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GATTO TV: THE BEAST IN ME

Ciao Gattolettori,
oggi per la rubrica Gatto TV cambiamo completamente genere e ci immergiamo in una storia decisamente più oscura e inquietante.
Se amate i thriller psicologici fatti di sospetti, segreti e personaggi dei quali non riuscite mai a fidarvi completamente, allora
The Beast in Me, miniserie disponibile su Netflix, potrebbe essere proprio quello che state cercando.
Io poi devo confessarlo: vedere nuovamente
Claire Danes, che ho adorato in Homeland, alle prese con una storia così tormentata è stato sicuramente uno dei motivi che mi ha spinta a iniziare questa serie. E posso già anticiparvi che il confronto con Matthew Rhys è uno dei suoi maggiori punti di forza



Scheda Serie TV


L'autrice di libri biografici e vincitrice di un Pulitzer, Agatha Wiggs, non pubblica più nulla dalla scomparsa del suo giovane figlio, avvenuta cinque anni prima. Lasciata dalla moglie, inizia a vivere in modo appartato. La sua vita subisce una svolta quando scopre che l'abitazione accanto alla sua è stata acquistata dal magnate immobiliare Nile Jarvis, sospettato della scomparsa della sua prima moglie. Così va a parlargli e su suo consiglio decide di lasciare il libro sulla biografia di Ruth Bader Ginsburg per concentrarsi sulla vita di Nile.
RECENSIONE
 

Se c'è una cosa che The Beast in Me riesce a fare fin dalle prime puntate è insinuare il dubbio.

 

Nile Jarvis è davvero l'uomo pericoloso che tutti credono oppure dietro la sua fama si nasconde una verità completamente diversa? E soprattutto: possiamo davvero fidarci dello sguardo di Aggie?
È proprio questo continuo gioco di domande a rendere la serie così intrigante.

 

Non aspettatevi però il classico thriller tutto azione e colpi di scena. The Beast in Me è soprattutto un thriller psicologico, che si prende il suo tempo per entrare nella mente dei protagonisti e costruire lentamente quella sensazione di inquietudine che aumenta episodio dopo episodio.

 

Al centro di tutto troviamo Aggie, una donna completamente spezzata dal dolore per la perdita del figlio. Claire Danes riesce benissimo a mostrarne la fragilità, la rabbia e l'ossessione. È un personaggio che a volte viene voglia di abbracciare e altre volte quasi di scuotere, soprattutto quando continua a spingersi sempre più vicino a una situazione che potrebbe essere estremamente pericolosa.

 

Ma la vera sorpresa, almeno per me, è Matthew Rhys nei panni di Nile Jarvis.

 

Affascinante, arrogante, manipolatore e allo stesso tempo incredibilmente magnetico, Nile è uno di quei personaggi che non riesci mai a decifrare completamente. In alcuni momenti sembra quasi convincerti della propria innocenza, pochi minuti dopo basta uno sguardo o una frase pronunciata nel modo giusto per farti cambiare nuovamente idea.
Ed è proprio il rapporto tra Aggie e Nile a tenere in piedi tutta la serie.

 

Tra loro si instaura una sorta di partita a scacchi: si provocano, si studiano, cercano continuamente di capire i punti deboli dell'altro. Aggie pensa di poter utilizzare Nile per tornare a scrivere, mentre lui sembra divertirsi nel lasciarla entrare nel proprio mondo. Ma più i due si avvicinano, più diventa difficile capire chi abbia realmente il controllo della situazione.

 

Ho apprezzato molto anche l'atmosfera. C'è sempre qualcosa di leggermente inquietante, persino nelle scene apparentemente più tranquille. La sensazione è quella che qualcosa possa accadere da un momento all'altro e questo riesce a mantenere alta la curiosità anche quando la narrazione rallenta.

 

E poi c'è un aspetto che secondo me rende The Beast in Me più interessante del semplice mistero: la serie non vuole soltanto farci scoprire se Nile sia o meno colpevole.
Parla anche del
lato oscuro che può nascondersi dentro ognuno di noi, di quanto il dolore possa cambiarci e di quanto sia sottile il confine tra essere affascinati dal male e lasciarsi trascinare dentro di esso.
Il titolo, quindi, acquista un significato molto più ampio andando avanti con gli episodi: la “bestia” non necessariamente appartiene a una sola persona.

 

Se devo trovare un piccolo difetto, probabilmente avrei preferito un ritmo leggermente più serrato in alcuni momenti. La serie punta moltissimo sui dialoghi e sulla tensione psicologica e questo significa che qualche passaggio può risultare più lento. Ma proprio quando pensate di aver finalmente capito dove voglia andare a parare, arriva qualcosa che rimette nuovamente tutto in discussione.

 

The Beast in Me è quindi una serie che consiglio soprattutto agli amanti dei thriller psicologici e delle storie in cui niente è esattamente come sembra.
Otto episodi sono inoltre la durata perfetta: abbastanza per costruire personaggi e mistero senza trascinare eccessivamente la storia.
E se, come me, avete amato Claire Danes in
Homeland, ritrovarla qui sarà sicuramente un piacere. Il suo confronto con Matthew Rhys vale da solo la visione della serie.

 

Preparatevi però a sospettare praticamente di tutti.

 

E ora qualche curiosità:

1. Una reunion che profuma di Homeland
Uno dei nomi principali dietro The Beast in Me è Howard Gordon, showrunner, sceneggiatore e produttore esecutivo della serie. Gordon aveva già lavorato con Claire Danes proprio in Homeland, serie che ha consacrato l'attrice nel ruolo di Carrie Mathison.

 

2. La serie è composta da soli otto episodi
The Beast in Me è stata concepita come una miniserie di otto puntate, una formula particolarmente adatta a una storia costruita intorno a un unico grande mistero.

 

3. Dietro la serie c'è anche un nome legato a X-Files
Il creatore di The Beast in Me è Gabe Rotter, che in passato ha lavorato alla produzione di The X-Files. Non stupisce quindi ritrovare anche qui misteri, sospetti e una continua ricerca della verità.

 

4. Claire Danes si è ispirata anche a un libro
Per entrare nel particolare rapporto che si crea tra Aggie e Nile, Claire Danes ha raccontato di aver avuto come riferimento The Journalist and the Murderer di Janet Malcolm, libro che analizza il complesso rapporto tra uno scrittore/giornalista e la persona accusata di un crimine sulla quale sta indagando.

 

5. Il titolo ha un'origine musicale
Il titolo The Beast in Me richiama l'omonima canzone scritta da Nick Lowe e resa celebre anche dall'interpretazione di Johnny Cash. E conoscendo la storia della serie, il riferimento alla “bestia dentro di me” non potrebbe essere più azzeccato.

 

6. Claire Danes è anche produttrice esecutiva
L'attrice non si è limitata a interpretare Aggie Wiggs, ma ha partecipato al progetto anche in veste di produttrice esecutiva.

 

7. Aggie e Nile sono stati costruiti come due personaggi più simili di quanto sembri
Uno degli elementi su cui Matthew Rhys ha insistito parlando della serie è proprio la somiglianza nascosta tra i due protagonisti. Apparentemente sembrano trovarsi ai lati opposti della storia, ma andando avanti emerge quanto entrambi siano attratti dalle zone più oscure dell'altro.

 

8. Un cast perfetto per gli amanti delle serie TV
Oltre a Claire Danes e Matthew Rhys, rispettivamente protagonisti di Homeland e The Americans, troviamo anche Brittany Snow e Natalie Morales, rendendo il cast uno degli elementi più interessanti della produzione.

 

In conclusione, Gattolettori, se vi piacciono quei thriller in cui fino all'ultimo continuate a chiedervi “ma di chi posso davvero fidarmi?”, aggiungete The Beast in Me alla vostra lista Netflix.

 

E ricordate: a volte la cosa più spaventosa non è scoprire la bestia che si nasconde negli altri... ma quella che potrebbe nascondersi dentro di noi.




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