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CINEGATTO: IL DIVIN CODINO

Disponibile su Netflix Il Divin Codino, film incentrato sulla vita del campione Roberto Baggio, nel suo percorso calcistico e privato.


Scheda Film



La storia della vita di Roberto Baggio, celebre calciatore italiano e dirigente sportivo, classe 1967. Un uomo che ha ispirato intere generazioni a giocare a calcio. 

IL DIVIN CODINO

Girare un biopic incentrato su un grande talento sportivo non è facile. Serve credibilità, attenzione e studio verso il personaggio in questione e verso i dettagli, perché i fan - più che in ogni altro caso - sono molto esigenti. E così Andrea Arcangeli, volto noto di Romulus, ha dovuto vestire i panni non solo di un atleta, ma di uno dei più grandi: Roberto Baggio. A complicare il tutto, c'è la grande umanità del calciatore, la sua storia di successi e di cadute, di risalite, di sconfitte e di vittorie. Un'altalena di emozioni con cui non è facile confrontarsi, soprattutto se il tutto deve essere racchiuso in 92 minuti di film. Ma la regista Letizia Lamartire e gli sceneggiatori Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo hanno avuto l'idea e il coraggio di focalizzarsi non solo su Baggio-uomo più che su Baggio-calciatore (nonostante i due siano praticamente inscindibili), ma di mostrare più le sconfitte che le vittorie. Perché alla fine, ciò che ci fortifica e ci fa crescere, non sono altro che le cadute. Quelle cadute che vanno di pari passo coi cambiamenti, con le scelte importanti, con il momento in cui la vita premia solo chi ha davvero il coraggio e la testardaggine di continuare, nonostante tutto. La passione per qualcosa è in ognuno di noi, ma avere il carattere per perseguire i propri sogni è un'altra storia. 



Roberto Baggio nella sua vita di cadute ne ha affrontate tante: operazioni, sbagli, infortuni. Ma ognuna di queste cose lo hanno portato a essere il campione che tutti conosciamo. Così come la consapevolezza di doversi avvicinare a un lato più spirituale di sé per poter migliorare l'uomo prima che il calciatore, è un fattore che nel film viene raccontato e su cui ci si sofferma a lungo. Il suo avvicinamento al buddismo è, infatti, descritto fin dal principio, e non copre una parte meno importante della carriera e della famiglia. Insieme ad Arcangeli vediamo sullo schermo anche Valentina Bellè nei panni della moglie del calciatore e Andrea Pennacchi che interpreta il padre. Quest'ultimo ha un ruolo fondamentale per la storia, sia filmica che non: grande tifoso di calcio, è anche grazie a lui che Roberto intraprende la sua carriera calcistica, sperando un giorno di rendere fiero suo padre. E ci riuscirà, perché non ci sono errori che possano competere con il talento. E Baggio ha dimostrato di averne in tantissime occasioni. 



Siamo abituati a vedere continuamente sul piccolo e grande schermo delle persone straordinarie, con una forza e un talento fuori dal comune. Ma non siamo abituati a soffermarci a pensare che anche loro sono esseri umani, proprio come noi. Tutti i loro sbagli vengono amplificati, non tenendo conto che ciò che ci viene mostrato è solo una minuscola parte della vita di una persona, che per quanto straordinaria possa essere, è umana. Persone con paure, che affrontano sacrifici e duri allenamenti, che hanno rinunciato quasi del tutto al concetto di privacy e che continuano la propria vita privata nonostante tutto questo. Facile parlare, molto più difficile esserci dentro. Per questo motivo ho apprezzato la scelta del focus su qualcosa di meno noto, meno scontato, che mostra in modo equo le ingiustizie venute dall'esterno ma anche dall'interno del protagonista. Perché non sempre tutto ciò che ci capita è colpa degli altri, a volte siamo anche noi a doverci fare qualche domanda. E così Baggio è un simbolo di cambiamento, di forza e di rinascita continua, di un uomo che non si arrende, nonostante le difficoltà incontrate si siano ripresentate più volte nel corso della vita. Ma ogni volta, è una sfida nuova, e a va affrontata.



Oltre al film - che dimostra di essere ben girato, ben concepito e anche ben recitato - abbiamo davanti un protagonista immenso, fedele alla maglia azzurra e alla sua famiglia, che è di grande ispirazione per tutti. E proprio una sua grande fan, nonché mente geniale de Il Salotto del Gatto Libraio, completa la recensione del film con un pensiero proprio sul suo reale, grande protagonista. 


 
PUNTO DI VISTA DI UNA TIFOSA...

Roberto Baggio, da sempre il mio idolo, non è stato il classico amore adolescenziale che prevedeva il tappezzare ogni angolo della cameretta con i suoi poster... oddio, diciamo che c'erano anche quelli, ma lui è stato soprattutto una figura sportiva da cui prendere esempio.
Qualsiasi sport è bello da vedere, ma se si è dei semplici tifosi è facile criticare un rigore sbagliato, una battuta mandata fuori o un canestro non realizzato. Quando si pratica uno sport, soprattutto a livello agonistico, sono tanti i fattori con cui un atleta si ritrova a scontrarsi: la lontananza da casa, un'ambiente nuovo, le difficoltà fisiche e mentali e, fatemelo dire, se sei debole di spirito e carattere è facile mollare.

Sarà stato il gioco di Pollyana o no, eppure ogni volta che ero lì lì per mollare, ogni volta che dovevo essere rioperata a quel crociato maledetto, pensavo a lui, a Roberto Baggio; un uomo che  nonostante le difficoltà, le critiche, gli infortuni è sempre andato avanti dando il tutto per tutto per lo sport che amava.
Vedere questo film non ha fatto altro che confermare la sua grandezza, e se dalla visione vi aspettate di trovare solo i suoi successi e le sue vincite, allora vi dico subito che ne rimarrete delusi. Perché qui si è voluto mettere in luce la grandezza di un uomo che ha saputo lottare fino alla fine della sua carriera con le unghie e con i denti.

Grazie Roby Baggio dalla tua tifosa per sempre, Sonia.
 






 

2 commenti

  1. Hanno voluto raccontare "l'uomo dietro al campione", come canta Diodato nella canzone :) Veramente un bel film!

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