Recensione del film da record!
Smoke e Stack sono due fratelli che pur di lasciare il Mississippi hanno affrontato le trincee europee della Grande Guerra e hanno cercato di farsi strada nella malavita di Chicago. Tornati nella regione natia con un discreto bottino e con abbondanti alcolici, comprano da un uomo – sospettato di far parte del klan – un edificio che vogliono trasformare in un locale di musica e gioco per la popolazione nera della zona. Si affidano al cugino Sammie, un prodigio con la chitarra, inoltre reclutano il musicista Delta Slim e trovano l’aiuto anche di alcuni immigrati cinesi. La festa notturna innesca una gioia contagiosa, ma presto si avvicinano tre bianchi che chiedono di poter entrare in modo molto insistente. Sarà presto chiaro che i tre non sono quello che sembrano…
Sinners è un racconto di 137 minuti collocato nel 1932 che segue le ultime ventiquattro ore dei gemelli Smoke e Stack Moore, appena tornati alla loro città di origine, Clarksdale in Mississippi, per aprire un juke joint, ovvero un locale esclusivamente per afroamericani dove divertirsi a suon di musica e di alcol. La scelta di narrare un solo giorno delle loro vite si rivela fin da subito chiara nel contesto generale del film, il cui intento è trattare vari temi che approfondirò di seguito, ma che possono essere collocati tutti sotto una stessa radice: l’odio.
I fratelli Moore, veterani della
prima guerra mondiale e associati alla criminalità organizzata, nella prima
metà del film arruolano una serie di vecchi amici e familiari per
l’inaugurazione del loro locale che si terrà quella sera stessa. Tra questi il cugino
Sammie, un ragazzo con la passione per la musica e il canto, capace di
incantare con la sua voce e la sua chitarra. Sammie è figlio del pastore della
comunità e, seppur frequenti la Chiesa, non accetta il continuo tentativo da
parte del padre di allontanarlo dalla musica che sarebbe, secondo la sua
visione, l’invito che aprirà le porte al diavolo. Ma la chitarra stretta tra le
mani insanguinate di Sammie nella scena iniziale è lo strumento che
accompagnerà la possente voce del ragazzo per tutta la durata del film,
regalando in particolare un brano e una scena indimenticabile, “I lied to you”,
in cui la verità nascosta per anni viene urlata da chi è sempre dovuto stare al
suo posto in una Chiesa, che era però il posto di suo padre.
Sammie ama il blues, anzi, è il
blues stesso che prende vita attraverso la sua musica e la sua voce, talmente
potente da squarciare i confini dello spazio e del tempo, come viene
immediatamente spiegato. L’indifferenza tra passato, presente e futuro mostrata
in questa scena del film, sotto un tetto in fiamme (a cui, per inciso, è stato
dato fuoco veramente per non sprecare la bellezza del piano sequenza ripreso in
IMAX) è il modo del regista per sorridere all’idea che niente e nessuno potrà
mai fermare la forza del suo popolo. Le danze tribali, l’hip hop, la musica
blues che sta nascendo proprio nel momento in cui Sammie alza la sua voce al
cielo connettendosi con i suoi antenati, il disk jockey, il balletto classico e
moderno: una carrellata di pochi secondi che attraversa una storia che non avrà
mai fine, un connubio di musica, danza e canto che nessuna ingiustizia spezzerà
mai.
E proprio questo messaggio chiaro e mostrato magnificamente da Coogler si allaccia all’odio raziale presente come tema base del film con riferimenti storici. La discriminazione del popolo afroamericano viene mostrata fin da quando Smoke e Stack concludono la compravendita con Hogwood, un ricco bianco proprietario della segheria che quella sera diverrà il Club Juke. Il venditore si spazientisce alla prima domanda scomoda dei compratori, e subito li accusa di essere dei perditempo. Ma dopo un breve stallo con pistole puntate, i fratelli mostrano una quantità di banconote che fa scusare il venditore. Ed è proprio qui che si cerca di mettere le mani avanti tirando fuori il Ku Kux Klan che, a detta del bianco, non esisterebbe più. I nuovi proprietari della segheria possono allora star tranquilli e aprire il proprio locale. Ma uno spettatore attento sa bene che questo dialogo esiste per avvertire sullo sviluppo che sarà l’esatto opposto di quanto appena detto. Del resto in questo momento del film siamo ancora nella fase in cui tutto gira attorno ai soldi, e non c’è motivo di preoccuparsi visto che i Moore hanno sia soldi che potere.
I gemelli hanno anche una nomea, e sono per questo molto temuti in città. In un rapporto di amicizia-timore vengono presentati anche i coniugi cinesi Grace e Bo Chow (che si occuperanno del catering per la serata), i quali hanno il compito di inserire uno spazio multiculturale in un contesto che sarebbe altrimenti esclusivamente afroamericano. Stesso ruolo tocca alla bianca Mary, l’amore di Stack nonché figlia della donna che ha cresciuto i due fratelli rimasti soli da piccoli. A questo punto, ci viene anche presentato l’antagonista, ovvero il vampiro di origini irlandesi Remmick.
Questa mescolanza di culture serve a chiarire che ciò che viene fatto per soldi o per convinzioni porta sempre alla violenza e alla repressione dei diritti altrui. Se è pur vero che la base del film poggia sulla ben nota storia di un’America che ha maltrattato la comunità nera, schiavizzandola, uccidendola, privandola dei propri diritti, la scelta degli altri personaggi non è casuale, in particolare quella del capo dei vampiri. Quando a seguito della Grande Carestia Irlandese vi fu un’enorme ondata migratoria da parte degli irlandesi verso gli Stati Uniti, la scarsità di impiego nei settori non specializzati pose in conflitto proprio gli irlandesi americani e gli afroamericani, dando origine a eventi molto violenti come i New York Draft Riots. Anche l’esclusione degli irlandesi da parte dei bianchi stessi che li consideravano “non bianchi” viene rivisitato in un contesto di non appartenenza che tanto strugge Remmick, il cui scopo è ritrovare il suo popolo e creare un nuovo gruppo di gente di ogni etnia unita da un legame che va al di là della vita. Ma il sogno vampiresco di Remmick non può in realtà essere compiuto, perché queste creature sono morti che camminano, la cui anima è stata intrappolata per sempre dentro un corpo che un tempo apparteneva a loro. Ed è, purtroppo per loro, l’anima l’unica in grado di connettere gli esseri viventi attraverso l’amore. Annie ci mostra proprio questo nel momento più toccante del film, quello in cui fa promettere a Smoke che, qualora venisse morsa da un vampiro, lui dovrà trafiggere il suo cuore con un paletto per permetterle di ricongiungersi alla loro bambina morta prematuramente. Solo la morte può portare a una redenzione, né umani né vampiri sono esenti dal peccato, ma i primi con la loro mortalità hanno la possibilità di chiedere perdono e di ricongiungersi spiritualmente ai loro cari, i secondi sono condannati a “vivere” in una bugia eterna.
I vampiri nel folklore sono i non morti che necessitano di sangue per sopravvivere e le loro debolezze risiedono in due simboli religiosi (acqua santa e crocifisso), nell’aglio (usato da Annie che rappresenta la magia popolare Hoodoo), nella luce del sole e nel paletto nel cuore in grado di ucciderli. Queste caratteristiche rendono i vampiri gli antagonisti perfetti per Sinners poiché, nonostante anch’essi siano demoni, non hanno come scopo principale la tentazione degli uomini – che sono già bravissimi a cadere in tentazione senza l’aiuto dei vampiri –, né sono contrapposti direttamente a Dio (come il diavolo). Essi sono dei morti che di umano hanno mantenuto solo il corpo, sono peccatori come noi, hanno un volere e dei sentimenti che provengono da ciò che rimane della loro anima intrappolata. Devono essere invitati per entrare in un luogo privato e perciò i primi ad essere esclusi; per questo, vogliono unificare tutti gli esseri viventi trasformandoli in creature della notte. Promettono l’immortalità, mentono su quanto sia meglio restare giovani in eterno, sono convinti delle loro credenze e sono dunque uguali a ogni invasore di cui è piena la storia dal momento che, per ottenere ciò che vogliono, deve scorrere il sangue e il volere altrui deve essere cancellato.
La libertà della comunità afroamericana viene mostrata in una sola notte di perdizione, di tradimento, di non curanza delle regole. In contrapposizione con il lavoro nei campi, con la povertà e con un’esistenza in cui si cerca di non dare mai troppo nell’occhio, quell’unica notte rimarrà impressa nella memoria di chi resta vivo perché l’unica vera notte di libertà.
Si fa un breve riferimento anche ai nativi americani, scacciati dai due bianchi ignari di aver appena portato in casa loro un vampiro. Ma il lupo che è stato invitato all’interno sembra ai loro occhi da membri del Ku Klux Klan meno sconcertante di quegli indiani a cavallo che blaterano sulla pericolosità di un individuo ricoperto di sangue. Il che, ancora una volta, mostra come i pregiudizi e l’odio per il diverso sia radicato nell’essere umano.
I tre vampiri insieme sono i primi a recarsi nel locale, cercando di entrare mostrando il loro talento musicale e tutta la simpatia di cui sono capaci. Dopo il rifiuto di accoglienza da parte dei gemelli, Mary, spinta dalla curiosità verso quel gruppo di tre musicisti che sembrano capire la sua solitudine, andrà a cercarli per indagare sulle loro intenzioni. Ancora una volta torna l’importanza dell’oro che in questo caso affascina più delle banconote per il suo aspetto luccicante e nuovo agli occhi della ragazza, ma che porta sulla stessa via di sangue. Il vuoto che le persone sentono dentro non è mai colmabile con la ricchezza, pertanto ciò che viene offerto è un puro abbaglio, qualcosa che svanisce e perde valore nel tempo. Il vero carnefice, come si vedrà dalla seconda parte del film, è proprio l’amore, in grado di salvare o in alcuni casi di distruggere.
Tutto cambia in questo secondo tempo di Sinners, che si mostra nella sua forma più brutale lasciando spazio all’horror che prometteva di essere. La danza celtica di Remmick e dei suoi nuovi compagni affascina quanto le altre parti musicali del film, incanta nel richiamo di gioia che si fa trasportare dalla convinzione che il sogno di riunirsi al suo popolo avverrà grazie alla musica di Sammie. Non è un canto ammaliatore, non vuole sedurre né corrompere. È un canto liberatorio, di gioia per ciò che sta per accadere.
Quel locale appena nato è passato in poche ore dall’essere un luogo di ritrovo tanto desiderato a una prigione fino all’alba e ancora allo spazio chiuso del massacro. È proprio Grace, dopo aver visto suo marito vampirizzato e la promessa di Remmick di trasformare anche sua figlia, a invitare i non morti per porre fine a questa notte e cercare di salvare la sua bambina. Come detto, a volte l’amore uccide.
Alla fine dei conti, le due parole principali, odio e convinzioni, hanno lasciato dietro una scia di sangue che ha riguardato bianchi, neri, asiatici e vampiri. I vari personaggi attorno ai protagonisti hanno giocato ruoli fondamentali per la chiusura del film: Pearline, la donna sposata che tradisce per una notte il marito con Sammie, sarà la persona a cui il ragazzo dedicherà il nome del suo locale più avanti; Delta Slim si sacrifica per dare tempo agli altri di scappare, un atto generoso che non nasconde la stanchezza per una vita difficile ma piena; Hogwood, che si rivela alla fine essere il capo del Ku Klux Klan, offre dei soldi a Smoke chiedendo in cambio di risparmiarlo, ma viene fucilato dal protagonista che realizza quanto ciò che conta di più al mondo non sono i soldi e il potere ma la famiglia, e sceglie di seguire quell’immagine di Annie con la loro bambina.
In un salto nel tempo al 1992, abbiamo la conferma da parte di Stack vampiro e di Sammie anziano che sì, quella è stata la notte più bella delle loro vite. Ancora un piccolo flash mostra un giovane Sammie suonare la sua chitarra in Chiesa, e le parole di “This little light of mine” sembrano circoscrivere il momento in cui il ragazzo sancisce il suo patto col diavolo poco prima degli eventi, a cui segue la comparsa del serpente per confermare l’accordo – serpente ucciso dal cugino con un coltello proprio nella gola, in connessione con i canini vampireschi affondati da lì a poche ore nel collo dei presenti al locale.
Oltre ai vari simbolismi e alle radici storiche, Sinners è un’opera incredibile sul piano delle tecniche di ripresa, tanto che il doppio ruolo di Jordan ha portato all’invenzione dell’halo rig, un’attrezzatura circolare indossabile composta da 10 microcamere in grado di catturare le espressioni facciali dell’attore sotto diverse angolazioni. Grazie a questa nuova tecnica, le immagini registrate vengono poi sovrapposte all’attore con cui Jordan si interfacciava sul set, restituendo il risultato strabiliante che abbiamo visto negli scambi anche fisici tra Smoke e Stack.
Le riprese effettuate con l’halo, con le telecamere IMAX e con le Ultra Panavision dovevano risultare coerenti tra loro, altrimenti il risultato finale sarebbe stato straniante per lo spettatore. Anche in questo caso, Sinners è riuscito nell’intento grazie alla straordinaria fotografia di Autumn Durald Arkapaw, che ha reso il tutto non solo omogeneo ma degno di memoria: la lotta nell’acqua con gli straordinari colori del paesaggio poco prima del sorgere del sole, il piano sequenza che segue la figlia di Grace e poi la donna stessa in un’assolata mattinata a Clarksdale, l’interno del locale in cui vi è un altro eccezionale piano sequenza in IMAX.
Degni di nota anche i costumi molto accurati per l’epoca e per i vari personaggi, occasionalmente sgargianti – come i cappelli dei protagonisti – in simbiosi con i colori pastello del cielo, o fondamentali per far sembrare Smoke e Stack leggermente diversi; di un bianco candido per Annie ricongiunta alla sua bambina; elegante per Mary e Pearline, camicia e bretelle per Remmick, da musicista vissuto per Delta Slim.
Forse imperfetto, ma Sinners merita il successo ottenuto perché in grado di raccontare la storia dell’odio e della violenza per il “diverso” da più punti di vista, suggerendo che essa si ripete e che, seppur chi ne è protagonista sia convinto di essere nella ragione, non è mai così. Ha il merito di dare voce alla patria del blues, la città di Clarksdale la cui leggenda narra che nell’incrocio tra la Highway 49 e 61, la Crossroad, Robert Johnson vendette l’anima al diavolo per ottenere in cambio un enorme talento nel suonare la chitarra.
Infine, ha il merito di unire la storia, la musica, il genere cinematografico horror, la spiritualità cristiana e la magia hoodoo. Il tutto in un solo giorno, in soli 137 minuti. Chapeau.





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