Fumettilandia

Cinegatto

PAGINA 69 #27

Buon pomeriggio readers,
come tutti i giovedì è arrivato il momento di presentarvi l'autore ospite della pagina 69. Eccomi qui con, "Purple Cat" di Andrea Moretti.

Pagina 69

Se sei un autore emergente e vorresti anche tu il tuo spazio nella Pagina 69 pui inviarmi il tuo materiale a gattolibraio@libero.it

Autore Emergente se ti sei appena sintonizzato sul mio blog, il giovedì è dedicato a te quindi scegli come vuoi avere un po' di visibilità (segnalazione o pagina 69) e invia un email a gattolibraio@libero.it con il libro 

Sia per la pagina 69 che per la segnalazione dovrai inviarmi il seguente materiale:
- Libro da segnalare 
- Piccolo estratto a piacere del libro
- Biografia
- Foto autore/autrice o qualcosa che vi rappresenti

Avviso: Tutte le email sprovviste di questo materiale non saranno neanche prese in considerazione

Ricordo che la rubrica è stata ideata da Ornella di Peccati di Penna.

PURPLE CAT - ANDREA MORETTI

Genere: Raccolta di racconti con venature horror e noir, permeata da un forte senso di critica sociale e di riflessione cinica su temi contemporanei
Prezzo: € 9,90 
Editore: VJ edizioni Milano
Pagine: 150
Pubblicazione: 15 Aprile 2020

"Purple cat" è l'opera prima di Andrea Moretti, una raccolta di racconti dove emergono chiaramente le tematiche di questo autore, giovane, ma non inesperto, con un proprio stile che si sta forgiando. Il penultimo dei nove racconti presentati dall'autore ha il titolo che meglio sintetizza il senso di tutto il lavoro: Luce e ombra. Il mondo da sempre si dibatte fra queste due entità, che siano esse chiamate Bene e Male, Dio e Diavolo e, appunto Luce e Ombra. I protagonisti delle storie di Andrea Moretti si dibattono fra questi due stadi dell'Essere: non necessariamente divisi nettamente fra chi appartiene all'una e chi all'altra; all'interno di ciascuno di noi convivono entrambe le condizioni. Sta a noi saper far emergere la luce.

ESTRATTO

 


(Vi propongo qualche estratto)

“ Il silenzio della stanza gli instillava angoscia rispetto al futuro. Era come se in quel
rumore atono, e inspiegabilmente immobile, si annidasse un feto mostruoso che
andava inesorabilmente verso la distruzione. Per una ragione non molto diversa,
odiava i corridoi d'ospedale: vi regnava sempre la stessa perenne e inquietante
anomia; la stessa ansia stringente impressa nelle pareti; la stessa sensazione di pigro e
ineluttabile disfacimento, acuita dall’odore acre e ammorbante di detersivi e
disinfettanti”.

“Di solito, chi cerca l’orrore tenta sempre di scovarlo negli angoli più remoti e
nascosti della vita umana, quasi che questo viva abbarbicato in una qualche realtà
sotterranea, sfuggente, misteriosa, completamente lontana da ciò che conosciamo
comunemente. La verità è che spesso si trova proprio di fronte ai nostri occhi e,
proprio davanti ad essi, lasciamo che prolifichi, che si riproduca, che strisci fumoso
sui muri come una muffa insidiosa”.

“Quello che posso dire, però, è che in questi giorni sono giunto a una serie di
considerazioni che mi hanno fatto rivalutare la vita, così come la sto vivendo adesso.
Tutta quella filosofia che parlava di declino, di prolungamenti vuoti e insensati
dell’esistenza, forse non era poi tanto assurda. Vivere ancora per cosa? Per regalare il
mondo ai social, agli sciacalli, agli influencer, ai politici che mangiano sulle spalle di
chi soffre?”

“ In un attimo tutta l’Europa divenne come un deserto privo di identità. In giro non si
vedeva né si sentiva più nulla. Non c’era più musica, né una frase artistica scritta che
fosse di una canzone, di un libro, di una poesia. Le voci di Fitzgerald e Dostoevskij
erano affondate nel baratro, nel subconscio terribile che circondava l’oscurità​
dell'impero islamico; la musica eterea dei Pink Floyd, i versi lamentosi di Blowing in
the wind, sepolti per sempre in quel marasma roboante”.

“ In quel brulicare estenuante di ombre, le linee dubbiose del mondo si confondono
fracassanti: si sente, tutt’intorno, un rumore di ossa macinate. Le ombre s’infilano
dentro insidiose, in profondità, simili ad immagini nere che sussurrano ricordi
dimenticati d’infanzia, come un richiamo ancestrale che smuove le viscere dalla luce
azzurra e primeva delle stelle. Forse erano qui già prima che nascesse tutto, prima che
io mi scoprissi cosciente, innamorato; prima che mi portassero in questo luogo, e
ripensassi, tutti i giorni, a com'era fatta la vita quando ancora ne conoscevo i colori.”.

SARA BORTOLUZ


Nato a Roma il 20 aprile del 1990. Laureato magistrale in sociologia, con una tesi incentrata sulla relazione tra arte e mercato globale, sulla base delle suggestioni ermeneutiche dei filosofi della Scuola di Francoforte, continua a perseverare nella sua passione di scrivere, dedicando ogni giorno a quest’attività; e ritagliandosi, a questo scopo, del tempo anche nei periodi più impegnati. Al fine di affinare e impreziosire di esperienze questa sua passione, ha tenuto laboratori di scrittura creativa in alcune strutture detentive, come volontario in un’associazione culturale; ha svolto diversi mesi di collaborazione presso una testata giornalistica online, che si occupava di cinema e manifestazioni culturali; ha partecipato a diversi concorsi letterari, premi di
poesia nazionali e internazionali, eventi di reading, accompagnati da musica, piazzandosi spesso come finalista, e pubblicando racconti e poesie in svariate antologie. Svolti diversi lavori nel settore commerciale, ha collaborato per anni con l’associazione Arte e Cultura, nella quale si impegnava nell’organizzazione di spettacoli teatrali in qualità di attore e scrittore. Al momento, sta definendo il proprio percorso professionale nel complesso e imprevedibile mondo del precariato di cui vorrebbe, nei suoi scritti, narrarne le difficoltà, il declino e la decadenza sociali e
istituzionali, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni.  Laziale di origine, ma stabilitosi da tempo in Abruzzo, è un fervente divoratore di classici, di cui ama particolarmente i romanzi della tradizione giapponese – da Kawabata a Mishima – il decadentismo di Wilde e dei simbolisti francesi, e il realismo crudo e surrealista di Henry Miller.
Allora che cosa ve ne sembra? Vi ho incuriosito?


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