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PAGINA 69 #3

Buon pomeriggio readers,
come tutti i giovedì è arrivato il momento di presentarvi l'autore ospite della pagina 69. Eccomi qui con, "Il verbo di A'Alwè" di Andrea Agomeri.

Pagina 69

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Ricordo che la rubrica è stata ideata da Ornella di Peccati di Penna.
 
IL VERBO DI A'ALWE'- ANDREA AGOMERI

Genere: Fantasy
Prezzo: 19,90 (ebook € 3,49)
Editore: EDITRICE GDS
Pagine: 303
Pubblicazione: 3 Ottobre 2019 

Quando il bosco di Lorgul inizia a sussurrare presagi di morte, per Andrel non rimane altro che aggrapparsi all’istinto di sopravvivenza. Ma dal momento in cui l’oscura selva decide di mostrare il suo vero volto, nulla potrà più trascendere l’immaginazione, se non il nulla stesso.Inizia così un’odissea per terra e per mari, tra battaglie ed epici duelli, alla ricerca di una bambina, fonte di salvezza contro l’orda del Male che avanza. Un invisibile nemico li attenderà, un’indecifrabile realtà li accompagnerà, una segreta alleanza li sosterrà.Dalla drammaticità degli eventi, eroici cavalieri all’ombra delle Tenebre vedranno emergere dai propri conflitti interiori quei valori persi nel profondo del cuore umano. È infatti in un viaggio spirituale che i protagonisti dovranno affrontare la loro prova più dura ed è nel verbo di Lei, di A’alwe, che dovranno trovare quella fede che li renderà invulnerabili. Un cammino fatto di illusioni e verità, di macabre conoscenze e profetici disegni.Un cammino che porterà alla rivelazione e alla redenzione.Sarà pianto delle Tenebre, grido degli abissi o un’alba morente incatenata da un imperituro tramonto?

ESTRATTO


(dal capitolo LXXXV)

La mano affondò delicatamente nel bianco manto del suo cavallo. La pioggia ne aveva indurito ed inscurito il pelo, ma lei sentì ugualmente il calore che sprigionava. Paulen fece scivolare un piede dalla staffa, caricò tutto il peso sull'altra staffa e saltò giù. Sciolse l'animale da tutti i finimenti, poi gli diede una carezzevole pacca sul posteriore. Lo rese libero, gli donò la libertà di scegliere il sentiero dove cavalcare, lo liberò dall'opprimente realtà che incombeva, implacabile. Per un attimo il quadrupede esitò ma poi, infastidito dall'aria venefica, s'arrese e fuggì via. Paulen era rimasta sola, ferma, tra i bui vicoli di Kir-sandia. Era giunta lì chiamata dal suo destino, spinta dalla volontà di porre un cambiamento che avrebbe alterato ogni scelta avversa di chi guardava al cambiamento stesso inteso come dominio, come distruzione. 
Lei invece voleva offrire la scelta di ricostruire ciò che l'uomo stesso aveva danneggiato. Sospirò ma non gli piacque ciò che sentì. Il mantello gravò sulle sue spalle, appesantito dalla pioggia incessante. Era buio, eppure una luce soffusa, distante, proveniva ad indicarle il sentiero. S'incamminò. Nell'irreale silenzio che avvolgeva ogni cosa, il fruscio del suo mantello sembrava essere l'unica voce a pizzicare gli aghi d'acqua che cadevano dal cielo cupo. Il soffio della morente attesa le incipriò un volto indurito dalle invisibili cicatrici dell'eterna espiazione. Intrecci di angusti pensieri le si affastellarono nella testa, tessuti in reminiscenze di un passato logorato dai secoli. Ispirò a fondo, come a voler diluire i ricordi verso una dimensione astratta, senza confini e senza regole. Le tenebre erano ovunque, opprimenti, ma non v'era solo l'oscurità ad accompagnarla. 
Levò il capo al cielo; la pioggia le punzecchiò il volto. In ogni goccia, frutto del pianto di un cielo ferito, vi riconobbe quel cuore di luce che in altri tempi illuminava ogni cosa, minuscoli frammenti di un alba strappata al giorno, minuti segni, poco più di illusioni, che scintillavano come se un'entità viva vi pulsasse dentro. Strizzò le palpebre, come a voler proteggere quel mosaico nascente di luci e colori. Procedette a passo lento, sottomessa in una crisalide di oscurità. Attorno a lei le ombre sembravano attecchire su ogni cosa, schiacciate dalla pioggia scrosciante. Iniziò a percepire la Sua presenza. Il passo di Paulen si fece più deciso. Lo scontro era imminente. Lo scontro era inevitabile.

ANDREA AGOMERI
Andrea Agomeri è nato a Roma nel 1978 e vive ad Aprilia (LT) con la moglie Mara. Appassionato degli anni ’80, ha una laurea in Scienze Naturali, con una specializzazione in biotecnologie cellulari delle piante.
Dopo qualche concorso letterario e brevi racconti, ha scritto e pubblicato il suo primo romanzo, Il Verbo di A’alwe, un fantasy epico di 854 pagine, suddiviso in due volumi ed edito da GDS editrice.
I suoi autori preferiti sono Terry Brooks e Stephen King.

Allora che cosa ve ne sembra? Vi ho incuriosito? Qui potete trovare il link d'acquisto.


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