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CINEGATTO: L'ODISSEA DI NOLAN CANTA IL BISOGNO DI UN MONDO MIGLIORE

 Dal 16 luglio al cinema.


Scheda Film


 

Dopo aver posto fine all'assedio di Troia con un astuto stratagemma, Ulisse (Matt Damon) salpa con i suoi fedeli compagni verso Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland). Il viaggio di ritorno si trasforma però in una lunga odissea, ostacolata da forze tempestose, creature inospitali, dalla sua stessa hybris e dai fantasmi della sua coscienza.
Nel frattempo, a Itaca, Penelope resiste ai corteggiamenti dei numerosi pretendenti che hanno occupato il palazzo reale e che il costume locale le impedisce di respingere apertamente. Con un'astuzia pari a quella del marito, riesce a tenerli in scacco mentre lotta per proteggere se stessa, la propria famiglia e il regno. Tra tutti, il più pericoloso è Antinoo (Robert Pattinson), che, esasperato dal suo rifiuto di scegliere un nuovo marito, perde la pazienza e ordisce un piano per costringerla a cedere e impadronirsi del trono. Temendo per la vita della madre e per il destino di Itaca, Telemaco intraprende un viaggio attraverso le isole ioniche alla ricerca di notizie sul padre e di un motivo per credere nel suo ritorno. Il suo diventa un racconto di formazione, che lo costringe a maturare rapidamente per affrontare la minaccia rappresentata dai pretendenti e contribuire a salvare la propria famiglia e il futuro del regno...

 

L'ODISSEA DI NOLAN CANTA IL BISOGNO DI UN MONDO MIGLIORE

Non è ancora uscito nelle sale e già è il film dell'anno. L'Odissea di Nolan non può che essere al centro dell'attenzione per le sue grandi promesse che partono da riprese in Imax 1570 e continuano con un cast stellare, oltre al fatto che il tutto deriva da niente poco di meno che "L'Odissea" di Omero. 

Essendo una storia più che conosciuta non posso darvi grandi spoiler sulla trama, ma a livello tecnico e di cast sì. Se non volete sapere niente di niente di questo film e godervelo completamente in sala NON PROSEGUITE CON LA LETTURA!!!!




Partiamo con ordine. Le sale Imax 1570 sono circa 40 in tutto il mondo. Non tutte le sale, seppur Imax, possono proiettare la pellicola, e dunque si servono del digitale. La prima domanda che sorge spontanea da questa premessa è: perché spendere soldi e fatica per un film che in pochissimi potranno vedere esattamente per come è stato pensato e girato da Nolan? La risposta penso di averla trovata dopo la visione del film. Nolan ci racconta una storia che tutti conosciamo, ma quella storia non è stata composta ieri, ma tra il VIII e il VII secolo a.c. E come ci viene detto da Odisseo nel finale del film, alcune storie vengono prima tramandate oralmente, almeno finché l'umanità non si evolve, non progredisce verso nuove possibilità. Io credo fermamente che Nolan voglia tramandare la sua opera, convinto che il cinema non morirà mai, che non si ridimensionerà sugli schermi di un cellulare ma che, al contrario, si espanderà. Penso proprio che il regista abbia colto l'immortalità di qualcosa che è enorme, come il poema da cui ha attinto per girare il suo film, e che abbia voluto provare a fare del suo meglio e nel modo più grande possibile. 

In questa storia lunga circa 3 ore vediamo un uomo che affronta un viaggio che lo porta lontano da casa per anni, che si ritrova a prendere decisioni e a sbagliare, a ingannare e ad essere ingannato, a sentirsi perso e lontano da casa. Deve guidare sé stesso e i suoi uomini; tener conto del volere degli dèi, così presenti da essere la causa - secondo gli umani - di ogni disgrazia che si abbatte su di lui e sul suo equipaggio. Dèi che non possono essere offesi, che devono essere onorati, che decidono il destino degli uomini. Ma Odisseo compie questo viaggio e ne ottiene una conoscenza e una saggezza che prima non poteva avere. Affronta i suoi sbagli, capisce l'inutilità dei conflitti, sceglie le sue priorità. Anche Telemaco affronta un viaggio che gli permetterà di capire chi è suo padre e, di conseguenza, chi è lui. Appare così necessario andare avanti, sollevarsi sopra alcune credenze, abitudini, istinti brutali. Un andare avanti che lascia indietro una civiltà in declino, pronta per ricostruirsi e migliorarsi ripartendo da ciò che è stato imparato. 




Quegli istinti condannati da Circe, quegli inganni attuati da Calipso, quella superstizione che ritorna ogni qualvolta non è possibile infrangere la legge di Zeus o la punizione che i comuni mortali meritano per aver recato un torto agli dèi, come accecare Polifemo, figlio di Poseidone. E da qui le tempeste, il mare e il vento che si ribellano, l'impossibilità di tornare a casa. Ma in una di queste tappe Odisseo sente la verità nel canto delle sirene, così potente da portarti in cielo sussurrando ogni desiderio che hai sempre avuto,  e poi così crudele da buttarti all'inferno, ricordarti cosa hai perso, quanto male hai arrecato, quante vite perse, quanti sbagli. Il canto delle sirene è spietato ma veritiero, mentre i canti delle gesta degli eroi sono tramandati senza la sicurezza che la storia sia andata proprio così. I mendicanti che Penelope interroga sperando che uno di loro abbia visto vivo suo marito potrebbero dire il vero, ma solo uno di loro, sotto mentite spoglie, conosce la verità. Verità che sarà rivelata solo quando Odisseo torna a casa si finge un povero mendicante in cerca di ospitalità. In questo ritorno c'è il cuore del film, la parte commuovente: il suo fedele cane ormai vecchio e stanco lo riconosce e, felice e scodinzolante, abbandona le sue ultime energie con il cuore pieno di gioia perché il suo padrone è tornato. Vedendo questa scena - che ricorda la diceria per me verissima di "se piace agli animali è una persona buona" - Telemaco capisce che quel mendicante è in realtà suo padre, perché il fidato cagnolino non mente. E poi perché ci vede col cuore.




Ora che abbiamo parlato a grandi linee delle tematiche e delle intenzioni del film, passiamo a delle note più dolenti... 
Innanzitutto, ho qualche dubbio su alcune scelte tecniche e stilistiche. I Lestrigoni, giganti cannibali, sembrano un esercito di Robocop. Costumi e armature in generale presenti nel film mi lasciano perplessa, ma proviamo a chiudere gli occhi su questo.
Passiamo alla colonna sonora. Io rispetto sempre il lavoro del compositore Ludwig Göransson, ma questa volta non sono assolutamente d'accordo con la scelta di Nolan di musicare l'intero film. Tutte le scene, infatti, hanno in sottofondo un accompagnamento musicale più o meno marcato, che di rado si attenua per lasciare spazio al crepitio del fuoco o ai passi pesanti dei soldati. Mi sorge un dubbio su questa scelta, ovvero: se il sistema Blimp (struttura creata da Nolan per rivestire la macchina da presa e attenuarne il rumore durante il girato) non sia stato sufficiente a rendere un'audio totalmente pulito? Dubbio reso ancor più forte da una piuttosto evidente incostanza nei volumi audio dei dialoghi. In diverse scene perlopiù iniziali il volume e l'intensità della voce dei protagonisti variano notevolmente nell'arco di pochi secondi. Mi viene il dubbio che la scelta di una soundtrack costante e un audio non perfetto ma sporco siano difetti dell'uso del sistema Imax sull'intero film. Se volessi dare una spiegazione più romantica, direi che l'Odissea è musicata perché si tratta del canto delle gesta di Odisseo, ma suona più come un'arrampicata sugli specchi.     
Non vorrei alimentare quanto detto, ma spesso la messa a fuoco si perde. Se ci fate caso, il soggetto passa dall'essere a fuoco a sfocato in pochi secondi, e non per mettere a fuoco qualcos'altro. Ho percepito una vera e propria perdita di messa a fuoco e, anche qua, credo che c'entri il sistema Imax. Mi rendo conto della difficoltà nel manovrare queste macchine, della maestria dell'intera troupe che si è occupata del film dalla sua scrittura fino al montaggio, e degli errorini ci possono stare, non intaccano assolutamente la riuscita complessiva del film che è molto buona. Forse sarebbe stato meglio continuare sulla scia di poche scene in Imax e il resto no (anche perché le poche scene in Imax di titoli come Il cavaliere oscuro sono epiche, spiccano nella "normalità" del resto del film, cosa che si perde se l'intero titolo viene affidato a un formato mastodontico), ma Nolan ha voluto superare i suoi limiti. 
E infine i primi 30 minuti circa del film, che sembrano un lungo "nelle puntate precedenti". Inquadrature veloci, scene ammucchiate, personaggi presentati velocemente, un riepilogo di trama che non si capisce neanche tanto bene. Risulta molto confusionario e anche rumoroso, in quei dialoghi coperto dalla colonna sonora e che balzano qua e là con il volume. 




Passando al cast, abbiamo un notevole Tom Holland nei panni di Telemaco. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sua performance, non sono mai stata una sua grande fan ma devo ammettere che l'ho apprezzato più degli altri del cast. A seguire, la bella Anne Hathaway nei panni di Penelope, elegante, decisa e con gli occhioni pieni di lacrime per il suo Odisseo. Terza nella mia personale classifica Elliot Page nel ruolo di Sinone: seppur in una piccola parte, ha saputo dare vita a diverse emozioni attraverso il suo sguardo fermo ed espressivo. Piccola parte ma grande attore. Matt Damon e Robert Pattinson meritano dei posti un po' più in basso; il primo perché ha restituito una bella interpretazione, ma c'è in lui un po' di "effetto armature sbagliate", quel qualcosa che ti fa dire "bravo, ma...". Seppur sia un bravissimo attore, non ritrovo lo sguardo sagace, furbo, ingannatore tanto descritto da Omero. Un Matt Damon che mi ha ricordato Ethan Hawke per la maggior parte del tempo, e che ho trovato invece più convincente nei panni del mendicante... Mi sono chiesta più volte quale sguardo potesse rendere giustizia a Odisseo e - considerando che Russel Crowe è ormai datato e che di nuovi attori stelle del cinema neanche l'ombra - il mio pensiero è andato a James Marsden, che dite?; e Pattinson alias Antinoo che risulta fin troppo antipatico pure per un antagonista. Poco da dire su Lupita Nyong'o che appare in poche scene come Elena e su Charlize Theron che porta sullo schermo una mistica Calipso. Infine, Zendaya che è sempre meravigliosa, qui in versione Atena, ma che purtroppo mi ha ricordato eccessivamente il suo personaggio da apparizione nel deserto di Dune
In generale, il cast è americanissimo e il loro parlare in inglese non fa che accentuare la sensazione che qualcosa non va. Non avrei suggerito a Nolan di far recitare l' "Odissea" così come è scritta, intendiamoci, mi sembra già molto complicato tutto il lavoro fatto; ma forse avrei suggerito di usare attori meno conosciuti, perché la sensazione è quella di un cast stellare e poco attinente al tema. Non mi interessano minimamente i cambi fatti dal regista, le polemiche su Elena o altro. Semplicemente, varie cose nel film non mi sono sembrate il perfect match con ciò che si stava portando in scena.




Tra le note positive c'è la motivazione che mi spinge a dirvi di andare a vedere il film. Ho rivisto, dopo molti anni, uno spiraglio del "vecchio Nolan", quel regista visionario e un po' cruento che sapeva inquietare con poco. La sua rappresentazione di Polifemo è esattamente ciò che mi fa rimpiangere di non avere un cinema Imax che possa proiettare il film in pellicola e nel formato in cui è stato concepito. La grandezza del gigante, la sua mostruosità, il suo muoversi sopra i piccoli umani che sembrano formiche mi ha ricordato il cortometraggio del 1997 del regista intitolato Doodlebug (che trovate online e che vi consiglio assolutamente di recuperare se non lo conoscete). L'essere animatronico usato per le sequenze nella caverna non è solo realistico, ma anche immenso e inquietante già sul grande-ma-non-abbastanza schermo, figuriamoci che splendore viene fuori in Imax.     
Non solo Polifemo, ma anche la traversata in mare di Odisseo e i suoi compagni sono scene degne di cinema e non di tv nè tantomeno di smartphone, sono scene che trasmettono il mal di mare allo spettatore e di conseguenza più che riuscite. Così come la vendetta finale dell'eroe, una sequenza mozzafiato che riscatta anche noi dalla lunga attesa. 
In generale, il film è costellato da quella granulosità da pellicola che mi piace tanto. Ha anche un'ottima fotografia di Hoyte van Hoytema, bravissimo nel gestire la luce con queste particolari condizioni di ripresa. Meravigliose anche le location della Sicilia, dell'Islanda, della Grecia, della Scozia, del Marocco. La sequenza di Scilla e Cariddi è visivamente spettacolare, così come le tempeste nel mare agitato che rende perfettamente l'idea di paura e solitudine, oltre che di punizione divina. Ogni location del film è maestosa, reale, imponente, i colori freddi e la grandezza sono sicuramente catturati meritatamente dalla pellicola Imax, ancor più di quanto ne abbiamo potuto godere noi. 
Come detto, ha anche un'ottima morale di redenzione, sottolinea l'importanza di affrontare un viaggio che sia anche interiore e che porti a un cambiamento in avanti, lontano dalle catene delle credenze, dei miti, di ciò che va fatto perché è stato sempre fatto. Punta il dito sull'inutilità della guerra, sulla necessità di costruire un nuovo mondo che segua regole migliori, sulle generazioni future e sul perseguire sempre il giusto dettato solo dal proprio cuore. Così, è impossibile non ritrovare la strada di casa. 





                                                  

 

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