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CINEGATTO: C'ERA UNA VOLTA A... HOLLYWOOD

Hola readers,
cosa si può volere di meglio dalla vita che vedere recitare insieme Brad Pitt e Leonardo Di Caprio? La nostra cara Annalisa è proprio qui per parlarci di questo film.


Scheda Film

Regia di Quentin Tarantino. Un film Da vedere con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley. Cast completo Titolo originale: Once Upon a Time in Hollywood. Genere Drammatico, Thriller - USA, 2019, durata 161 minuti. Uscita cinema mercoledì 18 settembre 2019 distribuito da Warner Bros Italia
Ambientato nel 1969. C'era una volta a... Hollywood, il nuovo film di Quentin Tarantino, è incentrato su un attore televisivo Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) che ha avuto successo con una serie e adesso cerca di sfondare anche al cinema. Il suo stuntman Cliff Booth (Brad Pitt) sta cercando di ottenere lo stesso tipo di riconoscimento. Il massacro di Sharon Tate e di altre quattro persone da parte di Charles Manson e della sua setta sanguinaria fungerà da sfondo alla storia principale.
RECENSIONE

Dopo aver visto l’ultimo film di Quentin Tarantino, ho sentito la necessità di approfondire i motivi per i quali il regista ha un pubblico così diviso tra chi lo ama e chi lo odia, prima di scrivere la recensione. Non sono di parte, né dall’una né dall’altra, perché riconosco il valore del suo cinema e del suo nome, seppur discostandomi dal genere.



Tarantino è un maestro nella descrizione dei personaggi, tanto grandi da oscurare la sceneggiatura - che è sempre minima, infatti. Ma questo non bastava a spiegarmi il perché del suo seguito. Così ho scavato un po’, cercando risposte tra i suoi veri fan. Dopo un ridimensionato e poco chiaro “c’è tanto sangue!” - c’è anche negli horror, non per questo sono capolavori - , e un “a un certo punto prende risvolti assurdi e fighi”, ho trovato una risposta semplice quanto giusta: Tarantino mostra il 100% delle emozioni. I suoi personaggi non hanno una via di mezzo, sono mossi dal 100% della rabbia, il 100% dell’odio o qualsiasi altro sentimento, ma sempre totale. 

E per quanto non puoi identificarti nel personaggio – o meglio, per quanto quel personaggio rispecchi una parte minima ma esistente di te, che deve per forza di cose rimanere nascosta - è soddisfacente vedere quell’esplosione (di giustizia? di liberazione?) che segna le così dette scene “fighissime” nei suoi film. Non è prettamente un giustiziere, Tarantino; anche se il dar un finale storico diverso e più soddisfacente in film come Bastardi senza gloria lo fa avvicinare molto a questo titolo. Lui, però, è in realtà mosso dal senso più puro della cinematografia: il potere e il desiderio quasi fanciullesco di poter cambiare le cose, farle andare per come si vorrebbe. È un concetto che sta alla base del cinema, dove tutto è fittizio seppur connesso alla realtà.


Non ci sarebbe emozione nel riscatto di qualcosa che non si conosce, per cui l’accostamento tra vero e inventato deve essere molto forte. Il regista, se lo si vede sotto questo punto di vista, realizza il sogno di ognuno di noi dicendo “la realtà ti ha deluso? Non è andata come vorresti? Ci penso io”. C’era una volta a... Hollywood parte dallo stesso principio e si muove nella stessa direzione, mettendo da parte le scene di “fighissima” violenza che piacciono tanto ai suoi fan. Non per questo ci troviamo di fronte a un lavoro diverso, anzi, gli ingredienti di cui abbiamo parlato ci sono tutti. Si tratta piuttosto di un Tarantino più tarato, più reale, che esplode negli ultimi minuti del film, quasi a immagazzinare per due ore tutta la frustrazione che possono provare i personaggi e lasciarli sfogare alla fine. 

La storia è incentrata su tre protagonisti: Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), Cliff Booth (Brad Pitt) e Sharon Tate (Margot Robbie). Si tratta di tre attori, persone facenti parte dello stesso mondo ma su piani totalmente diversi. Il primo ha conosciuto la fama ed è costretto a confrontarsi con un cinema che sta cambiando, seppur i conflitti sono più interiori che reali. Non gli mancano i soldi, le proposte lavorative, ma il suo ruolo è ingabbiato in quello di cattivo, e le nascenti star dell’industria cinematografica rischiano di oscurarlo. Il secondo è uno stuntman, costantemente nell’ombra, eroe senza gloria che agisce e fa il lavoro sporco, senza meriti sia sullo schermo che nella vita. L’ultima è la moglie di Roman Polanski (Rafal Zawierucha), che si accontenta di piccoli ruoli perché è felice così, apprezzata e non troppo famosa, sposata con il regista lavorativamente desiderato da ogni attore. 


Il contesto storico inquadrato è quello del 1969, in un’America che cambia nella storia e nel cinema, in cui il western sta per lasciare spazio al nuovo, e il mondo vede il palesarsi della nuova figura hippie; è anche l’anno della tragica notte in cui Sharon Tate venne uccisa da Charles Manson (fatto di cronaca da ripassare prima di vedere il film). Ancora una volta Tarantino si prende le sue libertà, mostrando una nostalgia verso una situazione a cui non era pronto a dire addio e, come sempre, decidendo come sarebbe dovuta andare. Le biografie e i riferimenti alle personalità del cinema e non di quei tempi sono tanti, e sono tutti messi lì, discostati però dalla direzione reale. È un cinema che si reinventa, nella storia e nel racconto. 

È curioso, per l’opera di Tarantino, che il periodo di svolta sia stato delineato proprio nella fase western del cinema. Proprio lui che ha fatto della violenza schizofrenica uno dei suoi marchi di fabbrica, si lega le mani nel tempo dei cowboy dal grilletto facile, non lasciandosi sedurre da una stuzzicante strage nei saloon. La violenza viene dopo, e nasce da un finto “amore”, dal credo apparente del nuovo movimento che agisce oppositamente a ciò che professa. Qui risiede la critica alla società, mescolata caoticamente tra finzione e realtà, violenza e amore, apparenza ed esteriorità. 

Le nostre diverse personalità, in equilibrio tra loro, vengono mostrate e fatte emergere alternativamente, dando un quadro completo e più intimo della persona. Non posso dirvi se questo film vi piacerà o no, è fin troppo soggettivo. Ci sono dei meriti che vanno indubbiamente riconosciuti, come in tutta la filmografia di Tarantino. Per il resto, è tutto gusto personale. Soltanto su una cosa voglio sbilanciarmi: la condivisione della scena DiCaprio-Pitt con ruoli equamente affidati, pone fine alla domanda di molti su chi dei due sia l’attore di livello più alto (non alto, perché lo sono entrambi – a modo loro – ma più alto). E quindi, bravo Leo.



Voto


6 commenti

  1. Non avrei mai pensato che Leonardo di Caprio, l'attore di Romeo e Giulietta, potesse diventare cotanto attore. Complimenti a lui.
    Io non sono un tarantiniano, anche se paradossalmente amo tutto il cinema che ama Tarantino. ma questo film non me lo perderò.
    Mi è piaciuto della tua recensione in particolare il passo in cui parli della violenza che non viene sfogata nella scena (girata) del film western, ma successivamente.
    Quando lo guarderò mi ricorderò di queste tue parole :)

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    1. Grazie mille Riccardo per le tue belle parole! E sì, DiCaprio è davvero uno dei migliori, ha fatto un grande percorso dai tempi di Titanic,tutto in salita! Fammi sapere se ti è piaciuto il film poi :)

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  2. Ciao sono Chantal, che blog interessante!
    Anche io un pò di tempo fa avevo un blog poi per vari motivi l'ho dovuto chiudere, ma ora voglio rimettermi in gioco e ho aperto un nuovo blog. Ancora non c'è molto. Io ti seguo con molto piacere! Se ti va passa a trovarmi ne sarei davvero contenta.
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