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#CREATIVITYBLOGGERWEEK - MASCHERE IN FESTA

Buongiorno readers,
eccoci con un altro appuntamento della carinissima Rubrica #CreativityBloggerWeek ideata dal blog Leggendo Romance in cui ogni mese, per una settimana, noi blogger scateneremo la nostra creatività per proporvi contenuti originali seguendo un tema prestabilito. Il tema di questo mese è dedicato al "Carnevale.


Colombina la messaggera cerca, cerca la Primavera
la più bella che ci sia me la voglio portare via.

Ecco qui che l’ha trovata, tutta bella incipriata
con le scarpe di cioccolata, Colombina vuol ballar.

È la sera di Carnevale, Colombina vuol ballare
e si fece accompagnare da un vecchio Barbablù
che saresti proprio tu.

Questa canzoncina veniva intonata appena si avvicinava il Carnevale, uno dei momenti più belli dell'anno, vent'anni fa infatti questa festa era molto più sentita di adesso. Pagliacci, pulcinelle, arlecchini, punk, conigli ecc scendevano tutti nelle piazze per mettersi in mostra e intraprendere delle vere e proprie guerre con i coriandoli. Ora purtroppo ti accorgi che è arrivato il Carnevale solo grazie alla frappe e alle castagnole. Sembra che non ci sia neanche più il tempo per mascherarsi e i pochi che lo fanno, abbandonano la fantasia e le maschere classiche, per supereroi o prodotti già pronti.

Facciamo quindi un tuffo nel passato, ve le ricordate le vere maschere tradizionali, quelle del meraviglioso mondo della Commedia e dell'Arte? Ecco allora che vi presento:
Arlecchino, Pantalone, Pulcinella, Brighella e Colombina.


COLOMBINA è una maschera del Veneto, nata a Venezia. L’unica maschera femminile ad imporsi in mezzo a tanti personaggi maschili è Colombina, briosa e furba servetta. E’ vivace, allegra e sapiente, civetta e furba, graziosa, bugiarda, maliziosa e pungente, spensierata, chiacchierina e parla veneziano. E’ molto affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e graziosa, Rosaura, e pur di renderla felice è disposta a combinare imbrogli su imbrogli. Con i padroni vecchi e brontoloni va poco d’accordo e schiaffeggia senza misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto. Indossa una cuffia e un vestito a fiori bianchi e blu che spiccano sulla gonna blu e sulle calze rosse. Sulla fibbia delle scarpe c’è un fiocchetto azzurro. Prende in giro le persone che le stanno vicino ed è portata a farsi beffe di loro. 

PULCINELLA è forse la maschera più antica del nostro paese. conosciuta ai tempi dei Romani e sparita con l’arrivo del Cristianesimo, la maschera di Pulcinella è risorta nel ’500 con la Commedia dell’Arte. Da allora questa maschera personifica virtù e vizi, del borghese napoletano, ma, accolto in tutta Europa ha assorbito  le caratteristiche nazionali: in Inghilterra è Punch, corsaro e donnaiolo; in Germania è Pulzinella e I-lanswurst cioè Giovanni Salsiccia; in Olanda è Tonelgeek; in Spagna è Don Christoval Polichinela. La maschera di Pulcinella si adatta ad ogni ruolo: padrone, servo, domestico, magistrato, ma in nessun caso atletico. Sobrio nei movimenti, lento, goffo e di poche parole, ma, quando parla, è sempre secco e mordente.

La maschera di ARLECCHINO proviene dalla Lombardia. E’ tra le maschere più famose. Nato a Bergamo, è molto conosciuto per il suo vestito di “cento” colori. Il suo vestito è così colorato perché, essendo povero, i suoi amici, in occasione del Carnevale, gli regalano dei pezzi di stoffa avanzati dai loro costumi, in modo che possa averne uno anche lui. Pare anche che la madre, poverissima, gli abbia cucito il vivace costume con stoffe di vari colori. Secondo un’altra versione, sembra che Arlecchino sia stato al servizio di un avarissimo speziale che lo vestiva con le toppe dei propri abiti sdruciti. Durante il periodo della Commedia dell’Arte, nella quale le Maschere Italiane raggiunsero un grande successo ed ebbero anche un pubblico europeo, gli attori che impersonavano Arlecchino, la trasformarono, conservando la maschera nera e il berretto bianco, sostituendo l’antico abito rappezzato con un elegante costume, nel quale le toppe dei tempi poveri sono vagamente ricordate da losanghe a colori alterni, ma ben disposte. Ha una maschera nera e una spatola di legno. E’ stravagante e scapestrato, ma pieno di astuzia e di coraggio. Soffre di una brutta malattia: la pigrizia.

BRIGHELLA è una maschera popolare bergamasca della commedia dell'arte. Deve il suo nome al suo carattere attaccabrighe, insolente e dispettoso.
È il migliore amico di Arlecchino: entrambi sono i servi della commedia dell'arte ed entrambi sono nati a Bergamo. Al contrario dell'amico, tuttavia, Brighella non fa solo il servo ma un'infinità di altri mestieri più o meno leciti, per cui si ritrova sempre in mezzo a svariati intrighi.
Elementi caratteristici principali del personaggio sono la prontezza e l'agilità della sua mente, che utilizza per escogitare inganni e trappole in cui far cadere il prossimo solo per il gusto di imbrogliare gli altri. È inoltre intrigante, molto furbo, senza scrupoli e un bugiardo capace di raccontare frottole con tale sicurezza e convinzione che è quasi impossibile distinguerle dalla verità. Inoltre è molto abile nel cantare, suonare e ballare.
Viene raffigurato con giacca e pantaloni decorati con galloni verdi; ha inoltre scarpe verdi con pompon neri. Il mantello è bianco con due strisce verdi mentre la maschera e il cappello sono neri.

PANTALONE è un ricco mercante veneziano, burbero e avaro. Il denaro e le ricchezze sono le sue uniche preoccupazioni, che lo rendono sospettoso nei confronti di tutto e di tutti.
Come tutti gli avari piange sempre miseria e fa patire la fame ai suoi servi. Non esita ad intromettersi in dispute e litigi che non lo riguardano, sputa sentenze per far sfoggio della sua autorevolezza e finisce puntualmente con l’avere la peggio.
Alcune volte è rappresentato scapolo, altre con moglie e figlia, la bella Rosaura, al cui servizio c’è la scaltra servetta Colombina.
Indossa calzamaglia e blusa rosse, con un mantello scuro e una maschera nera dal naso adunco, tutt’uno con il cappellino floscio e rosso. Un corto spadino e la borsa contenente i denari (la “scarsela”) completano il suo abbigliamento.

Nostalgia vero? Vi ricordate quanto era bello travestirsi da loro?
Ora invece per i più golosi, ho deciso di lasciare la ricetta dei bignè di San Giuseppe, dei dolci tipici romani di questo periodo.
BIGNÈ DI SAN GIUSEPPE



INGREDIENTI
  • 150 grammi di farina
  • 80 grammi di burro
  • 200 grammi di acqua
  • 4 uova
  • un pizzico di sale
  • 60 grammi di zucchero
PROCEDIMENTO

  • Far bollire acqua, burro e sale in una pentola non aderente quindi una volta arrivato a bollore spegnere la fiamma e versare, a pioggia e mescolando, la farina; accendere di nuovo la fiamma portandola ad una media intensità, rimettere la pentola sul fuoco e lasciar cuocere fino a quando l’impasto non inizia a staccarsi dai bordi quindi tenere sul fuoco a fiamma medio-bassa per un paio di minuti ancora.
  • Aggiungere le uova e lo zucchero dopo aver tolto la pentola dal fuoco e aver lasciato intiepidire per qualche minuto quindi mescolare per eliminare le bolle che si formano; togliere l’impasto dalla pentola, versarlo in una ciotola in alluminio e lasciarlo riposare per circa 30 minuti coperto con un panno di cotone.
  • Usando due cucchiai ricavare delle palline di impasto da friggere in abbondante olio di semi e da toccare il meno possibile le palline di pasta perché queste, a contatto con l’olio, inizieranno a gonfiarsi e a vivere di vita propria per cui se toccate potrebbero sgonfiarsi istantaneamente: lasciar dorare ogni pallina su entrambi i lati quindi scolarle su un foglio di carta assorbente.
  • Una volta raffreddati riempire i bigné con della crema pasticcera (la ricetta che uso io è questa), spolverare eventualmente con abbondante zucchero a velo o lasciare al naturale e servire.
Tempo di preparazione:1 ora 
 
Spero che anche questa puntata di #CREATIVITYBLOGGERWEEK vi sia piaciuto.




1 commento

  1. Wow Sonia! Mi hai fatto fare un salto indietro nel tempo!
    Io ero Arlecchino, di solito, o una streghetta :) Comunque un bellissimo post!

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