Michael è al cinema!
Scheda Film
Michael è la rappresentazione cinematografica della vita e dell'eredità di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto. Il film racconta la storia della vita di Michael Jackson al di là della musica, ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario talento come leader dei Jackson Five, fino a diventare un artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca incessante per diventare il più grande performer del mondo.
MICHAEL JACKSON MOSTRA ANCORA UNA VOLTA LA SUA IMMORTALITÀ NEL BIOPIC INTERPRETATO DA JAAFAR JACKSON
Michael è il biopic che fa già parlare di sé, e molto anche. Dalle percentuali di gradimento bassissime date dai critici agli incassi record nel primo week end di programmazione. A chi dare ragione?
NON PROSEGUITE CON LA LETTURA SE NON VOLETE SPOILER!!!!
Conosco la discografia di Michael Jackson, i suoi video e la sua storia. Non benissimo, perché l’ho sempre ammirato ma non sono mai stata una moonwalkers, non mi azzarderei mai a chiamarmi così. Questo perché ho capito (molto tempo fa) che i fan di Michael Jackson sono semplicemente la rappresentazione più onesta e fedele del termine “fan”: un po’ per merito suo, capace di raccontare emozioni universali e arrivare a tutti (ma proprio a tutti), un po’ per la connessione speciale che lui e i suoi fan hanno sempre avuto, un po’ per l’onestà che i suoi occhi emanavano, Michael Jackson ha davvero stabilito un legame più unico che raro col mondo intero, in particolare con i suoi moonwalkers. Questo è ciò che spiega il successo del film al botteghino: tutti, ma proprio tutti, stiamo correndo al cinema a vedere un’icona della musica – e non solo – raccontata in un biopic firmato da Antoine Fuqua e interpretato dal nipote di Michael, Jaafar Jackson, accanto a un incredibile Juliano Valdi (il Michael bambino). Andiamo per motivi del tutto personali, ma che potremmo raggruppare in: A) sono un fan di Michael da sempre; B) rispetto l’artista e l’innovatore che è stato e ne sono ammirato; C) non posso stare fermo ascoltando la sua musica. Che si tratti di moonwalkers o, come nel mio caso, di persone che riconoscono un talento unico, il biopic di Jackson attira fortemente le masse.
La mia motivazione è anche ciò che viene ben sviscerata nel film, ovvero la certezza che ci troviamo davanti a un artista dal potenziale enorme, dalla mentalità aperta e visionaria, dalle movenze di un ballerino che sente la musica nel suo corpo e la trasmette a noi, con la capacità di visualizzare senza difficoltà la vita in ogni sua sfaccettatura e di decodificarla in un’onda di energia musicale, testuale, visiva, di movimento. Tutto ciò che Michael pensa si trasforma in oro, come un Re Mida che non ha bisogno nemmeno di toccare la realtà per trasformarla in qualcosa per noi più accettabile e comprensibile. L’importanza dei suoi videoclip sono ben spiegati nel biopic e rappresentano una semplificazione di ciò che Michael è e fa: prende ispirazione, la trasforma a suo modo, immagina coreografie e riprese che ne esaltino il valore e il messaggio. È semplicemente straordinario.
La scelta di seguire la storia di Michael fin da bambino e di non proseguire oltre il suo distacco dai Jackson 5 fa ben sperare per un sequel (che sembrerebbe confermato dai titoli di coda) che rappresenterebbe un’ottima mossa per non correre eccessivamente su un racconto che ha bisogno di spazio. Il dare molto spazio alle canzoni, ai video, alle esibizioni è totalmente azzeccata. Così come l’enfatizzare l’amore di Michael Jackson per la Disney, Peter Pan in particolar modo, gli animali. Ne viene fuori un personaggio unico quanto Walt Disney, di quelli che “ce ne sono pochissimi”; un amante della natura, del rispetto di ogni creatura, della vita; un attento osservatore di Chaplin e di Fred Astaire; ma, soprattutto, un uomo a cui è stato insegnato da subito che il duro lavoro è accompagnato da schiaffi, da violenza, che la perfezione è sofferenza, che il successo è da guadagnare. Solo che… mentre si assiste alle scene dei fratelli Jackson rimproverati, picchiati e comandati dal padre, non si può far a meno di pensare che quella violenza non servisse a niente. E non solo perché non si dovrebbe mai ricorrere ad essa, ma proprio perché Michael era già un talento! Era già molto oltre tutti gli altri, fratelli compresi. Non sembrava cambiar niente dopo gli schiaffi, il suo talento era tale e quale perché già enorme. La sua Neverland, il suo liberarsi di Capitan Uncino, viene ottenuta con molta difficoltà e dimostra come non è la fama, il successo o i soldi a spazzar via ogni problema, ma il prendere in mano la propria vita nonostante la paura. È una liberazione anche per lo spettatore vedere come Michael si sganci finalmente da quel padre a cui non bastava mai la ricchezza, il potere, il controllo su ciò che riteneva suo e, probabilmente, il tentativo di portare all’immortalità il suo cognome, non Michael. I Jackson 5 erano solo i Jackson per Joseph, nulla importava di più.
Il biopic non sarà stato sicuramente di facile realizzazione, eppure la sensazione è che sia stato già scritto molti anni fa, perché la sua vita sembra una delle più grandi sceneggiature hollywoodiane durata 50 anni. Il suo mondo passa dal suo corpo attraverso la musica, la danza e l’innovazione, e finisce dritto su di noi, che percepiamo ogni emozione e ogni intenzione di quell’artista. Nel film, questa promessa viene mantenuta e riporta al cinema qualcosa che non vedevo da molti anni: una folla di persone di ogni età che non riescono a stare ferme sulle poltrone, che battono le mani e i piedi, che cantano e si emozionano.
Ancora una volta, ben fatto Michael.











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