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CINEGATTO: GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberano il campo di concentramento di Auschwitz. Uno dei più grandi orrori dell’umanità è stato raccontato in ogni modo possibile, attraverso testimonianze, libri, film, affinché nessuno dimentichi cosa è capace di fare la follia e la cattiveria umana quando è guidata dall’odio. Anche il cinema ha dato il suo contributo per sensibilizzare e ricordare, con titoli intramontabili che toccano il cuore.

GIORNATA DELLA MEMORIA


 
Schindler’s List (1993). Diretto nel 1993 da Steven Spielberg, con protagonisti Liam Neeson, Ben Kingsley, Raplh Fiennes. Ispirata dall’omonimo romanzo di Thomas Keneally, il film conquistò 7 meritate statuette agli Oscar e fu inserito tra i migliori cento film statunitensi e di tutti i tempi. La missione di Oskar Schlinder, l’industriale tedesco che salvò migliaia di ebrei, è raccontata in un modo toccante e indimenticabile. Pensato e girato in bianco e nero, senza storyboard per evitare la spettacolarizzazione in favore di un aspetto quasi documentaristico, Schindler’s List è un capolavoro che viene a ragione proposto nelle scuole e in occasione di questa giornata. 


La vita è bella (1997). Roberto Benigni prova a vedere il mondo con gli occhi di un bambino, e lo fa nel momento più alto di crudeltà, per il suo bambino. La storia ha come protagonisti Guido, Dora e Giosuè che si ritrovano – separati – in un campo di concentramento. È impossibile per un padre dire la verità a un figlio, soprattutto quando così insensata. Guido, rimasto solo con Giosuè, decide di fargli credere che è tutto un gioco, che per non farsi eliminare è necessario essere molto furbi, altrimenti gli altri concorrenti e le guardie li scopriranno. Il film vincitore di tre Oscar è un susseguirsi di dolcezza che provoca colpi al cuore, perché non si riesce a digerire una cosa così tremenda. Eppure è storia, per quanto assurdo possa sembrare. La tragedia di Auschwitz come mai nessuno l’aveva vista prima. 


Il pianista (2002). Roman Polanski dirige il film tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Wladyslaw Szpilman. Il racconto del pianista ebreo Wladyslaw, sopravvissuto all’occupazione di Varsavia e al ghetto, è struggente. L’arte e la musica si ritrovano in contatto con l’orrore della guerra e, peggio, della follia umana. Il film vincitore di due Oscar, del David di Donatello e della Palma d’oro, contrappone la bellezza all’orrore, mostra la fine della tranquillità quotidiana che viene persa improvvisamente, in una spirale incomprensibile di orrore che avrà fine solo con la liberazione da parte dell’Armata Rossa. Ma come può, poi, essere tutto come prima?

 
Il bambino col pigiama a righe (2008). Diretto e sceneggiato da Mark Herman, basato sull’omonimo romanzo di John Boyne. Questa volta siamo dall’altra parte, poiché il protagonista è un bambino tedesco di nome Bruno, totalmente immerso nella mentalità del suo paese, ma non per questo condizionato. Incontra Shmuel, bambino ebreo rinchiuso in un campo di concentramento, con il quale è separato soltanto da un filo spinato. Il dialogo e la conoscenza è alla base di questo film, porta a un’amicizia e alla consapevolezza che non tutto ciò che ci viene raccontato è vero. Bisogna imparare, ascoltare, guardare, conoscere e, con la nostra testa, giudicare dove si trova la verità e adeguare le nostre azioni.

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