai più messo piede a memoria d'uomo. Ma Ico non accetta la sua sorte: quando incontra Yorda, una ragazza che non parla la sua lingua e la cui pelle emana un innaturale chiarore, decide d'impegnarsi a trovare insieme a lei la soluzione al grande rompicapo che potrebbe cambiare la sorte di molti nel mondo, scoprendo cosa accadde all'interno di quel castello, e perché da allora tutto cambiò...
RECENSIONE

Se siete dei piccoli nerd, sicuramente questa non è la prima volta che avete sentito parlare di Ico.
Ico infatti è un bellissimo gioco dei primi anni 2000 per la Play Station in cui il protagonista, Ico,
considerato un simbolo di sventura a causa delle corna che gli sporgono dal capo, viene allontanato dal suo villaggio e confinato in un enorme castello nella foresta. 
Il gioco parte subito così ma ovviamente il libro no. L'autrice Miyuki Miyabe, descrive in modo più approfondito ed espanso la storia dei personaggi che vi assicuro non è assolutamente una transposizione del gioco. Il romanzo infatti inizia con le perplessità dell'anziano del villaggio e del migliore amico di Ico, di mandare un bambino di soli tredici anni, ad affrontare da solo il suo destino solo perché è nato con un'anomalia.
 
Alla fine però Ico viene trascinato da un gruppo di guardie armate, all'interno del Castello dove qui, sorprese delle sorprese, dentro una gabbia, trova Yorda, una ragazza rinchiusa già da tempo nella torre del castello. Tra i due, nonostante le difficoltà linquistiche, Yorda non parla la stessa lingua di Ico, nasce subito una splendida complicità che gli permetterà di scoprire i segreti del castello.

La storia, tranne per alcune parti come quelle dedicate a Yorda, ricorda molto il gioco e anche se ho trovato la descrizione del worldbuilding eccezionale, ha tratti mi ha un po' annoiata. A metà libro infatti mi è sembrato quasi di ritrovarmi all'interno dei quadi del gioco. Tutto così frammentario, artificioso ma allo stesso tempo intuibile.
Fortunatamente la scelta narrativa è stata azzeccata. Il punto di vista di Ico infatti si alterna con quello di Yorda regalando così al lettore, prospettive completamente diverse rispette a quelle del gioco. Attraverso i loro pensieri, sarete condotti all'interno del Castello delle Nebbie, un'immensa e labirintica costruzione, antico teatro di misteriosi eventi, nel quale nessuno ha mai più messo piede a memoria d'uomo


Nonostante i temi interessanti che vengono trattati, come il pregiudizio e le differenze "raziali", non posso certamente dire che la lettura di questo libro mi abbia entusiasmato completamente ma alcuni punti della storia mi sono piaciuti moltissimo e in qualche modo, sono riusciti a coinvolgermi.  Sicuramente è un libro che potrà essere apprezzato ancora di più da chi non ha mai giocato a Ico ma soprattutto da chi ama i fantasy con qualche sfumatura orientale.

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