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LE ACCHIAPPAVIP: FABRIZIO APOLLONI


Oggi ospitiamo nel nostro salotto un attore di cinema, tv e teatro, doppiatore e ottimo cantante. Lo abbiamo visto ne La dottoressa Giò, La Squadra, Carabinieri 5, Un matrimonio di Pupi Avati, Don Matteo 9, Cuore sacro di Ozpetek, e ascoltato nel doppiaggio del film d’animazione Disney Mulan. Di chi stiamo parlando? Di Fabrizio Apolloni! Il consiglio è di leggere proprio tutto, fino alla fine, perché Fabrizio è anche un ottimo cuoco e … non diciamo altro, buona lettura!

LE ACCHIAPPAVIP... FABRIZIO APOLLONI





Teatro, cinema, televisione e doppiaggio. Com’è nata la tua passione per la recitazione e come l’hai coltivata nel percorso che ti ha portato a essere l’artista che sei oggi?   
Ho sempre voluto fare quello che faccio oggi. È stato difficile arrivarci, ho fatto molti lavori pur di mantenermi, con la sola recitazione non riuscivo. Ma rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. I sacrifici sono la parte più formativa di un percorso di crescita. Se vuoi crescere non puoi esimerti dal sacrificio. È un appuntamento inevitabile.

Quale copione o storia o film o evento al di fuori dello spettacolo ti viene in mente per primo legato a una svolta che ti ha fatto “maturare” artisticamente?     
Molti anni fa mettemmo in scena “Il piccolo Principe” con la regia di Claudio Boccacini. Fu un evento magico. A fine spettacolo il pubblico veniva nei camerini commosso, qualcuno si asciugava le lacrime e tutti ringraziavano. All’epoca non avevo ancora compreso il grande potere evocativo di un testo e di come la catarsi potesse provocare un tale turbamento. Quello fu il momento in cui capii che avevo una grande responsabilità.

Hai lavorato con Ozpetek, Vanzina, Proia, solo per citarne alcuni. Da bambino immagino guardavi i film e sognavi ad occhi aperti di far parte di questo mondo, o meglio, avere la possibilità di esprimere il tuo talento. Sogno pienamente realizzato direi.    
Non mi sento realizzato, vivo il mio lavoro come se fossi un artigiano, felice di fare ogni giorno il mio lavoro. A dire il vero non ho mai smesso di sognare, credo che la creatività sia figlia dell’immaginazione e il sogno è un immaginazione onirica, alimenta il desiderio di fare, di costruire, di realizzare. 

Quali differenze ci sono tra la recitazione in teatro, in televisione, al cinema e l’interpretazione in sala doppiaggio?    
Le differenze sono molte. Ma sono differenze di tipo tecnico. Mi spiego meglio: ipotizziamo che tu voglia navigare in mare, puoi farlo con un pattino, un gommone o un motoscafo o con qualsiasi altro mezzo galleggi. A seconda del mezzo che userai dovrai adottare delle tecniche diverse. Non puoi remare col motoscafo, cosi come non puoi andare veloce con il pattino. Ma qualunque mezzo userai dovrai conoscere le regole del mare. Così è per la recitazione, devi essere prima di tutto un bravo attore, conoscere i tuoi registri e, poi, puoi cimentarti con varie tecniche. Ma sempre “per mare andiamo”.

Presto ti sentiremo al cinema nel nuovo film di Matteo Garrone, Pinocchio. Parlaci della tua esperienza da doppiatore e del tuo personaggio.    
È stata una grande fortuna vincere il provino per dare la voce in inglese al maestro di Pinocchio. Matteo Garrone è un regista geniale ed è un privilegio sapere che quando all’estero vedranno il film uno dei personaggi ha la mia voce. Mi rende felice. Di più non posso dirti, nonostante tutti noi conosciamo la favola di pinocchio, credo che questa sarà una versione straordinaria.

Ci sono anche due nuovi progetti molto importanti, uno sotto la regia di Giulio Base e un altro per la Rai, in una fiction dedicata a Rita Levi Montalcini. Puoi dirci qualcosa?     
A giorni inizierò le riprese del nuovo film di Giulio Base, io farò una piccola incursione amichevole nel film. I protagonisti sono tutti ragazzi di 17 anni. Posso dirti che la sceneggiatura è davvero bella, e sono sicuro che Giulio avrà un grande successo con questo film. Per quanto concerne la fiction dedicata alla Professoressa Rita Levi Montalcini, non posso dirti molto, se non che verrà raccontata una parte della sua vita intorno al 1996, anno in cui prese il Nobel.

Spostiamoci per un momento dal tuo lavoro, nonché passione più grande. Quali sono i tuoi interessi al di fuori dell’attore?    
Amo cucinare, ma anche mangiare! (ride) Mi diverto a scolpire e dipingere, ma non ho nessuna velleità, è solo un passatempo. Amo gli animali. Ho 5 figli pelosi. Il cane Leo e 4 gatti: Berto, Lino, Lilli e Tina.
 
Ho avuto il piacere di constatare di persona che hai una particolare profondità e sensibilità verso l’arte, soprattutto nel cogliere una chiave di lettura nascosta tra le righe o i frame. Penso però che questo sia frutto di una predisposizione personale e di tanto lavoro su sé stessi, il più delle volte obbligato da un mondo che non è come vorremmo. Come fa l’arte a sopravvivere – e non solo lei, ma chi ha un’anima simile alla nostra – in un mondo il più delle volte crudo, bizzarro, folle? L’arte è un rifugio o una cura?    
L’arte non può morire, è parte della vita di ogni essere umano. Non possiamo vivere senza l’arte. Prova a immaginare un mondo senza musica, senza racconti, senza danza senza la scultura o la pittura. Impossibile, non si potrebbe vivere! l’arte allevia i dolori di un’esistenza, aiuta a capire a comprendere. È il ponte che collega noi al divino. Si può essere più o meno sensibili, ma non ci si può impedire di meravigliarsi di fronte alla bellezza di un capolavoro.

Tre segreti per vivere bene, con il sorriso negli occhi come ce l’hai tu? 
  
Ama te stesso, circondati di persone che ami, e ridi, ridi di tutto… il resto verrà da se.
 
Chiudiamo con leggerezza: so che sei un ottimo cuoco! Consigli una ricetta tra le tue top ai nostri amici del Gatto Libraio? Proverò anche io a replicarla!      Ohh! Questa è la parte più interessante! Vediamo … suggerisco un piatto veloce da mangiare con gli amici.

Paccheri con cavoletti di Bruxelles e alici di Cetara.
(ma vanno bene anche le alici del supermercato, l’importante è stare assieme)
Bollite i cavoletti di Bruxelles (5 o 7 a persona) facendo attenzione a non cuocerli troppo.
A fine cottura scolate i cavoletti e trattenete l’acqua di cottura in una tazza.
Tagliate in 4 spicchi tutti i cavoletti. In una padella capiente mettete Olio EVO e 3 spicchi d’aglio schiacciati insieme ad una punta di peperoncino e le alici (3 alici a persona). Fate soffriggere il tutto avendo cura di far sciogliere le alici nell’olio. Ora aggiungete gli spicchi dei cavoletti di Bruxelles. Fate saltare tutto e aggiungete sale Q.B. 
Rosolate leggermente i cavoletti e mettete un po’ di acqua di cottura che avevamo messo da parte, schiacciate qualche cavoletto con una forchetta in modo da creare una cremina.
Scolate i paccheri e saltateli nella padella. Aggiungete un po’ di pecorino e parmigiano reggiano. Per chi ama il piccante, consiglio una pizzico di peperoncino in polvere alla fine. Un piatto semplice e gustoso. Da accompagnare con un vino bianco.

FABRIZIO APOLLONI


Nato e cresciuto a Roma, dove ha studiato recitazione e canto prima presso la Scuola Teatro 23 e successivamente canto con il Maestro Albin Konopka e la Vocal coach Lee Colber. Ha seguito vari seminari di acting con Dominic De Fazio (membro onorario del Actor Studio's) e recentemente con Ivana Chubbuk, seminari di scrittura con John Truby (22 Steps) e con Christopher Wogler (The Heros Journey). Ha poi ottenuto i Master in Gestione dell'Impresa Audiovisiva ed in Gestione del Diritto D'Autore.

Come attore ha fatto parte del cast fisso de La dottoressa Giò (prima e seconda serie) e a una puntata in fiction di successo di Rai 1 come Don Matteo 9, Che Dio Ci Aiuti 3, Come fai sbagli.

Come doppiatore è stato la voce di Ling in Mulan e Mulan II, la voce di Zenzy (Gingy) l'omino Pan di Zenzero in Shrek e Shrek 2, Shrek 3 e Shrek 4D.

Ha inoltre collaborato con Siena Festival (2001), Taormina Arte (2009), MHZ Network Worldview -Washington DC. (2010-2012), Le Regine di Antonello Aglioti per Rai5 (2011) e come aiuto regia di Lina Wertmuller nel seminario dedicato a Vitaliano Brancati.


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