tra i giochi educativi che parlano davvero ai bambini (e agli adulti), questo mi ha colpita per la sua semplicità… e per la sua profondità.
Il quadro delle emozioni è un gioco formativo pubblicato da Erickson e ideato da Fabio Celi.
Qui non si vince, non si perde, non si corre contro il tempo.
Si costruisce una storia.
La propria.
RECENSIONE
iL Il quadeo delle emozioni
Racconta la tua storia... in un puzzle
di Fabio Celi
Racconta la tua storia... in un puzzle
di Fabio Celi
Divertente e coinvolgente gioco per stimolare la narrazione di sé di bambini e bambine dai 6 anni, e riconoscere, raccontare e accettare le proprie emozioni. Le numerose tessere illustrate consentono di comporre storie fantastiche o reali, espressione del proprio mondo interiore.
Età Consigliata: 6-11 anni
Il bambino compone un puzzle a griglia (5×5) in cui ogni riga rappresenta un pezzo fondamentale del racconto:
🌍 ambienti
🧑🤝🧑 personaggi
💭 pensieri
❤️ emozioni
✏️ spazio libero per inventare e personalizzare
🌍 ambienti
🧑🤝🧑 personaggi
💭 pensieri
❤️ emozioni
✏️ spazio libero per inventare e personalizzare
Ed è proprio questo che rende il gioco speciale:
le tessere non servono solo a “fare ordine”, ma aiutano a mettere ordine dentro.
Ho trovato bellissima l’idea delle tessere vuote scrivibili: uno spazio reale per disegnare, scrivere, aggiungere dettagli, sogni, desideri, parti di sé che non sono già predefinite.
Quando il puzzle è completo… la storia prende voce.
Il bambino racconta cosa succede, cosa pensano i personaggi, cosa provano.
E spesso, senza accorgersene, sta parlando anche di sé.
È uno strumento potentissimo per:
✔ riconoscere le emozioni
✔ imparare a nominarle
✔ collegare emozioni, pensieri e situazioni
✔ sviluppare consapevolezza emotiva
Apprezzo molto anche la struttura delle tessere: gli incastri permettono di unire solo elementi della stessa categoria, rendendo il gioco chiaro, ordinato e accessibile anche ai più piccoli.
Lo trovo perfetto per:
genitori, insegnanti, educatori, psicologi… ma soprattutto per tutti quei bambini che fanno più fatica a spiegare quello che sentono a parole.
Un puzzle che non costruisce un’immagine…costruisce una storia emotiva.








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