LE ACCHIAPPA VIP: ALICE TORRIANI


Bella, elegante, grintosa, ha vestito i panni di Andreina Mandelli nella fiction Il Paradiso delle Signore ma il suo primo amore è stato il teatro. L'abbiamo anche vista nella versione scrittrice con i libri: L'altra sete e Una vita a posto. Ancora non avete capito di chi sto parlando? Ma ovviamente di Alice Torriani.

LE ACCHIAPPAVIP... ALICE TORRIANI


La recitazione è anche evasione, la possibilità di essere persone diverse, seppur per poco. Tutti sembriamo averne di bisogno ogni tanto. Cosa ne pensi?
Penso che poter vivere una sola vita è una vera condanna. I discorsi che spesso mi capita di sentire sono pieni di “se”, se avessi avuto più coraggio, se avessi capito prima, se fossi partito…È come se pensassimo che la realizzazione o la “ felicità ” siano sempre da un’altra parte, in un’altra vita, un altro momento che non è ora. In questo senso recitare mi dà la possibilità di vivere più vite in una sola, e tanto diverse l’ una dall’ altra, diciamo che mi distrae e mi aiuta. Ma probabilmente questa è la via più semplice per non affrontare la questione.
Forse dovremmo provare a guardare con occhi diversi ciò che ci sta intorno, provare ad essere grati del momento presente, che è l’unico che abbiamo.
 
Com’è nata la tua passione per la recitazione?
Ricordo il primo spettacolo che ho visto, credo intorno ai dodici anni, ricordo il momento in cui ho sentito il suono del sipario che si apriva nel buio: ho cominciato a piangere, senza sapere perché. Ho percepito che un evento incredibile stava per accadere, anche se non avevo idea di cosa fosse. Lì è nato qualcosa che è cresciuto improvvisamente e per caso, quando mio padre mi chiese di sostituire un’attrice nella compagnia dialettale nella quale recitava ogni tanto. Avrei dovuto interpretare una donna francese, con indosso un abito elegantissimo. La prima sera in cui abbiamo recitato con il pubblico ho capito che era lì che volevo stare.
  
Qual è stato il tuo primo, ma proprio primo, ruolo: piccole parti in recite scolastiche comprese.
Grazie per questa domanda, ci ho dovuto pensare un po’ e ho scoperto qualcosa che avevo dimenticato. Mi sono ricordata che il primo ruolo è stato in uno spettacolo alle scuole elementari tratto dal racconto di Marco Lodoli, Cipì, e io ero lui, il passerotto birichino che fin dalla nascita dimostra una grande curiosità per il mondo. Ricordo benissimo la frase che ripetevo “ Cipì, Cipì voglio uscire di qui! ”.  Chi aveva assegnato i personaggi doveva  averci visto chiaro, fin da piccola ero un’irrequieta, sempre in cerca di cose nuove da sperimentare.  
 
In quali tratti dei personaggi da te interpretati ti rivedi maggiormente?
Il personaggio  che mi ha lasciato di più addosso è stato quello di Agata, nell’ultimo film per il cinema che ho girato. Il film si chiama Lessons of Love, diretto da Chiara Campara, ed è stato presentato al Festival del Cinema di Venezia quest’anno. Agata è sempre in contatto con una certa malinconia, il senso sfuggevole delle cose, o il non  senso delle cose, e proprio per questo riesce a trovare un’ incredibile forza, che nasce dalla consapevolezza che, in fondo, questa vita sembra tutta un assurdo gioco. Con Andreina  del Paradiso delle Signore ho condiviso invece la determinazione e la testardaggine. Con Cristina  di Un Passo dal Cielo la follia. Per quanto riguarda il teatro il personaggio che mi ha lasciato di più è sicuramente Irina, di Tre Sorelle di Cechov. Irina fa un percorso molto interessante, dall’entusiasmo iniziale e fanciullesco passa alla scoperta della realtà e della sua durezza, ma continua a guardare al suo sogno, forse chimera, di poter andare un giorno a Mosca.
    
Il Paradiso delle Signore è una tappa importante della tua carriera. Cosa hai portato via da questo set, e riposto dentro il tuo bagaglio di esperienza lavorativa e umana?
E’ vero, il Paradiso delle Signore mi ha insegnato tantissimo, è stato un lavoro totalizzante ed è stato un privilegio poter interpretare un ruolo per tre stagioni. Il fatto che fosse ambientata negli anni cinquanta ha costituto una sfida davvero interessante, mi ha costretto a molte domande: cosa vuol dire essere una donna negli anni cinquanta? Come cambia il rapporto con il sesso maschile? Cosa vuol dire indossare abiti che costringono ad una certa postura? Inoltre ero sul set praticamente tutti i giorni e questo mi ha consentito di conoscere me stessa e il lavoro sempre più profondamente. Ho scoperto orari mattutini prima sconosciuti, spesso venivano a prendermi alle cinque del mattino. I colleghi sono stati una preziosissima squadra, la forza dell’esperienza è stata rappresentata soprattutto dal gruppo.
 
L’altra sete è il titolo del tuo primo libro, Una vita a posto del secondo. Cosa c’è nella scrittura che completa le tue passioni artistiche?
La scrittura è il luogo dove posso davvero andare a briglia sciolta, non ci sono registi, non ci sono sceneggiatori, ci sono solo io e la necessità che mi spinge a scrivere una storia. Sono molto grata alla scrittura perché mi concede un tempo in cui tornare profondamente a me stessa e tramite questo incontro riconnettermi alla realtà circostante.  Re interpretare ciò che vedo. Significarlo.
 
Parlaci di un personaggio da te interpretato o da te scritto, e del perché lo scegli.
Scelgo ‘Melissa’, la protagonista del mio secondo romanzo. Melissa è una trentenne selvaggia, senza schemi, istinto puro. Andrea, il protagonista del romanzo, ne è estremamente affascinato, non può smettere di rischiare grosso per incontrarla, non ne ha mai abbastanza di lei, salvo poi rendersi conto che si era scontrato con un’immaginazione, proiezione forse, che man mano si svela per quello che è: una donna reale, fragile e alla ricerca, come tutti. Mi affascina e fa tenerezza Melissa, perché come molti è costretta dalle sue esperienze, e da questo momento storico un po’ assurdo, a proteggersi e a nascondere le sue debolezze, diventando scontrosa e provocatoria. Di lei mi piace la parte che meno si vede, quella nascosta, che si lascia solo intravedere, delicata e pura.   
 
Sei appassionata di viaggi, Los Angeles è la tua seconda città. Cosa ti affascina dell’America o, in generale, degli altri paesi?
Los Angeles per molti può essere un luogo della mente, la città dove si avverano i sogni. E in effetti, già il nome è un po’ un canto delle sirene, la città degli angeli. Per me Los Angeles è invece qualcosa di molto concreto, forse perché ho potuto frequentarla abbastanza da conoscerne sacro e profano. È un posto dove ho sì degli angeli, ma sono pochi e preziosissimi amici con i quali ho condiviso anni importanti.  È la città dove con grande fatica, e non sempre entusiasmo, ho costruito una possibilità lavorativa reale. In passato mi ha affascinato soprattutto la sensazione che ci fossero ottimismo e possibilità di realizzare molto, piano piano ho conosciuto anche gli aspetti meno ‘  spettacolari’ della città, come il fatto che il denaro guidi praticamente ogni cosa, che sia difficile a volte instaurare un rapporto profondo, che siano tutti molto concentrati sull’affermazione di sé. Io sto capendo sempre di più che a me interessano molto gli altri.
 
Che tipo di cinema apprezzi, al di fuori di quello italiano? Genere, registi e attori compresi.
La mia passione per il cinema è nata grazie ad un amico che mi ha fatto vedere La sera della prima di John Cassavettes. Ero stata incantata da Gena Rowland e da lì ho visto tutti i loro film. Per quanto riguarda i registi ancora viventi adoro Tarantino, per il modo che ha di riscrivere fatti già accaduti, ridare una possibilità alla storia. Xavier Dolan  che ogni volta è un tuffo al cuore per me, altri registi che mi sconvolgono sono Michel Gondry, Leos Carax, Gaspar Noè e Derek Cianfrance, per citarne solo alcuni. Il cinema che mi tocca da vicino è sempre quello che valica dei confini, che si spinge oltre, che rischia grosso insomma, e che immagina l’impossibile.   
 
Quali progetti hai per il futuro?
Più che del futuro mi piacere parlare del presente, forse si è capito. Ma continuo comunque a fare dei progetti, con la consapevolezza che al novanta per cento verranno stravolti dalla vita. Per ora sono in tournèe con  Commedia con Schianto, uno spettacolo di Liv Ferracchiati. Andrò in India per un corso di yoga di un mese, a fermarmi un attimo. Poi preparerò uno spettacolo che sarà alla Biennale di Teatro 2020. Vedremo che succederà.


3 commenti

  1. Un'artista a tutto tondo, complimenti! Poi chi recita anche in teatro, secondo me, ha una marcia in più!

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  2. Eleonora Mansueti26 novembre 2019 13:23

    Alice.
    Grinta e tenacia, creatività e intuito.
    Scrittrice intensa e misteriosa, attrice travolgente.
    Sempre alla ricerca di nuovi mondi incontaminati, puri, lontani da convenzioni e pregiudizi, in cui il talento sia libero di esprimersi e di sposare l'Arte in tutte le sue forme più pure.

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  3. Bella intervista complimenti

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