Con Sei donne e un libro l'autore Augusto De Angelis ci riporta nel cuore del giallo classico italiano, quello in cui l’indagine non è mai soltanto un esercizio logico, ma soprattutto un viaggio dentro le pieghe dell’animo umano. Ancora una volta è il commissario Carlo De Vincenzi a farsi carico di questo compito difficile: smascherare il male nascosto dietro la rispettabilità borghese.
Perché è proprio questo il vero terreno su cui si muove il romanzo: la casa, la famiglia, la posizione sociale, la facciata rassicurante della “gente per bene”.
Genere: Narrativa
Editore: idobloni del Covo della Ladra
Prezzo: € 15,00
Pagine: 280
La vittima è Ugo Magni, senatore e medico affermato, uomo stimato, marito di una donna affascinante, figura pubblica irreprensibile.
Il suo corpo viene ritrovato in una polverosa libreria antiquaria, riverso sul pavimento, in una scena che sembra subito suggerire un tentativo di furto finito male.
Ma De Vincenzi intuisce immediatamente che qualcosa non torna.
L’indagine ruota attorno a sei figure femminili, sei donne che, in modi diversi, hanno incrociato la vita della vittima.
Ognuna rappresenta un frammento della sua esistenza privata, un possibile varco verso una verità nascosta, un riflesso delle sue contraddizioni.
Il romanzo costruisce così una struttura quasi corale, in cui ogni personaggio femminile contribuisce a scalfire l’immagine perfetta di Ugo Magni, rivelando progressivamente una rete di rapporti ambigui, silenzi, illusioni e dipendenze emotive.
Il commissario De Vincenzi non è un investigatore d’azione, ma un osservatore finissimo delle persone.
La sua forza sta nella capacità di ascoltare, di leggere tra le parole, di cogliere esitazioni e sfumature psicologiche.
È un personaggio che lavora sull’empatia, sull’intuizione, sul sospetto che dietro ogni comportamento ordinario possa nascondersi qualcosa di più profondo e inquietante.
Ed è proprio questa dimensione introspettiva a rendere il romanzo ancora oggi sorprendentemente moderno.
A rendere ancora più ambigua l’atmosfera è la presenza di un circolo di spiritisti, elemento che introduce nel racconto una dimensione quasi perturbante.
Non si tratta di un semplice espediente narrativo, ma di un tassello che arricchisce il clima di incertezza e di inquietudine, contribuendo a far vacillare la percezione razionale degli eventi.
La realtà, in Sei donne e un libro, sembra sempre sul punto di scivolare in qualcosa di indefinibile, di non completamente spiegabile.
Lo stile di Augusto De Angelis è sobrio, elegante, misurato.
La tensione non nasce dall’accumulo di colpi di scena, ma dal lento scavo psicologico, dalla costruzione progressiva di un ritratto morale dei personaggi.
La Milano borghese che fa da sfondo alla vicenda, pur rimanendo sullo sfondo, è lo spazio ideale per una storia che mette sotto processo il perbenismo, le apparenze e la rispettabilità sociale.
Come in molte opere di De Angelis, anche qui il delitto è soltanto il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla fragilità dei rapporti, sulla doppiezza dell’essere umano e sulla solitudine che spesso si nasconde dietro i ruoli pubblici. Le mura domestiche, come suggerisce lo stesso romanzo, possono essere un rifugio. Ma possono anche diventare un inferno silenzioso.
Sei donne e un libro è un giallo raffinato e profondamente psicologico, che conferma Augusto De Angelis come uno dei maestri della narrativa poliziesca italiana.
Un romanzo in cui il vero mistero non è soltanto l’identità dell’assassino, ma il volto nascosto della rispettabilità.
Perché, come l'autore ci insegna, il mostro più difficile da riconoscere è spesso quello che vive nella normalità di ogni giorno.








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