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CINEGATTO: ARCO, QUEL PICCOLO GRANDE FILM CHE CI RICORDA DI ESSERE UMANI

 Dal 12 marzo al cinema!


Scheda Film




E se gli arcobaleni fossero in realtà… dei viaggiatori del tempo? Arco ha dieci anni e viene da un lontanissimo futuro. Durante il suo primo viaggio con la tuta arcobaleno, perde il controllo e precipita in un tempo non suo. Iris, una ragazza della sua stessa età che lo ha visto cadere dal cielo, lo trova e decide di aiutarlo a tornare a casa. Sarà l’inizio di una colorata avventura per tutta la famiglia, tra Spielberg e Miyazaki, un’emozionante storia di amicizia premiata ad Annecy e candidata agli Oscar 2026 come Miglior Film d’Animazione.

 

ARCO, QUEL PICCOLO GRANDE FILM CHE CI RICORDA DI ESSERE UMANI

Spesso accade che alcuni film o cartoni animati escono al cinema in sordina. Un po' perché non hanno nomi conosciuti alle spalle, un po' perché non rientrano in ciò che "di solito" piace al grande pubblico. E spesso sono d'accordo, alcuni titoli non sono adatti a tutti, seppur innegabilmente eccellenti. In questo caso, penso che Arco di Ugo Bienvenu meriti di essere visto da tutti. Ho avuto il piacere di assistere a uno spettacolo in cui erano presenti grandi e piccini, alcuni di questi bambini erano davvero piccoli. Alla fine del film - che hanno guardato in silenzio - sono stati i primi ad applaudire. Credetemi se vi dico che non sono di parte, non è una mia sensazione: Arco rimane nel cuore. 

SE NON AVETE VISTO IL FILM NON PROSEGUITE CON LA LETTURA: SPOILER!!!




Arco è un bambino che vuole viaggiare nel tempo come i suoi genitori e sua sorella maggiore, vuole attraversare le ere per poter vedere con i suoi occhi i dinosauri, toccarli con mano. Ma per la sua famiglia viaggiare non è un gioco, ma una necessità. Il mondo futuro in cui vivono è infatti da ricostruire, si cercano delle piante dal passato in grado di aiutare l'umanità a rifiorire, le case si estendono verso il cielo perché poggiano sui rami di imponenti alberi. Tutto è diverso in quel futuro, e Arco non può saziare la sua curiosità perché è troppo piccolo per viaggiare. Una notte, però, ruba il mantello colorato di sua sorella e il diamante su cui si riflette la luce del sole: la tuta che indossa e l'unione dei due oggetti rubati  permetterà al bambino di volare via, ma non raggiungerà il periodo desiderato, bensì quello che si rivelerà essere necessario, il 2075. In questa dimensione incontra Iris, una bambina che non riesce a stare attenta a scuola, con un fratellino neonato, un robot domestico di nome Mikki che si prende cura di loro, e due genitori sempre assenti per lavoro. Quel mondo così diverso dal suo è anche molto diverso dal nostro, ma non troppo lontano: le lezioni sono tenute da insegnanti robot che usano delle aule immersive per ogni materia, un sistema scolastico costruito sulla convinzione che far credere di "essere lì", tra i dinosauri o nel campo di battaglia di una guerra, possa far comprendere al meglio la storia. Ma Iris è distratta, lei ama osservare la realtà e disegnare su un foglio ciò che vede con i suoi occhi. Ama immaginare, è una sognatrice che alza gli occhi al cielo ed esprime un desiderio, una bambina che si è sempre chiesta cosa fosse un arcobaleno. Vorrebbe essere libera come gli uccelli, poter parlare con loro, ma poi si ricrede per un momento in un dialogo con un suo compagno di scuola: forse non vuole essere un uccello, perché quando c'è un temporale e gli uccellini sono là fuori, chi li protegge? Non si rende conto che quel dubbio non è altro che l'inizio di un piccolo tarlo imposto dalla società: le cupole di vetro che proteggono (e isolano) case e persone durante un temporale o un incendio saranno anche sicure, ma non è possibile vivere dentro una gabbia. E il compagno di scuola che vorrebbe essere un gatto ne è già totalmente inglobato, ma riceverà una risposta da Iris che mostra ancora una volta quanto lei sia diversa dagli altri e lontana dall'uniformarsi: "Non mi piacciono i gatti, mangiano gli uccelli". 





I personaggi principali sono esseri umani e robot. Gli ultimi proteggono i primi, si occupano della casa e dei bambini se sono domestici, della sicurezza se sono agenti. C'è qualcosa di umano nel comportamento di Mikki, che ha a cuore i suoi due piccolini di casa e che, si nota durante il film, ha molto in comune con Iris perché l'ha cresciuta. I genitori dei due ragazzi appaiono esclusivamente come immagini proiettate da un dispositivo, riescono a interagire con Iris, a simulare l'idea di una presenza vera e propria a casa, ma non basta. Il tema della simulazione torna come nel caso delle lezioni scolastiche, sembra essere presente sottoforma di falsa protezione, spinta sicuramente dalla buona fede, ma distruttiva. Se i libri vengono messi da parte - con tanto di sottolineatura nella frase "andiamo in biblioteca, lì non ci va mai nessuno!" - e la realtà virtuale corre in sostituzione del concreto, la sensazione è quella che si stiano creando lacune incolmabili, ci si stia spingendo verso un punto di non ritorno e la carenza di realtà sia deleteria per l'uomo e per il mondo stesso. Arco - che sa volare e parlare con gli uccelli, etichettandola come una cosa facilissima - al contrario, ha una famiglia molto presente, pensa che sua madre sia opprimente e suo padre autoritario, mentre sua sorella lo considera ancora il piccolo di casa. Interessante notare come la famiglia "di una volta" sia stata volutamente posta in un futuro in cui si cerca di tornare indietro per ritrovare quel qualcosa che non andava perso, quel bisogno di realtà citato prima che è vitale per noi esseri umani. Anche le caratteristiche del bambino e degli umani della sua era sono volutamente accentuate per chiarire l'idea che quella del futuro è un'umanità libera, in difficoltà a causa delle scelte fatte in passato, ma libera nel modo in cui si poteva essere un tempo. Il bambino che per un desiderio viaggia nel tempo è un bambino di ogni epoca, quello che ha un sogno, che è testardo e capriccioso, che ignora i genitori e non comprende la pericolosità delle sue azioni. Arco è uno come tanti, con la capacità di catapultarsi in un tempo diverso e di trovare un'amica. Questa amicizia salverà il mondo, come si comprende nei titoli di coda. Iris ha espresso un desiderio, e poi ha visto cadere Arco dal cielo. Ha desiderato che le cose potessero cambiare e sarà proprio lei, grazie ai racconti del bambino venuto dal futuro, a poterle cambiare. Costruirà quelle case sugli alberi, più vicine al cielo e meno imprigionate in una bolla di vetro. Leggerà tanti libri, quelli che si vedono sulla sua scrivania, e passerà tanto tempo con i suoi genitori e suo fratello, come scopriamo dalle fotografie nella sua stanza. Disegnerà e inseguirà i suoi sogni, sarà in grado di prendere il meglio da ogni incontro, custodendo il racconto di Arco e preservando il cuore del suo robot che le ha salvato la vita. Iris sarà in grado di sfatare la credenza che un desiderio non deve essere detto ad alta voce per paura che poi non si realizzi, mostrando che l'unico modo per realizzarlo è fare qualcosa.



Nella seconda parte del film, ci vengono mostrati gli atti d'amore più belli dell'intero film, che è in realtà tutto un atto d'amore: l'amichetto di Iris, innamorato segretamente di lei da sempre, che la aiuta ad evadere dalla cupola di vetro per raggiungere il suo Arco, perché "se ami qualcuno vuoi vederlo felice"; Mikki che con le sue ultime energie disegna sul muro della grotta i suoi ricordi felici, pieni di immagini di Iris e del piccolo, di affinità e di condivisione con la bambina, regalandoci la certezza che il suo cuore pieno di luce non è solamente una batteria; la famiglia di Arco, che tempesta il cielo di arcobaleni per ritrovarlo, che viaggia tra le varie epoche per riportarlo a casa, che appare invecchiata per gli anni trascorsi prima di poterlo stringere tra le braccia. Sono tre amori diversi, ma tutti immensi. Mi hanno colpito molto i visi invecchiati dei genitori di Arco, le rughe sulla loro pelle, gli occhi stanchi ma felici di rivederlo. Anche in questo caso la metafora è chiara, si parla dell'amore di un genitore, un amore che sfida qualunque ostacolo, che è eterno e capace di arrivare oltre il limite. Si parla di amore nel suo stato più puro, composto da un pizzico di magia che rende possibile l'impossibile, da coraggio e da una sfrontatezza necessaria per non perdere mai le speranze; è l'amore altruista, instancabile, che non si spegne. Viene espresso in tutti i colori dell'arcobaleno, che ha bisogno di pioggia e di sole per risplendere, che non vuole solamente il bello, ma che accetta anche il difficile. L'arcobaleno è quel ponte che collega il passato e il futuro, la promessa che un mondo migliore è possibile. 




La presenza costante del fratellino di Iris è dolcissima. Lui è impotente, ma ha già visto ogni cosa. Sa che i bambini possono cadere dal cielo, e i grandi sanno essere assenti, ma anche che i robot non sono senza cuore. Viene portato dentro una capsula di vetro per permettergli di guardare il mondo, ma allo stesso tempo di restare protetto nella sua bolla. L'eccessiva protezione e la non esposizione vengono decisamente criticate dal regista che vuole far riflettere su quanto sia inutile nasconderci ed evitare di agire, o quanto deleterio sia affidare agli altri - ancor di più alla tecnologia - ciò che dovremmo fare noi. Di contorno ma molto presenti, altre tre figure di bimbi mai cresciuti: si presentano come fan degli arcobaleni per via di quegli occhiali colorati che indossano, inseguono Arco ma ancor di più ciò che lui rappresenta, ovvero una rivincita verso la società che non li ha mai presi sul serio da quando, bambini, dissero di aver visto qualcuno viaggiare attraverso gli arcobaleni. Le tre figure inizialmente non vengono inquadrate bene dallo spettatore, ma si redimono quando vengono svelate le loro intenzioni, mostrandosi empatici e unici adulti in grado di comprendere quella realtà a cui nessuno crede, robot compresi. Ogni personaggio ruota attorno ai due protagonisti, rafforzando il loro legame e rappresentando la diversità in quel tappeto di umanità tutta uguale, che non sa più credere né sperare, seppur meno sognare. Forse, incarniamo meglio noi la descrizione di robot che i robot stessi. 




Arco è una piccola ma grande prova. Il cuore che il regista ha messo in questo film si vede tutto, il suo ricordarci che non è tardi per convivere nel modo giusto con il progresso e di dare valore all'immaginazione è prezioso. I disegni sono delicati e sfidano la perfezione grafica di oggi, con un risultato che rilassa e che forse ci manca un po'. La semplicità del film viene intrecciata con una premessa da fiaba, in cui l'arcobaleno non è solamente un fenomeno meteorologico ed è possibile viaggiare nel tempo. Non stanca e non confonde, è lineare e mai noioso. Spero davvero di vederlo trionfare agli Oscar come miglior film d'animazione ma, soprattutto, mi piacerebbe che restasse un pezzettino di questo film nel cuore di tutti noi. 








                                          

 

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